Apparisce chiaro del pari, che non per me il Generale De Laugier fosse costretto ad allontanarsi. Due vie egli aveva per riuscire alla impresa: o una forza irresistibile e materiale, o un consenso universale di Popolo. Per la prima aveva mestieri del soccorso piemontese, per la seconda no. La seconda era scevra da conflitto sanguinoso, e da guerra civile; la prima difficilmente, imperciocchè le armi allora non erano poche in Toscana, terribile il furore della gente armata, e la concitazione di parte del Popolo maravigliosa; ed una volta venute a riscontro le due schiere, l'una avrebbe voluto andare innanzi, e l'altra spingere indietro, la quale cosa come possa definirsi senza zuffa tra uomini che tengono le armi in pugno, e si reputano nemici, io non so vedere. Ad ogni modo questo partito venne meno, col rifiuto o con la disdetta dello intervento piemontese.[489] Avanzava l'altro; ma non correva la stagione opportuna, nè poteva farlo riuscire De Laugier, come ho notato poco anzi: questo doveva partirsi dal centro ed estendersi alla periferia: alla rovescia, senza molto polso di armi, non vedemmo mai riuscire simili moti, perchè hanno sembianza di aggressione, e trovano i Popoli indifferenti o contrarii; nè ricorrere alla forza diventa meno incomodo a cui l'adopera che a quello contro cui si adopera, conciossiachè per esempii quotidiani rimanga chiarito come quegli che usa la forza si trova sempre, per vicenda di casi, tratto più in là che non voleva; e sostenuto da gente cupida, e spesso anche pessima, almeno in parte, ch'è del pari pericoloso accettare o ricusare, comincia co' consigli proprii e termina sempre o quasi sempre con gli altrui: per le quali cose, trovandosi debole suo malgrado, è costretto ad abbracciare partiti violenti, e, posto ormai sul pendio, bisogna che vada.... e vada tuttavia — prima di passo, e poi di corsa a precipizio. Il tempo pertanto non era opportuno; e il modo anche meno: ritornerò fra poco su questo argomento. Frattanto giovi notare come De Laugier, incontrate appunto le popolazioni indifferenti o avverse, depose giù dall'anima la impresa avventata prima assai che io mi muovessi da Firenze. Di vero, la mia partenza fu il 20 febbraio, ed egli ci racconta nella sua Relazione del 1º marzo, che nel 17 già era solo; non secondato che da pochi, contrariato segretamente dalle autorità politiche e governative, in niun luogo aveva appoggio, meno in lui solo.[490] Viareggio non si mostrava disposta a contrastare co' Livornesi, essendo fra loro dimestichezza grande a cagione dei commerci;[491] più tardi protestò apertamente contro De Laugier.[492] Pietrasanta non si commosse,[493] Lucca e Massa mormoravano contro di lui.[494] Carrara gl'insorgeva nemica, Camaiore ci accoglieva festosa; soldati Piemontesi non venivano; i suoi per fame, per difetto di paga, per indisciplina, sbandavansi; tutto questo basta, e ce n'è di avanzo, per fare capitare male un disegno importuno. Ma in conferma del vero, stiamoci agli stessi laugeriani Proclami. Nel 21 febbraio, appena entrato io a Lucca, egli così avvisava i Pietrasantini.

«Pietrasantini!

«Io voleva sostenere i diritti di Leopoldo Secondo mio legittimo Sovrano; le popolazioni non hanno corrisposto; siamo pochi, e perciò mi ritiro, perchè mi ripugna di versare il sangue cittadino.»

Nelle prime ore del giorno 22 febbraio mi pervenne nelle mani questo altro:

«Popoli della Versilia!

«Voleste risparmiar l'orrore di una guerra abbominevole, io vi aderisco; nessuno desidera versare il sangue cittadino, meno dell'Italianissimo Generale De Laugier.»

Veramente nella sua Relazione datata 1º marzo, Sarzana, copiosa d'inesattezze, egli c'insegna come nel 21 febbraio fosse deciso andare a Lucca, e nella notte ritirandosi avesse ordinato a Montemagno strattagemmi guerreschi; e se non condusse a fine il primo proponimento, e' fu perchè le milizie nol vollero, o nol poterono seguitare; il secondo (che non mi sembra diretto a risparmiare sangue) gli fallì, perchè sotto diversi pretesti non venne eseguito. — Che che di ciò sia, il Generale Laugier nelle prime ore del giorno 23 partiva per Sarzana. — A me si presentò la Deputazione Massese in Pietrasanta, nel giorno 23 febbraio, verso le ore 2 p. m.[495]

Da tutto questo, se non erro, mi sembra provato: che io a Lucca andai per sottrarmi a presentissimo pericolo; nel concetto di allontanare dalla città in momenti di esasperazione gente arrabbiata; per rendere innocua la Spedizione, la quale, senza me e contro me, con offese e con morti sarebbesi fatta; e rimane chiarito eziandio, come non paure d'incendii o di saccheggio io incutessi, ma parole civilissime e cristiane favellassi, perdono a tutti concedessi, i soldati del Generale Laugier non corrompessi (poichè tanto, più guasti di quello ch'erano non si potessero fare, nè pervenisse a loro il mio Proclama; anzi prima che io lo scrivessi, si fossero, molto per colpa loro, moltissimo per colpa di chi li lasciò senza paga e senza pane, sbandati); Laugier non costringessi a partire, come quello che i Piemontesi non vollero soccorrere, le popolazioni seguitare, i soldati obbedire; finalmente che in tutto quel successo io non favorii la Repubblica, anzi neppure la rammentai nei pubblici Atti, malgrado i focosi eccitamenti degli uomini mandati dalla Fazione repubblicana a sorvegliarmi; e che pei fatti e per le ragioni politiche io ritenni, e doveva ritenere, la mossa del Generale Laugier, operata senza il consentimento del Principe, contraria agl'interessi della Patria.

Che mal consiglio fosse cotesto, e capace di sobbissare il Paese con la guerra civile, universalmente, crederono, ed io allora credei, e credo ancora. I Popoli se ne commossero prima, e se ne rallegrarono poi come di lutto domestico evitato. Santissimi Vescovi ne resero, spontanei, grazie solenni a Dio!

XXVI.
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