«Cittadini,

«Nella gravità della circostanza, il vostro Municipio sente tutta la importanza della sua missione. Egli a nome del Principe assume la direzione degli affari, e si ripromette di liberarvi dal dolore di una invasione.

«Il Municipio in questo solenne momento si aggrega cinque cittadini che godono la vostra fiducia, e sono:

«Gino Capponi,
«Bettino Ricasoli,
«Luigi Serristori,
«Carlo Torrigiani,
«Cesare Capoquadri.

«Dal Municipio di Firenze,

«Li 12 aprile 1849.

«Per il Gonfaloniere impedito

«Orazio Cesare Ricasoli Primo Priore.»

Di questo Proclama del Municipio, di cui taluno aveva portato frettolosamente novella all'Assemblea, si facevano accesi ed amari discorsi, quando i signori Digny, Brocchi e Martelli tornarono nella Sala delle Conferenze. Questa è la scena che il Visconte D'Arlincourt, togliendola di peso dal Duca di Ossuna del nostro Federigi, ha inserito nella sua Italia Rossa, nella quale il Conte Digny, nobile e fedele realista, spalanca la porta ed intima la sedicente Assemblea a ritirarsi. Però hassi a notare, per rendere unicuique suum, che l'attributo di sedicente non appartiene proprio al Visconte D'Arlincourt, ma al Brocchi, il quale se ne compiace così, che per bene due volte nel corso del suo esame lo viene ripetendo. Ed è poi strana a considerarsi quest'altra cosa, che il Conte Digny ha protestato contro la qualificazione di nobile e fedele realista, che a parere mio non fa torto, allorchè nasca da convincimento coscienzioso, o da personale affetto, mentre contro il pubblico grido, che lui accusa di fede tradita, è stato cheto come olio. E di vero, l'apparizione del Conte era tutto altro che nobile, conciossiachè versasse in questo: il Municipio volere rompere i patti, anzi averli rotti; l'accordo invocato prima con l'Assemblea adesso respingere; aborrirla compagna, dichiararla nemica; si disperdesse, lasciasse operare da sè solo il Municipio. A tanta slealtà, non è da dire se si levassero, e a ragione, amari richiami. E prima di ogni altro il Presidente Taddei, a cui pareva, com'era vero, che di lui e della sua onoratezza si fosse fatto bindolissimo giuoco. — Accesi, e meritamente, sopra gli altri si mostravano i Deputati signori Ciampi e Cipriani, i quali (sempre si abbia presente questa avvertenza) non offesi già dalla proposta di Restaurazione da operarsi d'accordo col Municipio, che annunziata testè dal Professore Taddei era stata da loro accettata, bensì dalla brutta mancanza di fede, esclamarono, che bisognava arrestare il Municipio fedifrago. E poichè il Conte rispondeva con petulanza molta e senno poco, io mi posi in mezzo alla disputa favellando in questo concetto: «Voi fate una Rivoluzione;[716] onde non partorisca le conseguenze che le sono ordinarie, procurate unire a voi quanti maggiori consensi potete; non rigettate quelli che vi si offrono.» E siccome il Conte rispondeva con petulanza molta e senno poco, aggiunsi: «Voi meritereste essere arrestato!»

L'Accusa, come vedemmo, sostiene che io mi opposi alla incoata Restaurazione, minacciando prima e intimando poi l'arresto dei signori Digny, Brocchi e Martelli, che venivano ad ammonirmi di non volere opporre ostacoli alla iniziata opera loro. Il più lieve rimprovero che possa farsi all'Accusa, è ch'ella non sa quello che si dice. E la ragione apparisce evidente: suppongasi vero tutto quanto afferma l'Accusa; concedasi per un momento la minaccia e la intimazione dell'arresto; sembra che, per accusare l'uno atto e l'altro come avversi alla Restaurazione, dovesse ricercarsi la causa che gli motivarono. Ora è provato per dichiarazione di coloro che di queste minaccie depongono, come non muovessero già da opposizione; al contrario, dal volere l'Assemblea esclusa da cooperare al ristabilimento della Monarchia Costituzionale, e più poi dalla tradita fede, dopo essere stata a questo fine ricercata dal Municipio, e dopo essersi posto secolei pienamente d'accordo.