E badate, che per trattenere il nuovo turbine, erano mestieri gagliardi partiti davvero, imperciocchè più accese che mai venivano da Roma le ingiunzioni e le istanze, che la Repubblica di assalto si conquistasse; e il Farini, che talora (ma rado, una volta su mille a farla grassa) imbrocca nel segno, penso che a ragione dica, come Giuseppe Mazzini desse a Roma sollecita opera per costringere la Toscana a quella unificazione, a cui è vero che ella non si voleva piegare, ma a cui, parimente è vero, si sarebbe lasciata piegare per oscitanza, se altri non le infondeva sentimenti di dignità, per disporre almeno co' voti e liberamente dei proprii destini.[511]

Se a inestimabile furore si accendessero le menti degli Arrabbiati, lascio pensare a chi legge: si assembrarono, urlarono, minacciarono, protestarono. Quanto fu stampato in proposito riuscirebbe a riportarsi fastidioso; basti saperne questo, che il Circolo di Firenze nel 27 febbraio, in solenne adunanza, decretò la seguente protesta, la quale dai Giornali del tempo venne riportata, e con quali chiose Dio ve lo dica per me:

«PROTESTA.

«Il Circolo del Popolo di Firenze

«Abbenchè persuaso di esser forte, per la opinione generale del Paese che si è ormai pronunziata, colla adesione di tutti i Circoli e di gran parte dei Municipii, per la immediata Unione con Roma, e la proclamazione della Repubblica; sicuro perciò che starebbe pienissimamente in esso il mandare ad effetto con ogni successo la propria deliberazione; — tuttavolta mosso da maggiore carità di patria, senza cambiare le proprie convinzioni, e pronto a far render conto al Governo, davanti alle Assemblee, del proprio operato, dichiara di astenersi dalla dimostrazione annunziata pel 1º marzo, e ciò per remuovere anco il più lontano probabile di farsi cagione di quella guerra civile, alla quale ne sfida il Governo col suo Manifesto di questo giorno: ma nello astenersene protesta solennemente contro il Manifesto istesso, inaudito nella istoria di ogni rivoluzione. Imperocchè se la Legge Stataria si è veduta applicata dai Governi assoluti contro i liberali, — giammai si vide un Governo libero e democratico applicare leggi eccezionali contro uomini dello stesso Partito, che vogliono la cosa istessa che il Governo dice volere.

«Il Circolo decreta che la presente Protesta, stata approvata per acclamazione, sia fatta immediatamente di pubblica ragione.

«Firenze, 27 febbraio 1849.»

Ora io domando ai miei Accusatori e Giudici: doveva io lasciare che questi agitatori per violenza operassero quanto stava in cima dei loro desiderii? Sì, o no? Accusatori e Giudici comparsi fin qui, su via, parlate: — avvertite però, che, rispondendo affermativamente, voi vi trovate a concordare co' più arrabbiati Faziosi, però che anch'essi acerbamente mi mordessero, appunto come fate voi, per non averli lasciati operare. E che Dio vi perdoni, Accusatori e Giudici comparsi fin qui, quale altro spettacolo avete fino ad ora apprestato alle genti, oltre quello di farvi vedere scalmanati e ciechi, affaticarvi di su e di giù a raccogliere tutte le male erbe in due campi diversi, ma del pari faziosi, nemici a morte, ma ugualmente anarchici, sia che mentiscano larva di Repubblica, o principesca? Non è fra questi poli, che deve oscillare l'anima dei Giudici, nè in altri poli qualunque; bensì stare ferma alla vibrazione delle scosse politiche le quali spesso cambiano, sempre si acquietano.

Ed ecco perchè, vedendo approssimarsi il turbine, per quattro giorni mantenni la Legge Stataria; nè vi voleva meno, imperciocchè in quei giorni la Toscana fosse minacciata da invasione estera, da guerra civile, e da reazioni interne;[512] e appena mi parve, almeno pel momento, allontanarsi, instai onde venisse revocata. Lo universale mi reputò della Legge annullatore, e questa opinione, nel modo che ho chiarito qui sopra, fu vera. Se vuolsi sapere quello che i miei stessi avversarii pensassero in cotesta occasione, può leggersi nella Nazione, Giornale piemontese al Governo toscano infestissimo: «Il Governo toscano, che aveva per ridicola inspirazione pubblicata la Legge Stataria, ora l'ha ritirata, ed io credo per volontà del Guerrazzi; il quale si sarebbe approfittato dell'assenza di M. per farlo» (e questo non era vero). « — Giacchè, dovete pur saperlo, Guerrazzi è per singolarità il più assennato, e il più moderato dei nostri padroni.» — (Alba, 14 marzo 1849. — Dalla Nazione, Nº 56, 7 marzo.)

Le mani erano di Esaù, la voce di Giacobbe; di Torino la stampa, lo scritto di Toscana; infatti apparteneva a certo Professore fior di senno della Università di Pisa, che a me non importa rammentare, e a lui io credo molto meno. Io poi ho voluto coteste parole citare, unicamente in prova della opinione universale, e parmi non demeritata, della mia temperanza. In quanto alla singolarità, che accenna lo Scrittore, dimostra una cosa sola, ed è quanto sia temerario, per non dire disonesto, giudicare un uomo, non ultimo finalmente del vostro Paese, o senza conoscerlo, o con la itterizia delle vostre passioni addosso. Poveri infermi, il giallo non istà negli obbietti che guardate, egli vi sta proprio negli occhi, — forse nel cuore; e allora la vostra malattia sarebbe senza rimedio, — la quale cosa io non vi auguro.[513]