In qual guisa i Commissionati del Municipio potevano condursi a intimare l'Assemblea di non opporsi alla incoata Restaurazione, se, ricercata poco anzi, aveva consentito? Se a questo fine aveva stampato un Proclama? Se anche sul tenore del Proclama avevano convenuto?

Onde il tribunale della Coscienza Pubblica giudichi fra me e i miei Giudici, è di mestieri esporre le prove che l'Accusa ha raccolto, e certo non in benefizio di me. Il Professore Taddei così depone: «Gli stessi Deputati (che come Commissionati del Municipio avevano letta e approvata la Notificazione dell'Assemblea, Digny, Brocchi e Martelli) ritornarono a dire che la fusione dell'Assemblea col Municipio non era compatibile (dopo averla ricercata!). Questa risposta non poteva a meno di dispiacere — oltre a mancare di lealtà verso di me, e verso gli altri[717] L'Avvocato Panattoni dichiara, che udì lamenti.... sopra un malinteso, che pareva nato a motivo di non avere il Municipio secondati certi accordi che dicevansi passati col signor Presidente Taddei, e che resultavano ancora da un Manifesto stampato. — Il signor Venturucci (avvertasi, che sopra questo testimone l'Accusa fonda la incolpazione dello intimato arresto ai Municipali) depone come i signori Conte Digny, Brocchi e Martelli, si scusavano di avere pubblicato il Manifesto del Municipio (ed era ragione che si scusassero), e promettevano di andare d'accordo con l'Assemblea, e combinare. E Guglielmo Conte Digny, che tanto poco e tanto male le più volte rammenta, nondimeno su questo proposito dichiara: «È un fatto, che tanto lui (sic) che tutti quelli, che volevano indurre il Municipio a concertarsi coll'Assemblea, si appoggiavano specialmente sulla osservazione, che il Municipio di Firenze aveva bisogno di appoggio dei Rappresentanti di tutte le Popolazioni toscane per essere riconosciuto da esse. E fu dietro questa idea che furono redatti (sic) i progetti di Proclama di cui ho parlato. Anzi uno di questi progetti era redatto fino dalla mattina da uno dell'Assemblea.»

Non è pertanto vero, anzi è turpemente falso, che alla restaurazione del Principato Costituzionale mi opponessi, quando facevo sentire la necessità di riunire il consenso universale, e per atto immediato al partito preso dal Municipio fiorentino; è vero, all'opposto, che la breve disputa nacque dal rifiuto dell'adesione dell'Assemblea, che il Municipio faceva, dopo averla richiesta, e accettata. Ed ho creduto allora, e fermamente credo adesso, che in cotesto modo operando bene meritassi della Patria. Con l'adesione dell'Assemblea si sarebbe tolto al partito la indole di municipale che mostrò negli esordii, indirizzandosi perfino col primo Proclama il Municipio Fiorentino ai soli Fiorentini. Con l'adesione dell'Assemblea, i fattori del 12 Aprile non avrebbero avuto a deplorare nel giorno 16 aprile la esitanza di alcuni Municipii,[718] nè nel giorno 24 la resistenza di taluni alla manifestazione dello spirito pubblico, e si sarebbe per essi ottenuto veramente quel voto universale che avrebbe blandito gli animi e consolate le memorie.[719] Con l'adesione dell'Assemblea, Livorno si sarebbe sottomessa, e quindi tolto via il pretesto come la necessità di chiamare armi straniere. Con l'adesione dell'Assemblea, non era mestieri appoggiarsi su le forze che somministrava la Reazione, le quali trassero il Municipio e la Commissione aggiunta, repugnanti certo, ma obbedienti allo impulso della necessità, oltre ai confini stabiliti. Con l'adesione dell'Assemblea, non veniva nel Municipio e nella Commissione aggiunta la paura, e con essa la infelice compagnia di esilii, di carcerazioni, di famiglie disfatte, e di sventure che ormai mano di uomo non può riparare, e quella di Dio può consolare soltanto. Con l'adesione dell'Assemblea, il Municipio e la Commissione molte morti che ci hanno contristato potevano evitare. Con l'adesione dell'Assemblea, voi non avreste avuto bisogno di giostrare meco con la lancia di Giuda.

