Come vedete, don Camillo è uno de' caratteri più originali della provincia e più degni di studio. E la sua originalità è in questo che la natura l'ha fatto curvilineo e centrifugo, e gliene ha lasciato il segno su quella faccia bruna, dagli occhi incerti e dal mezzo riso. Sicchè non ti è facile indovinarlo o pigliarlo, salvo che non lo tenga un tratto pel ciuffo. Quale sia l'arte di tenerlo pel ciuffo, parecchi si vantano di saperlo. Per me, ci perdo il latino, e non fu buono neppure ad alzare verso di me quegli occhi bassi.
Dato un don Camillo così e così, il problema era sciolto. Non potevo avere molta illusione sul suo concorso.
Mentre stavo così fantasticando, sentii martellare il portone di casa con forza e con fretta. Erano i reduci di Andretta.
Abbracciai Aniello[81]. E cominciarono le strette di mano, e il che fu e l'io fui.
In cucina, in cucina. E si fece un gran fuoco, e si scaldavano e raccontavano.
E raccontavano i vari accidenti dell'andata. I signori di Morra avevano divisi i contadini in vari gruppi, e ciascuno s'era fatto capo di un gruppo. Il mattino di buonissima ora, sotto una pioggia a secchie, eccoli intorno a riunire ciascuno il suo gruppo, e non ci fu ragione, nè scusa, tutti dovettero marciare. Erano apparecchiate alcune carrozze, e i signori vi ficcarono i contadini o troppo cagionevoli o troppo gravi d'età, ed essi a cavallo, chiusi ne' mantelli. Attraversarono Guardia, acclamando, svegliando quella buona gente, e giunsero in Andretta a ora, fradici di acqua, ma contenti, acclamanti e acclamati. Il guaio era pe' rimasti a piedi. E costoro, pigliando la via dritta e breve, si gittarono alla valle dell'Isca, attraversarono i torrenti, scalarono le alture, dando il grido nelle cascine, raccogliendo per via elettori, e muli e asini, quanti potevano, e giunsero anche a ora tra risa e applausi. La pioggia aveva messo là l'eguaglianza tra contadini e signori, anzi vedevi con rara abnegazione qualche signore a piedi e qualche contadino a cavallo. Fu visto giungere a corsa trafelato, bagnato come un pulcino, un contadino più che settuagenario. Dove vai?—Vado a votare per De Sanctis. Fu visto Marino, fabbro e capo di tutto quel moto, giungere ultimo, quando fu sicuro che tutti erano lì, inzaccherato fino al ginocchio, e grondante acqua, cappello e mantello, che pareva un cencio tolto pesolo dal bucato.
E tutti gli occhi si volsero a Marino, che se ne stava lì accanto al foco, umile in tanta gloria, un personcino asciutto, tutto nervi e muscoli, tempra di acciaio, allegro e simpatico compagnone, primo ne' piaceri dell'ozio e primo nella serietà del lavoro.
Date un bicchiere di vino a questa gente. E fu preso di quel vecchio e generoso. Vino molto vantato del cugino Aniello. È vino di peso e di qualità, denso troppo, che fa nodo nella gola e non si può tutto ingoiare in una volta, e la gente ci stava su con gli occhi, quasi che in fondo al bicchiere vedessero l'innamorata. Zia Teresa[82] contava sospirando i bicchieri che si votavano.
Ci fu un intervallo di silenzio. Poi, come in fondo al bicchiere trovassero i pensieri e le parole, la lingua si fece più sciolta e si venne a' sarcasmi.
—Il presidente questa volta non era così cocciuto. Aveva bocca a riso, e lingua di mele, e non cavillava, c'incoraggiava.