Non importava che costoro volassero, bastava andassero di passo. I Tedeschi ci hanno rotto la guerra, o noi l'abbiamo rotta a loro. Dov'è il ministro dai vanti superbi, dove sono i suoi figli? La Toscana lo sa.

Ma questo poco importa. Quello che importa si è che i popoli avevano un concetto certo. I governi anch'essi lo avevano certo. I Sicofanti, gli svelti, gli eterni trecconi delle rivoluzioni si cacciarono in mezzo per imbrogliare.

Questi si fanno chiamare moderati, fingendo temperare gl'impeti del popolo e dei principi: in sostanza — libidinosi d'imperio senza possederne la capacità, vani di fama che si sentono disperati acquistare gentile, sopra tutto stretti dal bisogno o dalla cupidigia di possedere dovizie, si cacciano in mezzo per convertire la cosa pubblica in bottega di vanità o di pecunia. A loro poco, anzi nulla importa che vada in fiamme il mondo, purchè riescano a raccogliere qualche tizzo per riscaldarsi le mani intirizzite: — del cuore non parliamo, — essi non hanno cuore. Qualunque governo prevalga si studieranno sempre rimanere a galla; quando vi riuscissero considerateli come gavitelli che indicano i luoghi, dove giacciono le àncore: essi sopra una bugiarda superficie di Libertà ammoniscono che quivi sotto covano sempre e infamia, e viltà, e menzogna, e servaggio.

Il popolo intendeva dovesse essere Italia unita così che formasse stato solo sotto principe solo.

Questo non talentava a nessun principe; essi voleano rimanere come stavano; e proclamarono confederazione.

I Moderati eccoli entrare fra mezzo, e inventare la parola Unione. Giani dalla doppia faccia; ai popoli susurrano con una bocca dentro un orecchio: — siamo intesi; tutti vogliamo la Unità, ma a poco per volta; la Confederazione è un mezzo termine, una cosa transitoria per avviarci alla Unità; — ai principi con l'altra bocca mormorano nell'orecchio: — state fermi, egli è l'uragano dello Atlantico; ammainate le vele, mettetevi in panna; nel suo passaggio vi romperà qualche albero, vi strapperà il sartiame; col tempo e sartie e alberi voi rifarete più belli.

Il popolo intendeva essere la Italia Indipendente, cosicchè non un solo Tedesco rimanesse in Italia. I principi all'opposto per Indipendenza tenevano essere liberi dallo aspetto, non già dal patrocinio imperante dell'Austria. I Moderati si posero tra mezzo a immaginare la Guardia Civica; e dire al popolo: «ecco, tu hai le armi, con queste difendi i tuoi diritti e la tua patria;» e ai principi: «imponete a questa milizia per capi uomini provati per lunga servitù, o uomini inetti e tristi, falsi liberali, nostri amici, che noi vi garantiamo per capacissimi e dispostissimi a sostenervi; vinceteli con qualche carezza; non fanno mestieri le incantagioni di Circe per renderli vostri; già più che mezzo tramutati essi sono... Istituitela per modo che al generoso faccia imbarazzo il vano, o il tristo. I pochi prestanti stringete con la organizzazione come dentro pastoie di ferro. Poi andate a casa della Paura; è nostra amica anch'essa; v'insegneremo la strada; le scriveremo commendatizie per voi perchè vi presti uno spauracchio terribile che non ha forme e le assume tutte, vero Proteo della Paura; — ora ha sembianza d'incendio, ora di saccheggio, ora di stupro, ora di sacrilegio, ora di strage cittadina, — e dopo avere agghiacciato le anime di terrore, irridendo va via a guisa di tristo fanciullo, che si diletta spaventare per burla; — questo spauracchio ha nome ORDINE.»

Ahimè! madama Roland condotta al patibolo, inchinatasi davanti alla statua della Libertà, esclamava: — O Libertà, quanti mai delitti vengono commessi nel tuo nome santissimo! — A uguale ragione noi possiamo gridare: O Ordine, quante infamie, quante turpitudini, quanta tirannide si esercitano con lo spauracchio del tuo nome!

L'ordine sovente salva la Libertà, più sovente assai la perde. E qui tra noi — fin qui — parve la camicia insanguinata di Cesare scossa da Marco Antonio davanti agli occhi del popolo romano, onde perpetuargli la servitù.

Così noi abbiamo armi, ma non per la Libertà; — abbiamo armi, ma non per la Indipendenza.