Sì, certo, pretendere e sostenere che il voto nazionale toscano pronunziasse intorno alle sorti toscane non era piccola impresa, però che nei miei presagi importasse esclusione di Repubblica, e richiamo del Principato Costituzionale. Il successo poi dichiara, e lo ardore dei Repubblicani a impedirlo rivela, come io al vero mi apponessi. Inoltre, per mostrarvi come i denti dell'Accusa, comecchè mordano, pure tentennino, avvertano di grazia i miei lettori: l'Accusa afferma, che io altro non feci che procrastinare la dichiarazione della Repubblica all'apertura dell'Assemblea. Quel giorno venne; ebbene, fu ella proclamata la Repubblica? No: nè allora, nè poi. L'Accusa opporrà: «No, perchè Novara ti aveva messo in cervello.» Nemmeno; nel giorno 25 marzo, imitando lo esempio dato da Roma nell'8 febbraio, dove avessi voluto, poteva essere decretata la Repubblica per acclamazione. Chi mai lo avrebbe impedito? L'Accusa da capo obietterà: «Sì, potevi, ma per quanto?» Questo è un altro discorso: — quanto sarebbe bastato per sentire qualche Requisitoria contro i perversi perturbatori dell'ordine repubblicano.....
Il 25 marzo il signor Montanelli apriva l'Assemblea Costituente Toscana;[571] nel 27 sopraggiunse la notizia lacrimevole della disfatta del 23 di Novara. Riarse la rabbia dei Repubblicani; ma oggimai credevo di avere raccolto forze abbastanza per resistere con profitto. Sebbene non mi fosse riuscito ad allontanare, per virtù di voto, i non Toscani dall'Assemblea, — nè per ingegno, pubblicando sul Monitore la lettera del Generale D'Apice. — pure, mercè le pratiche indefesse, era giunto il Governo ad acquistare una maggiorità al Partito Costituzionale.[572] Venuto alle strette co' Colleghi, Montanelli domandava allontanarsi, diviso fra la evidenza dei fatti e il dolore di dovere renunziare alle visioni dello entusiasmo; Mazzoni, proseguendo nella sua fede, nonostante i fatti nemici, passa fra gli oppositori del Governo.
Nella notte del 27 al 28 fu proposta all'Assemblea la elezione di un Capo provvisorio al Potere Esecutivo per curare specialmente le cose della guerra. — Non era presente il Popolo, mancavano gli stenografi; ma vivono i Deputati presenti, i quali attesteranno le ingiurie atrocissime avventate contro di me dal Partito Repubblicano. Non mancarono accuse aperte di trame ordite per operare la Restaurazione del Principato; nome e sostanza del tradimento dichiararono. Montanelli sorse a difendermi sostenendo, che egli rispondeva per me, e prometteva, che io senza il consenso dell'Assemblea non avrei con violenza imposta forma governativa allo Stato, e veramente io pensava fare così. Ma le ingiurie repubblicane siffattamente mi commossero, che ricusai ostinatissimo lunga ora il carico commesso. I preghi urgenti, continui, a ributtare impossibili, dei Deputati Costituzionali formanti la maggiorità, e dell'egregio Presidente Taddei; le rampogne oltre modo passionate, e veementi degli amici, che, dopo avere tanto fatto pel Paese, vinto da sdegno lo abbandonassi nel supremo pericolo; — e soprattutto la paura di commettere cosa vile, dopo spazio, forse troppo, di tempo, mi piegarono. Nel Monitore del 28 marzo è riportato il Decreto dell'Assemblea, che dichiara:
«L'Assemblea Costituente Toscana nella notte de' 27 al 28 marzo 1849 ha deliberato quanto appresso:
«Art. 1. Che sia immediatamente ricostituito un Potere Esecutivo provvisorio.
«Art. 2. Che questo Potere Esecutivo sia conferito ad una sola persona.
«Che il Cittadino Deputato F. D. Guerrazzi sia rivestito del Potere Esecutivo anzidetto.
«Che questo Potere abbia facoltà straordinarie per provvedere ai bisogni della guerra e alla salvezza della Patria, e che queste facoltà continueranno in esso, finchè ne durerà la necessità.»
Nel No del 29 successivo si legge il mio Proclama, il quale stampato a pagine 220 di questa Apologia, in nota, rende testimonianza manifesta del mio forte rifiutare, e del pauroso quanto esiziale sospettare dei Repubblicani, che i pieni poteri io adoperassi per restaurare violentemente il Governo Costituzionale.
Malgrado le mio promesse, o fosse diffidenza di me, o le suggestioni calorose che venivano da Roma, le quali accertavano dei soccorsi inglesi e francesi, solo che trovassero il Paese costituito a determinato reggimento, esporrò brevemente quello che per loro si tentasse.