Si noti però che, in questa ricostruzione, il critico non abbandona mai l'indipendenza del suo giudizio, e non si lascia sorprendere come rattrappito nell'àmbito di nessuna forma artistica, per quanto si voglia meravigliosa e perfetta. Il De Sanctis sentì primo e più vivamente d'ogni altro, che il rinnovamento delle basi scientifiche della coltura preparava l'avvento del naturalismo nell'arte, e che pur questo sarebbe stato avanzato alla sua volta da un'arte più fina, in cui si ricongiungessero insieme questi due inscindibili processi, per cui lo spirito umano tende ognora a scoprire nella realtà della vita le leggi ideali del pensiero. Il suo motto fu quello di Michele Montaigne: naturaliser l'art, artialiser la nature. Lotta terribile per l'incarnazione di una nuova e più perfetta formola artistica, a cui uno spirito privilegiato consacra, tra ansie e trepidazioni infinite, lo splendore e la maturità della sua intelligenza, perchè questo grande ideale trovi la sua espressione più concreta e perfetta, e pur quest'umile parte d'Italia sia assunta alfine nei regni della grande arte.

Chiunque ritorni, come dopo lunga peregrinazione, a rinfrescare i ricordi dei suoi studî più diletti nell'onda avvivatrice e fresca del pensiero del De Sanctis obliandosi in esso, sente quasi sempre vagare il suo spirito sugli abissi di un mondo nuovo e ancora inesplorato. A ciascuna di quelle sue frasi brevi e scultorie gli si apre la visione di un orizzonte interminabile, su cui l'intelletto del maestro dispiega come aquila il potente suo volo, per tutte scoprirne colle immense poderose volate gl'intricati avvolgimenti. Quando la parola vacilla e quasi par che non regga sotto il peso del grave pensiero, egli martella la visione di questo mondo sublime dell'inconoscibile con incisi più potenti, per sprigionarne sprazzi di luce vivida e rapida, come quella della folgore.

La critica, su cui dominò sovrano il genio di Francesco De Sanctis, non ha nulla di comune con quell'arte più modesta, che siam soliti di gratificare di questo nome, e che vive e si oblìa nelle più umili regioni della storia e dell'arte, della politica e della realtà della vita. Il suo regno è ampio come quello dei venti, la sua meta inaccessibile e pericolosa come quella degli abissi inesplorati e profondi. Essa è fatta di genialità, ed è temprata nelle analisi più precise e nelle sintesi più audaci e comprensive. E, se non evita, certo non si compiace della dipintura e ricerca minuziosa dei difetti e dei mali, dietro cui si muovono affaticati e stanchi i più modesti operai del sapere.

Nel regno della critica, Francesco De Sanctis ha conquistato il posto, che spetta soltanto agli scopritori di mondi nuovi.

Altri paesi ed altre nazioni aspettano ancora, come una rivelazione dell'avvenire, il metodo critico, che Francesco De Sanctis ha inaugurato e reso perfetto. Per noi Italiani esso è ormai una felice realtà e una promessa sicura di bene, se sapremo accoglierne e svolgerne i presaghi ammonimenti.

Enrico Cocchia


[DE SANCTIS E LA POLITICA]