«Il Decreto dell'11 febbraio stabilisce che la forma del Governo della Toscana, come parte d'Italia, dovrà essere stabilita dalla Costituente Italiana. Il successivo Decreto del 14 febbraio, ordinando la elezione dei 37 Deputati ed il loro invio a Roma, il quale sarebbe troppo ritardato se la Legge per la Costituente dovesse essere sancita dalla Assemblea Legislativa Toscana, allega come ragione di questa sollecitudine: che la Unione della Italia Centrale, già operata nei comuni desiderii e nei comuni bisogni, aspetta il suo compimento dall'invio dei nostri Deputati alla Costituente Italiana.
«Ad onta però di queste chiare e lucide espressioni, parecchi organi della stampa periodica (tratti forse in errore dalle non poche e non lievi incongruenze dei due Decreti; da certi termini dubbii ed oscuri contenuti nella Dichiarazione del 12, di cui abbiamo sopra accennato, e nel Proclama del 27; e finalmente dalla convinzione della incompatibilità di due Assemblee che reciprocamente si elidono e si distruggono) hanno stranamente travisata la natura dei due Decreti, e ne hanno falsata la interpretazione, sostenendo che la questione dell'ordinamento politico sarebbe sottoposta all'Assemblea Legislativa, e restringendo la sfera e l'autorità della Costituente, fino a ridurla in qualche guisa soggetta e subordinata ai Decreti dell'altra Assemblea.
«Questa erronea opinione, portata dal Giornalismo nell'arringo dei Circoli e delle altre Associazioni politiche, ha falsati i giudizii, contorte le opinioni, ed ha sparso nel Pubblico l'incertezza, il dubbio e la esitanza; di guisa che la Stampa ed i Circoli nel proporre le liste elettorali, e gli Elettori nel compilare le loro schede, si trovano tuttavia nel maggiore imbarazzo, ignorando la natura e l'indole respettive delle due Assemblee, non meno che i limiti del mandato da darsi ai 120 Deputati della Legislativa ed ai 37 della Costituente.
«Ora questa incertezza, questi dubbii, e questi imbarazzi debbono cessare immantinente.
«Noi chiediamo quindi formalmente al Governo Provvisorio di mettere in chiara luce questa delicatissima e troppo stranamente complicata questione; di disvelare il concetto che lo animava nel dettare i due Decreti; di dichiarare infine solennemente a quale delle due Assemblee egli intenda rimettere la discussione della forma che dovrà assumere la Toscana, e della sua Unione con Roma.
«Non esitiamo a credere che il Governo vorrà dare una pronta e adeguata risposta a questa nostra interpellanza, nè vorrà nascondersi nel velo del mistero o dell'obblio, come ha fatto per la precedente inchiesta fattagli nel nostro Numero di mercoledì. Si rammenti il Governo che in assenza dei Parlamenti, e presso un regime libero e popolare, il diritto d'interpellare il Governo sui suoi atti appartiene ad ogni Cittadino, e sovra tutto a quei corpi morali, i Circoli e la Stampa periodica, che ne rappresentano i bisogni, i voti e le speranze; e che debito del Governo si è di darvi pronta, sincera e soddisfacente risposta.»
La Costituente Italiana del 6 marzo 1849, dopo avere censurato tutti gli atti del Governo Provvisorio, così prosegue: «Ora taluno vorrebbe turbare il corso logico delle idee, revocare in dubbio a cui competa decidere della forma del Governo toscano, e consumare l'atto più eminente di sovranità popolare. Il dubbio è nato dal cammino ondeggiante, traverso al quale si sviluppavano le decisioni del Governo Provvisorio. Il dubbio è grave. I nostri amici dell'Alba hanno solennemente chiesto che venga in modo esplicito dissipato, e noi non possiamo che fare eco ad essi, ed alle loro legittime istanze congiungere anche le nostre. A noi però il concetto fondamentale della Costituente Italiana, i limiti del mandato legislativo, e le considerazioni stesse che precedono i due Decreti dei 10 e 14 febbraio, stanno dinanzi allo sguardo e insegnano necessariamente la soluzione più logica di questa difficoltà. — Dopo dichiarazioni sì esplicite, nessuna pretesa invaditrice potrebbe essere messa in campo dall'Assemblea Legislativa senza disconoscere la legittimità della sua origine, e attaccare il sovrano mandato deferito alla Costituente. L'Assemblea Legislativa non esiste che come istituzione transitoria e secondaria, come garanzia speciale accordata alla Toscana a propria tutela duranti i pericoli e la necessità della situazione presente: collo esercizio incoato della sovranità nazionale nella Costituente, anche i Poteri legislativi debbono cessare, perchè in quella soltanto debbono concentrarsi. Noi non riguardammo, e non possiamo riguardare l'Assemblea Legislativa, che come elemento di soccorso, congiuntosi al Governo Provvisorio per fortificarlo; che al cessare di esso rientra nelle brevi limitazioni di un'autorità consultiva provinciale. Tali almeno sono le deduzioni naturali, invincibili, della Unione. Noi quindi respingiamo assolutamente qualunque dottrina che tentasse, contro la parola e lo spirito della Legge, trasportare all'Assemblea Legislativa quelle facoltà che sono irrevocabilmente e solo acquisite alla Costituente.» E qui continua facendosi l'obietto se la forma definitiva del Governo della Toscana deva decidersi dai Deputati Toscani congiuntamente ai Deputati Romani, o se da loro esclusivamente; e, come è da aspettarci, si mostra parziale del primo partito.
