Il tumulto a queste parole scoppia per modo violento e scandaloso, che il Ministro dello Interno dichiara: la dignità dei Ministri non consentire che rimanessero. Biondi esclama che i Deputati avranno il coraggio di morire; e nessuno abbandoni il posto (e questo si chiama sapere sostenere le parti di Deputato). Turchetti corre a dare ordini per isgombrare le tribune. Il Ministro dello Interno grida al Presidente: «Io le ho mandato 180 uomini, che ne fa ella?»
Nel 3 aprile si tornò a discutere intorno alla mia proposta. Il Deputato Pigli, sempre nello intento d'indurre l'Assemblea a riporsi dalle cose decise, si oppone che il partito del Capo del Potere Esecutivo venga preso in considerazione, finchè non sia decretato intorno alla forma di reggimento: egli vota per la Repubblica. «Il Partito Repubblicano» prosegue l'oratore «dicono poco numeroso in Toscana: gli uomini si pesano, non si contano. Gli uomini della Rivoluzione vincono con la Rivoluzione. Prudenza e opportunità essere istrumenti da tiranni. Voi dite non vedere il Popolo invaso da entusiasmo; e sia: ma dovete dirmi, che avete fatto tutto per eccitarlo, che tutto avete fatto perchè non andasse spento e distrutto. I principi sono fuggiti, i troni sono restati. Voi chiamate il Popolo a difendere le frontiere, ma non gli date armi, nè danaro e divise. Volete che il Popolo risponda davvero? proclamate la Repubblica.» Protesta contro le parole del Deputato Venturucci, che dichiarò la Toscana soddisfatta dello Statuto del 1848. Così, a sentire il Pigli, la Repubblica era di Elena il nepente, che avrebbe somministrato non solo uomini, ma danari, armi, cannoni e cavalli, anche quando il Governo non gli avesse somministrati; ed egli ignorava quello, che altrove ho narrato, che richiesto dai Repubblicani Romani a mandare a Bologna per instituirvi una Commissione di reciproca difesa, vi aveva spedito Manganaro e Araldi, i quali, poichè ebbero atteso più giorni indarno, si ridussero non so se più sconfortati, o incolleriti, per non avere potuto vedere in faccia un Commissario Romano!!![582]
Le opinioni di Carlo Pigli udivo, in quei tempi, andare su le bocche degli uomini accesi da inestimabile entusiasmo, ed anche oggi leggo ripetute nei libri che essi stampano. La dura esperienza dovrebbe averli sgannati; ma non è così. Io ho sempre tenuto come perniciosissima la invasione della fantasia nel dominio della ragione; e tanto le volli anche materialmente separate, che, in casa mia (quando la ebbi!), tenni due stanze: in una delle quali scriveva quanto mi dettava la immaginazione, e in un'altra trattava negozii. La Repubblica è una voce; niente più, niente meno; nè le voci a un tratto, meno quelle di Dio, operano prodigii. In quanto a spirito pubblico, non vogliono intendere i Repubblicani che essi non operarono rivoluzione in Toscana, ma andarono oltre perchè trovarono sgombra la via; se il Principe teneva fermo, il Partito Repubblicano non avrebbe allora mai, nè anche un momento, prevalso; e in quanto agli ordini militari, ci vogliono tempo, concordia e sapere. Le armi, i danari, e le assise non difettavano; mancavano chi le volesse e sapesse maneggiare e vestire; e le cose affermate in questo proposito, a carico del Governo, erano sfrontatezze, e niente altro. Deh! non ci nuoccia perpetuamente la nostra matta prosunzione; e di più non dico.
A Pigli subentra il Deputato Mazzoni; egli pone essere stata intendimento universale la Repubblica; venire tardi i consigli della paura. Il Popolo avere conferito ai Deputati mandato imperativo. Adesso trattarsi di Repubblica, o di Restaurazione. Per richiamare il Principe Costituzionale, mancare l'Assemblea di facoltà. — Si obietta il Popolo restío allo appello del Governo; l'Assemblea faccia il suo dovere: se il Popolo non farà il suo, peggio per lui. La proposta del Potere Esecutivo non somministrare veruno vantaggio, anzi recare danno. Con la Restaurazione non può trattare l'Assemblea.
