Adesso esamino se le milizie laugeriane potessero essere per opera mia corrotte, o spaventate da me. Le milizie dopo le rotte sogliono rilassare la disciplina; questo noi vedemmo accadere anche negli eserciti incliti per militari ordinamenti, come a mo' di esempio quelli di Napoleone; le nostre milizie, dicasi con rammarico, non avevano mai avuto il pregio della disciplina, e per maggiore stroppio erano state vinte. Non è mio studio trattare qui dei modi di comporre ed istruire lo esercito in Toscana; basti dire, ch'eglino erano tali, da produrre effetti pessimi, e li partorirono. Gli Ufficiali disprezzavano i soldati a un punto, e temevano; i soldati avevano a vile gli Ufficiali, e gli odiavano; non fu spettacolo capace di rassodare la disciplina davvero la mutua detrazione. Il Generale Laugier, preso da impeto, coperse di obbrobrio a Valleggio gli Ufficiali, al cospetto dei soldati. Per avventura poteva avere ragione di concepire amarezza inestimabile contro gl'imbelli, ma si ha da confessare eziandio, che il modo tenuto tagliò alla radice la disciplina. Cotesti Ufficiali non potevano più durare al comando. Non importa che io dica come occorressero nobili eccezioni, e non poche, e queste al confronto quanto da un lato facevano risaltare la bontà dei soldati virtuosi, così dall'altro svelavano come il male fosse profondo pur troppo. Che cosa, di rovina in rovina, diventasse il nostro esercito sarà bello tacere, imperciocchè dopo la vergogna vediamo avanzare una strage nefandissima dalla quale il pensiero inorridito rifugge.[487] Io narrai come la massima parte dei soldati raccolti in Castello di San Giovanni Battista, indifferente ad ogni sentimento, urlasse: «Vogliamo andarcene! La massa! La massa!» La soldatesca laugeriana, uguale in tutto a questa, non aveva in bocca gridi diversi.
Nello scritto che ho citato sopra, impresso nel Risorgimento, egli stesso, il Generale Laugier, dichiara che nel 16 febbraio: «aumentava la diserzione e la indisciplina nelle truppe; mancava il danaro per pagarle.» Più oltre: «Moltissimi ordini di previdenze militari non sono eseguiti.» Ancora: «Truppe e cavalli non avevano preso nutrimento; compagnie senza cappotto; mancano fieno e biada; cavalleggieri privi di portamantelli. — A Montemagno ordino strattagemmi guerreschi, che non furono eseguiti con diversi pretesti.» — «Le truppe, egli aggiunge, erano piene di entusiasmo, non però quelli, fra queste, che temevano di pericolare il proprio sostentamento, e famiglia.» A cui coteste parole accennassero, di lieve si comprende, imperciocchè i soldati semplici non abbiano famiglia, nè il soldo loro sia tale da farli paurosi di perderlo. Convoca gli Uffiziali e propone loro o ritirarsi in Piemonte, o far testa a Fosdinovo: rigettano l'uno e l'altro partito; vogliono capitolare. — A un tratto gli giunge notizia del campo di Porta in piena rivolta; — «ai soldati essere stato assicurato (egli continua) averli io traditi, e fuggito in Piemonte. Gli esorto a ricondursi all'ordine, e seguirmi a Fosdinovo, ma rifiutano ostinatamente gridando: A casa! La paga! La massa! — Il Colonnello Reghini e molti Ufficiali assistevano impassibili a quella brutalissima scena. Coloro stessi che io reputai più fidi, mi avevano abbandonato. Volli che il Commissario di Guerra Pozzi mi mostrasse la cassa; negava: la pretesi; costretto, aprì; eranvi poche centinaia di lire; l'obbligai a consegnarle al Capitano Traditi, e ne feci ricevuta. — Ordinai all'artiglieria, alla cavalleria, ai buoni soldati, seguirmi a Fosdinovo. Gli Uffiziali non mossero. — Cercai coloro che formavano parte del mio Quartiere Generale, ed avevano oggetti per me necessarii, che avevo loro affidati al momento della partenza: non potei mai trovarli! — Mi fermai all'Avenza con la speranza di vedermi, se non altro, raggiunto da quelli che mi avevano le mille volte giurato non volere la loro dalla mia sorte dividere, o almeno restituirmi quello che avevo loro affidato. Inutile!»
