«Uomini che abbiamo voluto al Potere, in nome di Dio non esitate! Leopoldo di Lorena è in Toscana tuttavia. La Inghilterra fa bordeggiare le sue navi davanti ai nostri porti sguarniti. Il Piemonte nella professione di fede del ministro Gioberti dichiara non accomunarsi co' Repubblicani, agli unitarii, ai sognatori. Il Papa in Concistoro segreto domanda ec...... Uomini del Governo Provvisorio, non presentite l'uragano? Voi non osate ferire nel cuore la diplomazia europea, e ferite in cambio il cuore a voi stessi, e vi mettete a pericolo di addormentare una Rivoluzione nella fredda legalità delle formule ec. — Ora la Repubblica è una necessità cui la stessa Diplomazia non può intimarvi di disobbedire, poichè non potete davanti al Popolo rinnegare l'impegno che vi ha collocati al reggimento della cosa pubblica: la formazione di uno Stato solo con Roma. Voi sapete di doverlo a Firenze, a Toscana, a Roma, alla Italia. Ma voi dite di consultare l'Assemblea di cui ieri l'altro rettificaste la missione col chiamarla Costituente.

«E se questa Assemblea, nata dal campo di quelle elezioni fra le quali la reazione combatte l'ultime prove, se questa Assemblea non intendesse la missione sua, e riuscisse Assemblea unicamente Toscana? E ciò potrebbe accadere.

«Se prima d'essere raccolta, il cannone tedesco tuonasse l'allarme dalle gole degli Appennini, o le flotte interventrici occupassero i vostri porti? E ciò potrebbe accadere.

«Se un giorno fossimo costretti a domandarvi conto di questa arrendevolezza ai protocolli stranieri, di questa momentanea, eppur dannosa esitanza, fra il vecchio ed il nuovo?

«Oggimai abbiamo compiuto l'opera nostra, e vi abbiamo avvertiti. Governo Provvisorio di Toscana, bando alle esitazioni: abbiate coscienza della vostra forza, perchè il Popolo è con voi; siate geloso della vostra responsabilità, perchè la Italia vi giudica.»[537]

Più veemente il medesimo Giornale nel 17:

«Questa Unione che fino dal primo giorno della Rivoluzione fu il voto esplicito, insistente, imperioso del Popolo fiorentino; questa Unione, che fu ad un tempo la ragione suprema della creazione di un Governo Provvisorio toscano, e la condizione prima, assoluta, imprescindibile della sua esistenza, ha già acquistato le simpatie delle provincie sorelle; ed al grido di Unione proclamato a Firenze, rispondeva un'eco potente, irresistibile, da ogni parte della Toscana. Ieri erano i Circoli di Livorno che inviavano deputazione al Governo per invitarlo a proclamare l'Unione immediata con Roma. Oggi sono i Circoli di Arezzo, di Prato, di Pistola, di tante altre città che ripetono lo invito, la domanda, la istanza medesima, o con indirizzi o con commissioni speciali. E il Governo accomiata le Deputazioni, mette agli atti gl'Indirizzi, e risponde non essere ancora tempo di esaudirli, non potersi precipitare gli eventi, doversi attendere il responso dell'Assemblea del 15 marzo.

«Ma il Popolo insiste nelle sue esigenze, forte nella coscienza dei proprii diritti, e confortato dalle istanze fraterne, con cui i Popoli di Roma e di Romagna gli stendono le braccia. Ogni giorno un nuovo fatto, una nuova dimostrazione viene in conferma della volontà costante, immutabile, del Popolo nostro, in riprova della sua maturità alle libere istituzioni repubblicane, le quali una soverchia diffidenza delle sue forze, o una soverchia diffidenza delle proprie, ricusa acconsentirgli se non a brevi e tenuissimi sorsi.»

Però che, come dagli sparsi Documenti si ricava, il grande spino al cuore era la paura che Toscana tutta con politica probità consultata non si dichiarasse per la Repubblica; ed anche qui se ne incontrano vestigii: «Che cosa fareste della vostra Assemblea ove si dichiarasse ostile, e giudicasse inopportuna e immatura la Repubblica? — Allora voi la rovescereste, — voi dite, — la rovescerebbe il Popolo conscio dei suoi diritti, e deciso a farli ad ogni costo rispettare. Or bene: fate conto, ch'ei l'abbia già rovesciata cotesta benedetta Assemblea, e non ne parliamo più, e figuriamocela seppellita. Che bisogno ci è, di grazia, di rappresentanti del Popolo, quando il Popolo è in piazza pronto a rappresentarsi da sè stesso?»[538]

Se io non erro mi sembra provato, che l'Assemblea fosse massimamente odiata dalla Setta repubblicana, sì perchè col differire temeva andassero disperse le esaltazioni degli spiriti, siccome appunto ad ogni specie di ebbrezza vediamo accadere, e sì perchè il voto universale sentiva certamente contrario ai suoi desiderii. Del pari fu visto come dal giorno otto febbraio con ogni maniera argomenti, urgentissimi sforzassero per avere Repubblica a furia di Popolo proclamata; come mi si fosse posto al fianco un uomo «capace di sviscerare fino l'ultimo dei pensieri del dittatore toscano,»[539] e quotidianamente in lotta meco per poterla spuntare; questo dicono i ricordi dei tempi, questo tutti i libri confermano; eterna rampogna è questa, che mi gettano in faccia i Repubblicani; che più? questo apertamente le carte stesse dell'Accusa palesano, e nondimeno l'Accusa ha la fronte di scrivere: «il mio sforzo essersi ridotto in qualche contingenza, perchè la Repubblica non venisse troppo presto attuata.»[540] Comecchè non vi abbia mestiero di ulteriore dimostrazione, pure per chiarire in qual modo anche dai Documenti stessi dell'Accusa resulti la prova della continua opposizione mia all'esigenze della Setta, giovi innanzi tutto rammentare il Proclama che iniziava il Governo Provvisorio, avvegnachè per quello sia fatto palese quali fossero la sua missione ricevuta, i suoi fini, e i mezzi per conseguirli.[541]