Il Deputato Mazzoni erra manifestamente su la natura del mandato, il quale era impressionato dalla formula proposta dal Decreto del 6 marzo: se, e come Toscana deva unirsi a Roma. Aveva ragione trattarsi adesso di Repubblica o di Restaurazione; non aveva ragione a credere i Deputati propensi alla Repubblica prima dello infortunio novarese, mutati dopo; perchè prima di allora erasi dato opera ad agitare fra i Deputati i concetti, che verrò esponendo. Rigidi i suoi principii, non giusti. E quando anche veri e giusti, vi ha qualche cosa nel mondo, davanti alla quale ha da cedere il rigore del raziocinio, ed è la carità della Patria. Perano piuttosto venti sillogismi, che un uomo solo! La carità del luogo natío persuade a procurare al Popolo il maggior bene possibile anche a carico della propria reputazione. Pur troppo col Deputato Mazzoni, uomo d'altronde per integrità di vita santissimo, procedevo diverso. Questo motivo mi costrinse a non partecipargli i miei consigli: sarebbe stato lo stesso che persuadere il David di Michelangiolo. Propugnarono pel concetto repubblicano i Deputati Modena, Bichi, Giotti, Menichelli, Vannucci, Trinci Bartolommeo, Cipriani; lo avversarono i Deputati Carrara, Palmi, Micciarelli, e Socci. Gli oratori favorevoli al Governo, e contrarii alla immediata proclamazione della Repubblica, vennero vilmente oltraggiati dal Popolo tuttora parteggiante pei Circoli. Più volte fu ordinato lo arresto dei perturbatori, e lo sgombro delle tribune.
Pigli, per confondere le cose e ritardare la votazione, dichiara volere interpellare il Governo: non gli riesce, e si passa ai voti. Quarantatrè sono per la sospensione, 29 contro; il Deputato Taddei si astiene dal votare perchè non aveva assistito alla discussione.
La parte del Governo in questo nuovo sperimento acquista un voto, quella dei Repubblicani cinque; e ciò perchè il Partito dei pretesi ortodossi costituzionali di Firenze, invece di venire a rafforzare il nostro concetto, disertava la causa; e non fu bene.
I Repubblicani dell'Assemblea non si sgomentarono per questo, ed insisterono perchè le interpellazioni del Deputato Pigli si ammettessero: il Ministero o il Capo del Potere Esecutivo vi rispondessero pubblicamente. Io pure gli avevo più volte nei giorni antecedenti, ed anche poche ore avanti, ragguagliati con coscienza di quanto volevano adesso sapere di nuovo.[583] Ora perchè questo? Non senza astuzia era il trovato. Il Ministero repugnerà, essi pensavano, per prudenza a manifestare le condizioni nostre di fronte alle Potenze estere, e, per pudore della Patria, la fiacchezza dei Toscani; allora scompariranno le cause della oppugnata proclamazione della Repubblica, e discutendo gli articoli potrà essere rigettata la Legge proposta dal Potere Esecutivo. Ultimo tentativo per l'agognata Repubblica. Essi s'ingannarono; i Ministri Marmocchi e Mordini risposero in modo da tôrre loro ogni baldanza. Quivi Marmocchi non dubitò di posporre tutto alla verità, e dichiarò pochi i Repubblicani, contrario lo spirito del Paese a cotesta forma di Governo, arduo eccitare i Popoli alla difesa delle frontiere; allegò fatti, confermò la sua sentenza con raziocinii. Il Ministro degli Esteri smentì i conforti di Francia e d'Inghilterra asseriti falsamente dal signor Rusconi. Il Deputato Pigli comprendendo quanta e quale impressione avrebbero fatto coteste solenni dichiarazioni nell'universale, dopo averle provocate, si oppose perchè fossero pubblicate; — e così presumono illuminare il Popolo, e servire agl'interessi di lui! Questi paionmi, e sono tranelli di Settario, non concetti, non ispiriti di uomo di Stato. Ai giorni nostri, se lo inchiodino bene nella mente gli uomini di tutte le condizioni e di tutti i Partiti, colui che cammina con maggiore probità riporterà vittoria su gli altri. — Allora io sorsi, e dissi: «Poichè lo avete voluto, io intendo, al contrario, che abbiano intera pubblicità; e questo per due motivi del pari importanti: primieramente perchè non si concede sopprimere nel ragguaglio della Seduta una parte, che il Pubblico ha diritto di sapere; secondariamente perchè tutti i Toscani sieno informati per loro governo dello stato del Paese.»[584]
La mia proposta fu vinta.
«L'Assemblea Costituente Toscana