Oggi è dì Pasqua, e tanti augurii a' miei Morresi, poichè sono a parlar di loro.

A' quali morresi non basta esser detti di Morra, e si sono aggiunti un titolo di nobiltà, e si chiamano degli Irpini. La discendenza, come vedete, è assai rispettabile, e gli è come dire: antichi quanto gl'Irpini.

A Morra corre un motto, nato non si sa come, nè quando, ma esso pure di rispettabile origine, perchè nella mia fanciullezza lo trovai già antico in bocca ai nonni e alle nonne. E il motto è questo: Napoli è Napoli, e Morra passa tutto. Altri poi, esagerando più, vi mettono una variante, e dicono: Che Napoli e Napoli? Morra passa tutto.

Questa boria locale annunzia già che la virtù principale di quegli abitanti non è la modestia. Ma un po' di vanità non guasta, anzi dà buoni frutti, quando ci sia dentro una lega d'orgoglio. E il primo frutto è questo che ti rende affezionato al tuo paese, sicchè tu non debba dire a viso basso: sono di Morra. Poi, un morrese mette una specie di civetteria a ben comparire lui e a far ben comparire il paese. E indossa gli abiti nuovi il dì di festa, e sa far bene gli onori di casa all'ospite, ama una certa decenza di forme, e se non è ancora gentile, non lo puoi dire grossolano. Raro è che un morrese sia avaro, anzi spende volentieri, e lo stesso gusto hanno gli amministratori del comune. Hanno voluto che a Morra ci si vada in carrozza, e hanno costruita la Via Nuova, che costa un occhio. Hanno voluto ancora rettificare e rinnovare le strade interne, e darsi il lusso de' lampioni; sicchè Morra di sera è un bello vedere, massime chi lo guardi da lungi e d'allo alto, come fec'io venendo di Guardia. E hanno pensato anche a' morti, e Morra ha oggi il suo bel camposanto. Tutto questo ha costato una bella moneta, che ha fatto un po' mormorare i rigidi custodi dell'antica parsimonia, ma oggi la spesa è fatta, e di Morra così com'è sono contenti tutti.

Cosa era Morra in antico, nessuno sa[73]. E mi pare che quando si pretende a gloriose origini, la vanità avrebbe dovuto avere un po' di cura a conservare quelle memorie. Una vaga tradizione accenna alla presenza di Annibale in quella parte, che vi avrebbe edificato un campo militare, occupato poi da' Romani, e divenuto Morra. Il fatto è che Morra non ha storia. E ciò che ha potuto essere, non si può concetturare che dalla sua topografia.

Il nocciolo di Morra è il monte delle Croci, o il Calvario, o anche della passione, ch'è una vera via crucis, dove gli abitanti nella settimana santa andavano a celebrarvi i Misteri. A pie' del monte era l'antico cimitero, il quale con esso il monte formava il così detto territorio sacro, chiamato anche la costa, a cui si contrappongono i Piani, che è quanto dire la pianura.

Dal cimitero partono due strade, di cui l'una non è che il prolungamento della costa, con case sparse a dritta e a manca, l'altra un po' più a destra e là dove la costa è più inclinata, e scende e scende sempre.

La prima sembra un braccio della costa, insino a che si eleva e forma una bella altura o collina, sulla quale torreggia il castello, o come dicono, il palazzo del principe, che poco starà a divenire un granaio e un fenile. Il palazzo è immenso verso la piccolezza del paese, e doveva essere in illo tempore esso tutto Morra, aggiuntovi quel piccolo spazio, che a sinistra ha casa De Sanctis[74], a dritta casa De Paola, e in mezzo la chiesa, grande anch'essa e con una bella piazza innanzi. La strada, correndo diritta e piana e ampia innanzi al palazzo, come per rendere omaggio al signore del luogo, tutt'a un tratto si restringe, si abbassa, e corre rapida verso giù a formare una gentile stradetta, chiamata Dietro Corte, sulla quale guarda casa De Sanctis e dopo di aver formata una gran piazza, precipita giù.

Dietro Corte! Sicchè quello spazio, che domina, doveva essere Corte anch'esso, dimora de' vassalli e servitori, di Corte, un bell'onore in verità per i miei antenati!

A questo braccio della costa, su cui sorge l'antico Morra, corre parallela l'altra strada, che andando sempre in giù mena al Feudo, il vasto territorio del principe. Scendendo, si arresta sul principio due o tre volte, e forma brevi pianure o piazze, quasi a riposarsi e a pigliar nuova lena alla discesa.