DELLO SCRITTORE ITALIANO
Avendo meco stesso considerato questa materia dello italiano scrittore con quella gravità che il mio intelletto mi consentiva, tale e tanta ella venne ad allargarmisi per mano, ch'io la conobbi argomento di nobilissimo volume. Di vero nessuno speri vedere il tempo della messe, se quello della seminatura non preceda; ora, in questo verno apparente del mondo, spetta allo scrittore ammannire la lieta stagione; imperciocchè a cui bene intende nel gennaio sta la ragione del luglio. Volendo pertanto fare cosa profittevole, non era dato conseguire lo scopo mettendo fuori lo scritto a brani, e ad intervalli di tempo non brevi; chè il nesso dei raziocinii si smarriva, e forte correva pericolo di comparire avventata, e peggio una proposizione disgiunta dalle sue premesse, la quale, unita a quelle, i lettori avrebbero accolta come naturale; forse anco necessaria. Cessiamo per queste cause la pubblicazione della opera in frammenti, e ci riserbiamo a farla tutta di un tratto, parendo a noi, che i tempi desiderino di questa maniera libri. Gli anni crescono, la libertà diventa adulta, e gli uomini dei liberi istituti stannosi sempre al pappo e ai dindi: perchè poi altri giudichi se come sembra a noi il libro meriti uscire alla luce, porremo in termini stringatissimi gli argomenti, che abbiamo preso a discorrere.
Come, ed a che fine le scienze fisiche si abbiano a studiare; quali vantaggi ne attenda la Patria: sapere in parte è ritrovare, ma oggimai non possiamo più perdere, nè rinnovamento di barbarie vuolsi temere.
La economia politica, ora fa pochi anni negletta, oggi massimo assunto di scienza: il fine della vita umana è la ricerca del meglio: non si può contrastare, che i garbugli piacciano ai malestanti, donde deriva nei prudenti la necessità di torne via le cause. Lo scopo delle rivoluzioni comparisce ordinariamente moltiplice, ma in fondo ci si agita sempre l'interesse; massime ai giorni nostri: si dimostra la materia. La Francia nel sovvertimento degli ordini politici nel 1848, ebbe in mira mutare gli economici; riuscita a male la prova, oggi s'industria, dacchè forza non valse, venirne a capo con la pazienza. Il debito pubblico fa l'ufficio di vincolo estremo, che tiene uniti gli Stati decrepiti, essendo ogni altro legame caduto in pezzi. Della indifferenza dei popoli agl'istituti liberali qualora gli sperimentino inetti a fruttare copia maggiore di beni. Incapacità su tale proposito degli uomini di Stato, e non italiani soltanto. Dimostrazione del come il dispotismo non possa partorire altro che danni.
Paure di governi artatamente esagerate: nel moto consiste la vita; ogni secolo si trova sospinto da speciale corrente, cui contrastare è temerario e vano, provvedere che proceda ordinata, prudente ed utile: secolo oggi va composto di 10 anni.
Le scienze economiche tollerano meno delle altre i parabolani, e sono quelle dove ne occorrono più. Le teorie come e quanto ingannino: errori intorno al debito pubblico: errori su la libertà del commercio.
Sventura massima della facilità di sbagliare non solo nella economia politica, bensì in tutte le scienze le quali si versano sul reggimento degli Stati, donde avviene che le riforme non giovino, anzi nuocano. Si discorrono alcuni errori circa alla libertà della educazione, e circa la libertà della stampa; ancora degli errori su l'autorità dittatoria, e su la magistratura immutabile. Come siensi provati i giudici la più parte avversi ai liberi istituti, e perchè. Digressione intorno alla qualità delle leggi, alla condizione dei tempi, ed all'ufficio in che abbiamo veduto spesso adoperata la legge. Errore rispetto al modo di esercitare il suffragio universale, ed errore anco più grave, intorno alla efficacia e potenza di quello.
In che cosa consista la pratica dei negozii, e quale possa meritamente appellarsi uomo pratico.
Scopi delle scienze economiche rispetto al governo dei popoli sono questi: giungere in virtù di legge a far sì, che i pesi nei bacini della bilancia pareggino, o di troppo non differiscano, o con perpetua altalena si alternino; poichè la somma dei beni a tutti non basta, voglionci istituti, che da un lato promuovano la parsimonia, dall'altro agevolino l'acquisto. Lusso, flagello economico e morale dei popoli: i buoni costumi rimediano meglio alla ulcera del lusso; le buone leggi rimediano meglio alla difficoltà di acquistare. Esempii di leggi a questo fine adattate, e di altre no.