A me scrittore accadde essere testimone di un caso, che chiedo licenza di raccontare per edificazione delle anime buone. Convitato da personaggio che andava per la maggiore a certa sua veglia proprio coi fiocchi, ecco di repente comparirmi davanti una coppia di giovani, uno femmina, di salute potentissima e di bellezza, che venuta dal Brasile pareva avesse portato buona parte del tropico nel seno copioso; il suo colore era di olio lampante; gli occhi, le palpebre, i sopraccigli, e i capelli, neri lustri come bitume giudaico; nelle labbra tumide, semiaperte, e accese aveva il polso, e ci si vedeva battere; l'altro maschio, inglese e biondo fulvo come incoronato di sole; marino alle vesti e più alle sembianze; altro di singolare io non conobbi in lui, se togli l'irrequieto sospingere e ritrarre del piè sinistro, il quale rammentava l'onda che lambendo la riva ti ammonisce come da un punto all'altro può divenire cavallone, epperò ti badi. Ad un tratto scoppia la musica come la frusta del Diavolo; dove sono iti i miei giovani? Velli! velli! paiono comete, che scapigliate imperversino di giù di su a scavezzacollo nel firmamento; questo urtano e fannolo girare come vecchio arcolaio, quell'altro pestano sopra gl'incliti lupini, e cacciano via con la gamba levata soffiando in un canto; un terzo scaraventano a dare di picchio con le spalle nel muro; cotesto è un remolino, un mulinello, un vero turbinío; bada davanti! ed essi pur sempre avvolgevansi, volavano, ora apparivano, ora sparivano, naufraghi per mezzo ad un mare di piacere: non udivano nè vedevano più nulla; uno nella bocca dell'altro spingeva l'anelito grosso e fumoso: braccia aggroppate a braccia, dita incatricchiate a dita, capelli neri framessi a capelli fulvi, seno sopra seno palpitante:
«Ellera abbarbicata mai non fue
Ad alber sì come l'orribil fiera
Per le altrui membra avviticchiò le sue.
Poi si appiccar come di calda cera
Fossero stati, e mischiar lor colore,
Nè l'un nè l'altro già parea qual era.»[4]
Ormai taceva l'orchestra, e quanti erano quivi danzatori per bene avevano già depositato con le consuete clausole notarili, voleva dire civili, nelle mani dei rispettivi babbi, mamme, o mariti, le rispettabili compagne loro: già l'onda della limonea più che mezzo aveva spento i discreti ardori, e cotesti due insatanassati giravano, giravano da sbrizzarne in minuzzoli, finchè all'ultimo ansimando trafelati cascarono di sfascio giù sur un lettuccio. Quello, che i babbi, le mamme, e i mariti convenuti là dentro pensassero, io non lo posso sapere, chè nei cervelli loro non ci entrai: in quanto a me, tutte le mie considerazioni, che non furono poche, andarono a mettere capo in questo proverbio contadinesco, il quale allora mi parve vangelo:
«Tre nebbie fanno una pioggia,
Tre piogge una fiumana,