«Ieri mattina giunse in Firenze una numerosa Deputazione dei Circoli di Livorno, con bandiere, cartelli e berretto rosso. Alle ore due ebbe luogo un banchetto pubblico sotto gli Ufizii, dato dal Circolo popolare ai Livornesi, ed ai Volontarii che sono inscritti per difendere la Patria. Alle ore sei, il Niccolini di Roma, Presidente del Circolo popolare, proclamò la Repubblica sotto la Loggia dell'Orgagna a nome del Popolo Fiorentino. Sulla sera fu piantato l'Albero della Libertà sulla Piazza del Popolo. — Nella sera suonavano a distesa tutte le campane delle chiese, e si sparavano fucili in segno di gioia. — Il Governo Provvisorio non ha preso parte alcuna, almeno ostensibilmente, a questi diversi atti. — In tanta incertezza di avvenimenti ed in tanto pericolo, noi non possiamo far altro che raccomandare a chi tiene il Governo di provvedere alla sicurezza pubblica, ed a tutti gli onesti cittadini di adoperarsi per mantenere l'ordine nella città.»[414]

Il Popolano del 19 febbraio accusa il Governo di frode, quasi le promesse fatte ieri non volesse più mantenere oggi:

«Oggi noi pubblichiamo un documento e un articolo intorno ad un fatto che forse, fra qualche anno, a chi non ha la chiave che schiude i misteri di Stato, apparirà enigma indecifrabile.

«L'articolo che togliamo dalla Costituente Italiana è lo esatto ragguaglio di quanto ieri accadeva sulla Piazza del Popolo di Firenze e dentro il Palazzo della Signoria.

«Il documento è un Proclama che va sfornito di taluni adempimenti di voti nostri e del Popolo, di cui cotesti fatti eran promessa, di cui le misure iniziate dal Governo eran garanzia, ma va per altro arricchito da una grata e lieta novella, cosicchè lo acquisto per l'una parte compensa la mancanza che appare dall'altro lato.

«Mancanza è, e per la Costituente (giornale) e per noi, la proclamazione definitiva della Unione Repubblicana, che il Governo aveva detto di rimettere allo indomani (cioè oggi), affinchè avesse luogo con quella solennità e in quello apparato di forza che esige un atto nazionale.» (Sono parole della Costituente.)

«Acquisto prezioso si è la certezza pervenuta nel corso della notte al Governo, che stolta e infame invenzione del traditore De Laugier era la nuova starsi pronti 20,000 Piemontesi ad invader la Toscana, per riporre l'ultimo Leopoldo sopra un trono cui volontariamente egli aveva rinunciato fuggendo e lasciando senza timone la nave sdrucita dello Stato.

«I Piemontesi protestavano solennemente contro la taccia che dar gli voleva l'uomo del 29 maggio di satelliti di tirannia, di degeneri Italiani, di uomini che per passività di obbedienza fosser pronti a mostrarsi fratricidi; e insanguinare la sacra terra d'Italia di italiano sangue. I Piemontesi protestavano, giammai voler porre ostacolo al riordinamento della Toscana, e intendere lasciarla libera di reggersi secondo la forma politica che più fosse per piacerle: volerci Toscani fratelli e compagni nella guerra contro il comune nemico — l'Austriaco: ma giammai volerci nemici e combattenti sovra limiti di provincia che un dì o l'altro debbono esser totalmente remossi, per dar luogo ad un solo e potente Stato: — la Italia Una e Repubblicana.

«Ed altra notizia, ella pure aggraditissima e inaspettata, era lo appoggio e l'amicizia di una grande e formidabile potenza, alla cui ombra è oggi lecito alla Repubblica della Italia Centrale il metter salde radici e con minor precipitazione che non li avvenimenti minacciati dall'imminente avvenire ci facessero ieri parere indispensabile.

«In grazia di tali rassicuranti novelle, noi consentiamo a subire in santa pace quella specie (ci si perdoni la inconvenienza della espressione) di giuoco di bussolotti accaduto fra ieri ed oggi nel Palazzo della Signoria.