«La Linea.»

Più rimessi i Granatieri, pubblicavano parole portentose a dimostrare la gran voglia che provavano di farsi fare a pezzi, pei fini di che avverte lo stupendo loro Proclama,

«Livornesi!

«Alcuni soldati, dimentichi di sè stessi, ignari del proprio dovere, a scherno di noi tutti, tentarono la fuga, e corse voce per ogni via di Livorno, essere dei Granatieri; ma, siccome galleggiano in seno al mare le navi, così l'innocenza più leggiera galleggia sopra l'infamia e i delitti.[480] Vi supplichiamo a disprezzare e non credere i retrogradi che amano porre discordie fra il Popolo e i Soldati.

«No, non vogliamo che rida su di noi lo straniero, non vogliamo che le Armi Fraterne, intente alla difesa della Patria, brandiscano contro i petti nostri, ma anzi l'impeto del nostro furore le faccia sfavillare nella gente nemica allorquando pugneremo a fronte i diritti della bella Penisola, e la tanto sospirata Libertà. (sic.)

«Livornesi! ogni cittadino è soldato; or dunque facciamo di noi salda catena, la quale sarà di cilicio al barbaro Croato che tenterà spezzarla.

«Sì, giuriamo tutti sul tricolore Vessillo, di farci fare in brani pria che vederlo sventolare in mani tedesche. Fratelli! scordate quei detti pestiferi vomitati da Vipere velenose, amanti di discordia fra noi, la rovina di tutta l'Italia; è loro che fuggitivi (sic) vogliamo che sentano il peso di quella pena quale si deve ai Traditori di Patria. Uniamoci, e la vittoria è certa.

«Viva il Governo Provvisorio! Viva l'Italiana Indipendenza! Viva l'Unione.

«S. B. — I Granatieri.»

Le Guardie di Finanza (e fecero bene, e le lodai allora di Palazzo, e torno a lodarle adesso di prigione) accorsero spontanee a tenere in rispetto Empoli che sembrava volere rinnuovare il guasto della odiata strada a vapore.[481] Nè mancarono i Veliti, chè anzi primi fino dal 12 febbraio, non contentandosi di favellare ai soldati Toscani, si rivolsero a tutti quelli d'Italia, e loro dicevano.... Ma sarà meglio ch'eglino stessi i proprii concetti manifestino: