Dallo avvicendarsi uffici benevoli, dai soccorsi scambievoli, dalla corrispondenza degli affetti, dalla comunione del riso, e più da quella del pianto, dalla vita insomma per quanto n'è concesso unificata nasce la sostanza della quale si alimentano gli amori perenni.
Dalla necessità di ben governare il censo avito, o di procacciarlo se manca, da quella di allevare, nudrire, educare ed incamminare i figliuoli, stringere parentadi, coltivare le clientele, gratificare le amistanze, versarsi insomma entro ogni maniera di negozii domestici oltre a disporre la tua mente a ben considerare le cose, l'arricchisce del senso pratico senza del quale le teorie o non giovano, o le provi fratte da scavezzartici il collo. E di questo hai a persuaderti, che chi governa bene la famiglia, riuscirà eziandio ottimamente ad amministrare i pubblici negozii; e col trattato del governo della buona famiglia di Agnolo Pandolfini, o di Lionbattista Alberti che sia, ti capiterà di mostrarti più atto al maneggio della repubblica, che non co' dogmi di Aristotele, o co' ghiribizzi di Platone.
Se abbondano in te la tenerezza e la fantasia, la famiglia ti farà poeta nuovo, ed invece di logorare l'estro a raccontarci amori, su i quali per quanto Venere piova dallo aperto cinto grazie immortali, ella non può impedire che dalla materia surgano, e nella materia si spengano, dirai le gioie e gli affanni dei casti talami, della cuna e della bara de' figliuoli, i riti, le solennità, le feste, e tutto quello infine che nella famiglia si accende, e per istarvi celato non tramanda meno il benefico calore dintorno. Poche di queste poesie abbiamo noi, e dell'egregie pochissime. Gl'indiani ne posseggono in copia, e le donne vi si mostrano, e non poteva essere altrimenti, valentissime; degl'inglesi, degli americani e dei tedeschi non si parla nemmeno: or come noi ne patiamo scarsezza? Arduo spiegarlo, ma di queste tre cose una n'è colpa di certo, o manco di affetto svaporato nella tremenda vanità, o natura vinta dal costume d'imitare poetando anzichè significare quello che detta dentro l'amore, o difficoltà dello idioma nostro, che eletto sopra ogni altro mai senza molto studio non risponde al pensiero amico e franco: ma di questo più largamente altrove.
Se all'opposto soverchiano in te la meditazione e il calcolo, la famiglia ti somministrerà larghissimo argomento a studii di economia, di agricoltura, di architettura, di ammaestramento (base suprema e trascurata troppo della famiglia del pari, che della società), e delle discipline molteplici che ci mettono capo. Se sai, e se vuoi, gli studii domestici ti vestiranno di tutte arme così, che uscendo di casa potrai esercitarti nei certami dei Parlamenti e dei carichi pubblici senza pure avere bisogno di abbassare la visiera, od allacciarti un fermaglio. I cittadini si fanno in casa; operano in città.
Distratto in tanti e tanto gravi negozii il letterato nostro riuscirà senza dubbio meno fecondo: che monta questo? Morire in cento tomi può talora giovare a cui scrive, ma il fatto prova che nuoce sempre a chi legge. I nostri vecchi, cessate le faccende fuori di casa, quelle di dentro messe in sesto, riducevansi nello scrittoio, e quivi dopo molta considerazione aggiungevano quattro fili o sei alla trama che ordivano durante la intera loro vita; scarse in numero le opere, ma gemme della patria letteratura. Quante volte fece, disfece, e rifece poi quel benedetto Bernardo Davanzati le sue pagine! Però le ridusse a perfezione, nè per molta industria tu ci adoperassi sopra sapresti o torre, o apporre, o migliorare periodo; e dirimpetto alla sterile fecondità moderna, che cosa sono i due volumi del Giannotti, il volume del Gelli, o quello del Soderini, o l'altro del Vettori, le storie del Segni, il trattato del Cavalcanti, anzi le stesse scritture del Macchiavello e del Guicciardino, se ne sceveri quelle che spettano a negozii pubblici, e dettate per ragione di officio? I diamanti si lavorano sottilmente con lungo studio, su i macigni si tira giù la mazza quanto portano i bracci. Nulla importa agli uomini possedere di molti libri; a bruciarne cinque sesti sarebbe tanto guadagno; preme invece moltissimo averli buoni.
E tutto questo forse nello spirito di taluni varrà a cancellare le ragioni esposte sul principio del capitolo, e persuaderli a torre moglie: e ciò veramente per ora non si vorrebbe. Ci hanno periodi più o meno lunghi nella vita dei popoli nei quali bisogna con ogni partito richiamare la perduta virtù, ed anco la primitiva ferocia. Niccolò Macchiavello parlò distesamente della necessità di ricondurre di tratto in tratto gli Stati ai loro principii a fine di preservarli dalla corruzione; questo è da intendersi ai loro contrarii, e così spiegata la sentenza si accomoda agli Stati ugualmente bene che alla famiglia, ai popoli che agl'individui. Ora siccome lo scopo non pure degli scritti e dei pensieri, bensì fino dei palpiti dell'uomo ha da essere il bene della Patria, in tale stremo ogni dipersione di energia vuolsi riprendere come quasi delitto. E non direbbe la verità colui il quale negasse gli affetti per la moglie e pei figli nulla potere sul cuore dell'uomo. Il cacciatore quando ha messo le mani addosso al leoncello già tiene il leone, e Tiberio la pensava come il cacciatore rispetto ai figliuoli di coloro ch'ei disegnava a morire. Saul, quel sì acerbo cuore, rimpiange di essere padre, però che se nol fosse già si sarebbe tra i nemici ferri scagliato da gran tempo, e avria già tronco la vita orribile che viveva; e gli affetti di padre e di marito pur troppo inviliscono i petti umani, e li dissuadono dai proponimenti feroci. Chi fra i moderni dotato di natura gentile reggerebbe alla donna sua, amata del pari che venerata, di alta stirpe discesa, per alti sensi famosa, farglisi incontra col figlio in braccio, unico frutto di santissimo amore, su la soglia della porta donde si sorte al campo nemico, e dopo averlo salutato co' nomi
Di padre, madre, fratello e marito,
scongiurarlo a non varcarla, e starsi seco? Tra i moderni non mi sovviene alcuno, e tra gli antichi Ettore solo; per la quale cosa anco dopo tanta onda di secolo la sua fama, comecchè vinto, con altre poche siffatte costituisce lo scarso patrimonio della dignità umana, mentre la fama del vincitore lusinga unicamente l'orgoglio del luogo che gli fu patria. Conchiudesi giovare anzichè nuocere le sollecitudini e gli affetti di famiglia così allo incremento come allo esercizio delle facoltà intellettuali, e quelli doversi ricercare e contrarre; a tempi ordinarii però: negli altri poi dove le necessità patrie t'impongano stare sempre parato a mettere in isbaraglio la vita, sarà prudente astenercene. Nello intelletto dello schiavo, che anela a rompere le dolenti e vergognose catene, non può capire altro pensiero che non sia libertà.
V.
Forte pertanto il letterato e civile deve esercitarsi in forte e nobile palestra; le parole dalla sua bocca hanno da scoccare come dardi dall'arco e ferire acutissime le male pesti che più da vicino travagliano l'umano consorzio; di fatti si abbia in mente sempre, che principale fra le imprese di Apollo fu saettare il Pitone. Ora le male pesti vedemmo secondo i tempi varie, però quantunque diverse non disgiunte mai dalla viltà; qui dunque importa rivolgere massimamente la parola acuita, qui le magnanime ire.