«Cacciato non da noi, ma dalle sue fallaci promesse e dai fatti arcani e dai vincoli di sangue che l'uniscono all'Austriaco, Leopoldo di Lorena non intende il Popolo nè l'Italia. Toscani, mostriamo ad esso che la Libertà, l'Ordine, le Leggi non s'incarnano in un uomo, non riposano sopra una volontà. Il Principe può andarsene, ma il Popolo rimane, e con esso il sentimento della propria dignità e de' suoi diritti. Col Principe adunque gli errori del passato, con noi le salde speranze di un riposato futuro, la gloria del combattuto presente.

«I Martiri di Curtatone, il fiore più eletto della giovine Toscana non debbono essere caduti indarno. Se non giovarono alla causa dei Principi, essi tuttavia rimangono sacri a quella più schietta de' Popoli. Percossi in terra tornata a servitù, attendono che la Toscana con sapiente ardimento raccolga il frutto del loro sacrifizio. Fortifichiamo i nostri liberi ordinamenti politici, acciocchè l'Europa li rispetti e vegga in essi la unanime volontà di un Popolo al quale tutte le classi hanno diritto e debito di appartenere, il saldo proposito di una Nazione ridesta. Imperocchè le Potenze non si attentano di combattere i Popoli che vegliano concordi, ma sì quelli che, divisi in fazioni, guastano il concetto nazionale. Ricordiamo che la guerra civile è il più valido aiuto alla oppressione straniera, che i Potenti la soffiano, che i Principi la incitano. Essa è la loro arma, quindi non può esser mai quella dei Popoli.

«E poichè la veneranda Roma, scossa la vergogna secolare, impaura i nostri eterni nemici col supremo grido di libertà, e li fa maravigliare del suo senno; adoperiamoci per metterci in grado di partecipare all'ineffabile amplesso. Affrettiamo senza esorbitanza l'adempimento delle nostre promesse; smessa ogni gara di Municipio, le città sorelle della Toscana aiutino la impresa, e stretti in una benedetta comunanza d'interessi e d'intendimenti, vegga il nimico d'Italia che i Popoli non si vincono quando fra essi riescono ad intendersi.

«Firenze 15 febbraio 1849.»

Il Governo Provvisorio attendeva a chiamare la gioventù alle armi; i Circoli, nello scopo di soverchiare il Governo, ecco si recano in mano questo mezzo di forza per adoperarlo contro me, o piuttosto a vantaggio dei loro disegni. Una cosa essi promettono, un'altra ne fanno: danno ad intendere, a cui ci voleva credere, avere decretato spedire in Provincia Commissarii onde prestare opera vantaggiosa al Governo in questo negozio, per cui ottengono che il Ministro dello Interno lasci stampare sul Giornale Ufficiale una specie di avviso concepito così: «Il Circolo del Popolo di Firenze, nelle gravi circostanze nelle quali è costituita la Patria, ha decretato inviarsi in tutte le Provincie dei Commissarii muniti di apposita credenziale per organizzare Circoli, per eccitare lo spirito pubblico, per promuovere il più generale armamento delle popolazioni in difesa della Patria. Restano perciò invitati tutti i buoni cittadini di accoglierli ed aiutarli nella sacra loro missione.» — (Monitore, 17 febbraio 1849.)

E per inspirare maggiore fiducia al Governo scopertamente si affaticano a questo ufficio: «Ieri il Circolo del Popolo teneva una pubblica seduta in Piazza, sotto alla Loggia de' Lanzi, ad oggetto di eccitare questa popolazione ad accorrere in gran numero alla difesa della Patria, facendosi inscrivere nei ruoli dei Volontarii aperti a quest'uopo dal Governo Provvisorio toscano. Un numero considerevole di cittadini assisteva all'adunanza ec.» — (Supplem. al Nazionale, 17 febbraio 1849.)

Ma il Giornale che si annunziava Monitore del Circolo di Firenze, se poi gradito banditore o mal gradito io non so, il segreto fine subito dopo palesava: «La pronta Unione con Roma fu argomento principale, anche ieri sera, alla discussione nel Circolo. E questa volta fu coronato da un voto. Il Circolo decise, a unanimità, di spedire 25 Commissarii, cinque per compartimento dello Stato Provvisorio, per invitare tutti i Circoli, corpi morali e Guardie Nazionali ad esprimere i voti, o mandare deputati a Firenze, per chiedere al Governo Provvisorio la solenne dichiarazione di unirsi a Roma.» — (Popolano, 17 febbraio 1849.)

Per questi indizii, e più per gli avvisi tanto ufficiali come amichevoli, io ottimamente comprendeva quale bufera stesse per iscoppiare. Con molta industria, di lunga mano, si erano indettati i Circoli provinciali col Circolo fiorentino d'inviare a Firenze, pel giorno 18 di febbraio, gente più accesa in forma di Deputazioni, affinchè forzassero il Governo a dichiarare la Repubblica.

«Circolo politico popolare di Barga.

«Cittadino.