Riuscirebbe difficile, per non dire impossibile, ritrarre con tinte più scure la indisciplina soldatesca, nè questa poteva essere opera del momento, sibbene derivata da origine remota; e come si vede, poco, anzi nulla, desumeva da opinioni politiche, ma tutto da voglia di ridursi a poltroneggiare a casa co' danari della massa. Nè dicasi che questo portento di disordine nascesse dal mio Proclama del 22 febbraio 1849, però che óstino due ragioni, una più forte dell'altra; la prima, perchè cotesto Proclama non fu impresso, nè pubblicato; la seconda, perchè innanzi che io muovessi da Lucca, De Laugier, deliberato a partirsi, mandava l'ultimo addio ai Popoli della Versilia. E queste mi paiono ragioni, che anche dall'Accusa si potrebbero capire.
I soldati toscani un po' per colpa dei successi, e moltissimo per quella degli uomini, erano ormai ridotti a tale, che, qualunque mutamento in loro accadesse, non poteva essere che in meglio. Don Mariano D'Ayala, personaggio di quella rettitudine che tutto il mondo sa, si dimise dal Ministero della Guerra, sgomento di riuscire a condurre la milizia a termine ragionevole di disciplina.[488] Quello che il Generale D'Apice ne pensasse, può ricavarsi da questi brevi cenni, contenuti nella lettera del 27 febbraio 1849, pubblicata nei Documenti dell'Accusa a pag. 72: — «Alla mia entrata in Massa, vi trovai il Caos; ed ho dovuto mandare le truppe di Laugier ad organizzarsi altrove, per dopo richiamarle. — Una compagnia italiana dovei spedire a Firenze, per evitare la dissoluzione di quel corpo, conseguenza della indisciplina della truppa, della quale io non ho colpa. — Gli Uffiziali del mio Stato Maggiore sono animati del migliore spirito, e pieni di zelo e di attività. Cosa farà la truppa? Lo ignoro.»
Il Ministro della Guerra, Colonnello Tommi, malgrado i suoi sforzi lodevolissimi, non venne a capo di nulla; ond'è che giustamente commosso, uscì col seguente Ordine del Giorno, che ben dimostra quale e quanta fosse la disperazione del male, atteso i rimedii gagliardi, ch'egli si proponeva adoperare:
«Uffiziali, Sotto-Uffiziali, Soldati!
«La giustizia non può sostenere più a lungo la indisciplina che disfà l'armata. Ogni mite consiglio, ogni mezzano temperamento sarebbe una ingiuria alla Patria, che versa in tanto rischio, da esigere come dal cittadino ogni sagrifizio estremo, così dal soldato ogni prova più estrema di valore. Nè il valore può essere disgiunto dall'ordine, che solo costituisce la forza degli eserciti; e l'ordine è calpestato da voi. Fiacchezza nei comandi, ribellione nelle compagnie, soldati faziosi, inobbedienti, disertori; ecco il miserando spettacolo che la Toscana ha dinanzi ogni giorno. E la Toscana non può soffrirlo, noi non vogliamo, voi nol dovete, ove pensiate uno istante alla ignominia vostra e del vostro Paese. Su dunque, sentite per voi stessi una volta riverenza di uomo, ed amore di soldato; e trattenete con contegno migliore la mano della Giustizia, che pende inesorabile sopra di voi. Noi l'amministreremo senza pietà, poichè la pietà sarebbe così per voi estrema rovina, come per noi incancellabile vergogna.»
Se non che a guasto antico male si ripara con parole; e le minaccie, e i rigori stessi, tornano inefficaci nella estrema corruzione; sicchè il meglio è disfare, ed a questo partito penso che si sieno attenuti; ma tanto basti allo increscioso argomento di dimostrare come le milizie del Generale Laugier e le toscane tutte fossero di per sè e da gran tempo corrotte.
Prima però che io mi parta dallo ingrato soggetto promosso dalla suprema indiscretezza dell'Accusa, e da me assunto per necessità di difesa, abbiano meritata lode i generosi soldati che si mostrarono degni di fortuna, non di causa migliore; — con grato animo io la profferisco loro, e desidero ch'essi non l'abbiano meno accetta, perchè venga dalla parte di un prigioniero.