«F. D. Guerrazzi
«Presidente del Governo Provvisorio

Non è da dirsi se Circoli e Giornali si tenessero offesi; accorrendo pronti al riparo, si dettero sollecitamente a mutare le note dei Deputati, transfondendo nella Costituente Toscana i più sviscerati Repubblicani, affinchè la Repubblica e la Unificazione con Roma fossero proclamate per acclamazione dall'Assemblea appena convocata.

Che più? Io vengo apertamente oltraggiato come avverso alla Repubblica. Il Circolo minaccia rivoluzione, se l'Assemblea Costituente Toscana non dichiara la Unificazione con Roma; esamina gli eligendi, e, se non si obbligano a sostenere questo concetto con le armi, rigettansi con vituperio.[564] I Giornali repubblicani, infervorando gli animi alla scoperta, bandiscono la guerra civile, se l'Assemblea Toscana non proclama la Repubblica, e subito. E queste cose abbiamo veduto altrove; ma specialmente intorno al Decreto del 6 marzo il Nazionale muove querela perchè gli sembra alla onnipotenza del Popolo ingiurioso; e a parere mio s'inganna, imperciocchè lo studio di formulare dirittamente il partito non si sa comprendere in che cosa o come offendesse la libertà di risolverlo.[565] La Costituente provoca il Popolo, affinchè riparando la ostinata resistenza del Governo a proclamare la Unificazione con Roma, in onta alla volontà manifesta del Paese, mandi all'Assemblea Costituente Toscana gli uomini che l'acclameranno spontanea e unanime; e di queste iattanze mi prendevo cura mediocre, conciossiachè io troppo bene sapessi che i Settarii rimasti delirassero, ed i partiti avessero ottimamente compreso, che questa Unificazione, non essendo stata vinta di assalto, ormai per bloccatura non riusciva altramente possibile.[566] Il Popolano, tra perchè il Governo non buchera l'elezioni, e tra perchè la Legge pessima genererà un Assemblea di Retrogradi e di Conservatori, mi viene intuonando da capo la minaccia della guerra civile.[567] Come se fosse fede quella di convocare i comizii universali, perchè liberissimi dieno il voto, e maneggiarli poi perchè lo depositino nell'urna a modo tuo; e lasciata la fede, bel senno davvero sarebbe, per conoscere e rispettare il sentimento di tutto il Popolo, industriarti con ogni arte a farlo attestare del tuo. Questo si chiama nel sistema dei Settarii consultare il Popolo; e se non si obbedisce, o ci dichiarano la guerra, o ci congiurano contro, o ci calunniano con vituperii di cui nessun Partito oggimai più si vergogna; — nessuno.

La solerzia del Governo non mancò alla Patria. Il Ministro dello Interno stampò e diffuse una lista di Deputati di opinione moderata, per rettitudine insigni; altro non poteva fare, e non fece, chè senno e probità lo vietavano. Il Prefetto ebbe ordine raddoppiare vigilanza sopra i Circoli, e sopra le moltitudini. Io raccolsi la Guardia Civica nel Giardino di Boboli. Quello che io le dicessi vuolsi ricavare dal Monitore del 12 marzo 1849: «La Guardia Nazionale di Firenze, in numero di meglio che 2000 uomini, è stata stamane passata in rivista dal Generale Zannetti su la Piazza Maria Antonia. Quindi, marciando per plotoni, si è recata nel Giardino di Boboli, dove il cittadino F. D. Guerrazzi Presidente del Governo Provvisorio l'ha arringata, interpellandola se fosse deliberata a tutelare l'ordine, ad aiutare della sua forza il Governo, fermo nel volere la libertà delle elezioni e la indipendenza degli eletti Rappresentanti. A queste interpellazioni la Guardia Nazionale ha risposto con manifesta ed unanime adesione alla mente del Governo.»[568]

Ora esaminiamo un po' come cotesto atto venisse commentato dai Faziosi: «Ecco, dicevano essi, apparecchiarsi il terreno perchè le Assemblee non pronuncino la Unificazione con Roma, e conseguentemente la decadenza della famiglia di Lorena, e la Repubblica: questo non può succedere, nè succederà; ma quando mai per caso inopinato accadesse, noi allora profitteremo di ogni mezzo ci presentino le circostanze, affine di salvare il Paese nostro da un giogo aborrito, che imporre si volesse a nome della legalità e di una servile rappresentanza.»

I Repubblicani non temono che la Guardia Nazionale voglia suscitare nel Paese la guerra civile, facendo fuoco sopra i suoi fratelli, che «traditi nei loro voti, e vedute strozzate le loro speranze dal capestro delle legali formalità, usassero l'estremo loro appiglio, la suprema loro ragione — la forza e la violenza.» E neppure i Settarii temono che i Deputati possano sopportare l'obbrobrio del rifiuto delle tre Leggi indicate; ma «dove questo obbrobrio dovesse pesare su di essi, certo, ad onta di tutte le esortazioni del Guerrazzi, non peserà su la Toscana l'obbrobrio assai maggiore di avere pazientemente sopportato il tradimento; e la Toscana saprà consumare la sua Unione con Roma, e saprà subirne tutte le conseguenze, anche ad onta dei suoi Rappresentanti, e degli uomini del Governo Provvisorio.[569]

I Repubblicani strepitano e minacciano a cagione dell'Assemblea Costituente toscana, dichiarando che la si vuole da me instituita per decretare la Restaurazione; — il Procuratore Regio Paoli, e dietro a lui gli Auditori Marrucchi, Bambagini e Ciaccheri, e dietro a loro i Consiglieri Orsini, Aiazzi e Pieri, e Regio Procuratore generale Bicchierai, strepitano e accusano a cagione dell'Assemblea Costituente toscana, che la si volle instituita da me per decretare la Repubblica. I Repubblicani mi chiamano alla scoperta traditore per volerla convocare; — i Procuratori Regii, Auditori e Consiglieri, gli uni dietro agli altri, m'incolpano di tradimento per averla convocata. In verità, sarebbe questa farsa gioconda da rallegrare le genti, se non l'avessero rappresentata su le lagrimevoli scene di un carcere, che da 29 mesi divora la salute degli uomini e delle famiglie.

I Repubblicani, per quanto venni informato, e i Circoli e i Giornali manifestavano, tentarono un colpo estremo. La Legge Stataria non era più da richiamarsi in vigore a Firenze. Il 1º aprile per contenerli dall'avventurarsi a disperati partiti, mandai fuori la Notificazione, che già fu da me riportata a pag. 518 di questa Apologia.

Premesse queste considerazioni e questi fatti, lascio a quanti fanno studio di onestà giudicare, se sieno consentanee al vero ed al giusto le seguenti proposizioni dell'Atto di Accusa, § 85.

«Quanto alla Repubblica ed alla fusione con Roma, non si vuol conoscere se il Guerrazzi l'ha creduta sempre, od in massima, forma buona ed accettabile per la Toscana, quando si sa, che servì di elemento disorganizzatore; che in questo senso fu lasciata operare liberamente;[570] che tutto il suo sforzo si ridusse in qualche contingenza a persuadere ed agire perchè non venisse attuata troppo sollecitamente, o prima che venisse approvata dal voto nazionale; e ad interpellare su la fusione il Consiglio di Stato; e che, sia questa, sia altra forma di Governo per la Toscana, non che il giudizio sul Principe e sul Principato, era ormai abbandonato anche per fatto suo al potere illimitato dell'Assemblea Costituente Italiana!»