Eccomi giunto alle Forche Caudine. Stretto in questa maniera, era forza spiegarmi. Lo invio di 37 Deputati Toscani a Roma, perchè, congiuntamente co' Deputati Romani, deliberassero sopra la forma del Governo della Toscana, mi suonava vergognosissimo inganno. Che cosa avessero a deliberare, con Assemblea che già aveva proclamata la Repubblica, davvero non sapeva comprendere. Sul principio non poteva cadere questione, a meno che l'Assemblea Romana, abrogato il Decreto del giorno 8 febbraio, non avesse consentito a tornare da capo; il che appariva assurdo. Supposto che lo avesse concesso, o potuto concedere, il brutto inganno non veniva meno, avvegnadio il numero dei Deputati Romani superasse troppo quello dei Toscani. — Nè meno sarebbe stato festoso mettere a partito, nell'Assemblea degli Stati Romani, stremi di moneta, con carta che non trovavano da esitare nemmeno a vilissimo prezzo, se avesse voluto ricevere caritatevolmente la Toscana, tuttavia florida e con un attivo nel suo patrimonio sempre superiore al passivo.[560] Ma questi, nel linguaggio acceso degli uomini di parte, e' sono positivismi insensati. Io, per me, non desidererei meglio che i cittadini altra moneta non possedessero tranne di rame; dei cibi, non compri, dispensati dall'orticello, si contentassero; sempre brodetto nero bevessero: ma dipende forse da me, se gli uomini questo benedetto amore di sostanza non vogliono abbandonare? Se sia buono o cattivo costume quello di stare attaccati al proprio avere, io non voglio discutere adesso; per certo egli è vecchio, nè facile a farlo smettere, e credo che se ne siano potuti accorgere anche il signor Rusconi e i suoi compagni; però si astengono da confessarlo, perchè, appo la Chiesa loro, presumono la infallibilità della dottrina che negli altri contrastano: e così sempre dei Partiti succede. — Le due Costituenti, promesse dal Governo, non potevano senza pericolo revocarsi; ma, sottoposti i Deputati per la Costituente Italiana alla decisione della Costituente Toscana, il Paese tornava assoluto padrone di sè stesso. Il Governo, che minacciava cascare giù in piazza fra le moltitudini, senza che alcuno osasse impedirlo, era da me raccolto, e riposto in mano del Partito Costituzionale. Ora stava a questo accorrere, e farsi vivo. Non avevo adempito, con industria pari al pericolo, anche quello che gli uomini del Conciliatore avevano consigliato? A chi ben guarda, il Decreto del 6 marzo era infinitamente più ristrettivo della Legge della Costituente già proposta dal signor Montanelli. Invero, l'Assemblea Toscana si trovava investita di facoltà sì ampie, che il Consiglio Generale non immaginò possedere giammai. All'Assemblea spetta deliberare se voglia unirsi con Roma: — quindi, ella poteva decidere non volere; non volendo questa Unione, le competeva, a un punto, il diritto e il dovere di ordinarsi in Repubblica o in Principato Costituzionale separatamente; e, scegliendo il Principato, nessuno poteva impedirle di restaurare la Casa di Lorena. Tutto stava in lei.
Considerando, pertanto, gli uomini capaci per le faccende politiche non abbondare in Toscana, pensai, che su molti sarebbe caduta doppia nomina per le due Assemblee; e questo concessi per avere maggiore sicurezza che i Deputati alla Costituente Italiana, partendo prima delle deliberazioni prese dalla Toscana, non somministrassero pretesto a soverchierie rivoluzionarie. Al quale intento, provvidi ancora che le formalità per lo spoglio dei Deputati alla Costituente Italiana si eseguissero con lentezza; e di vero, non furono mai principiate.[561]
Se in mezzo agli sconvolgimenti politici, o per virtù o per fortuna, mi venne fatto condurre a questa riva lo Stato, l'Accusa, per onore suo, si ritiri, anzi si penta e si dolga di avermi offeso, e prometta fermamente di pensare, in seguito, a quello che scriverà. Nè creda essa che io in questo modo per vana iattanza mi esprima; mai no: se io il faccio, è segno che ho da opporle un testimone a cui ella dee fare di berretta; una prova che ella almeno ha da credere; una autorità, che da lei alla più trista vuolsi rispettare, e questa autorità è la sua; questo testimone egli è dessa.... propriamente l'Accusa....