A questa Protesta accenna il Dispaccio del Ministro della Guerra, al Governatore di Portoferraio, del 16 febbraio 1849. «Pervenuta a questo Ministero per l'organo del Maggiore Orselli Comandante il Battaglione che trovasi ora in cotesta Città, una Protesta di cotesti Ufficiali, che fa loro onore, il Ministero medesimo non può che esternare su di ciò la piena sua soddisfazione, scorgendo in essa quei sentimenti che non possono andar disgiunti da chi apprezza la Patria, l'onore, ed i voleri di un Governo eletto dalla pluralità dei voti di un Popolo.»[479]

Sessanta soldati soli partirono dalla Elba, e sessanta tumultuarono a Livorno. Qui il Popolo gli arrestò. Lo Stato Maggiore del presidio di questa Piazza protestò devozione al Paese rappresentato allora dal Governo Provvisorio. Sopra gli altri il maggiore Pescetti, che non rifiniva di persuadere i soldati, com'essi non avessero a badare tanto in là, e dovessero difendere con tutta l'anima da qualunque invasione straniera la Patria, che gli nudrisce e paga durante la vita intera, perchè col braccio la proteggano un giorno. — (Monitore, 15 febbraio 1849.)

A Lucca, tranne pochissimi, soldati e Ufficiali si mostrarono pronti di obbedire al concetto di mantenere il Paese quieto dentro, difeso fuori, fino al resultato del voto universale; e invece di aspettare insinuazioni o abbisognarne, mandavano agli altri proclami per trasfondere in essi lo ardore dal quale, a sentirli, si dicevano animati.

La Linea senza riguardi voleva la Repubblica:

«Fratelli d'Italia!

«Non seconda è la Linea a quei sentimenti che Veliti e Granatieri hanno mostrato alla Nazione; essa pure sente nel cuore l'alto disimpegno che l'è affidato, sente gli affetti di Patria, l'idea sacra della Libertà. Il traviamento di pochi, che ogni sforzo all'opera non omesso a ricondurli al giusto e perfetto sentiero (sic), non sia per dare idea di corruzione nel totale.

«Pronta ed avida di far mostra di sè al mantenimento dei diritti sociali, alla difesa della Libertà e della Indipendenza d'Italia, anela quel momento di stringere la mano d'unione al Popolo, per nuovamente combattere il comune nemico, quando chiami la tromba all'onorato appello.

«Sì, Fratelli! giura altamente esser con voi e con le altre milizie, nella brama che la Patria risorga, e vendicare quei valorosi che un dì pugnando morivano sui campi lombardi.

«Viva il Governo Provvisorio toscano! Viva la Repubblica Romana ec. ec. ec.

«Livorno, 15 febbraio 1849.