Voi, usurpando il mio disegno, voi, ritorcendo contro me ingratamente gli apparecchi con tanta fatica e tanto pericolo condotti a termine, quasi finale, avete guasto il presente e l'avvenire; poichè avvertite, che qui considerato e qui fu scritto, come le commozioni popolari fossero di augumento a Roma, avvegnadio colà con una legge si concludessero, mentre partorirono la perdizione di Firenze, terminando quaggiù con offesa nelle persone e negli averi.[720] Quando, falliti i vostri disegni, gittaste un grido, voi nol voleste confondere col gemito universale; anche in quello voleste lasciare una memoria di superbia e di odio: «Se gli avvenimenti del 12 aprile dovevano avere questa conchiusione, meglio era che non fossero accaduti, e che coloro, che condussero la Toscana a questa dura necessità, fossero gli attori di questa ultima parte del Dramma ignominioso[721] I Parti ferivano fuggendo; voi mordete spirando: e pure, invece di mordere me, offendete voi stessi: infatti qui sta appunto la condanna vostra; se voi non eravate certi di fare meglio di me, se l'opera di Parte non vi ha procurato meno triste sorti di quelle che andavate predicando sarebbero uscite dalle mie mani, dovevate lasciarmi fare. Però io non dimentico, nè tampoco voi stessi dovete obliare, che me giudicaste degno di salvare quel più si potesse dell'onore e della indipendenza nazionale; me animaste ad usare per la salute della Patria i mezzi che la esperienza mi avrebbe saputo consigliare più opportuni ed efficaci; me confortaste a perdurare nella impresa, offrendo il soccorso e il concorso dei poteri municipali.[722] Sono questi essi i concorsi vostri? È questo il sapore dei vostri soccorsi? Perchè dopo avermi tradito mi avete oltraggiato? E perchè dopo avermi onorato mi avete detto obbrobrio? — Ma poco importa essere rigettato da voi; a me basta, che non mi repudii il Paese, e mi conservi la benevolenza che io spero non essermi demeritata.[723]

Ma non è da voi che mi tocca adesso a difendermi; bensì dall'Accusa, a cui mi avete consegnato nell'orto.... voleva dire nella Fortezza di San Giorgio. Ora che ho dimostrato come la minaccia e la intimazione dell'arresto, quando pure fossero avvenute, avevano lo scopo diametralmente opposto a quello finto dall'Accusa, io dimostrerò che non sono, e non possono essere vere.

Tre sono (e pare impossibile!) i deposti sopra i quali fonda questa incolpazione l'Accusa. Primo è Digny, succede Brocchi, viene ultimo Venturucci. Io non dirò come i due primi, così facendo, tentano onestare il tradimento di cui mi dolgo; non osserverò che mendaci sempre con gli altri, e il primo lo è quattro volte con sè stesso sopra un medesimo punto; non dirò nemmeno che ambedue confusi, perplessi, contradittorii, sono costretti (per paura di sentirsi rimproverare dallo stesso Ministro processante) a ripetere, — il primo fino a quattro volte, — che non sa, non ricorda, ha perduto la memoria dei particolari, — forse egli, forse altri s'inganna, — e tali altri rifugii per cui si rendono da per sè stessi spregevoli assai più che altri non potesse fare; — tutto questo, e non è poco, passeremo; confrontiamo i deposti:

«Digny. — Nacque fra noi e parecchi di loro una discussione viva e confusa intorno al Proclama già pubblicato dal Municipio, col quale annunziava assumere a nome del Principe la direzione dei pubblici affari. Io non rammento con sufficiente precisione i dettagli (sic) di cotesta discussione; — solo mi sovviene che il signor Guerrazzi rivolgendosi agli adunati diceva: — Voi avete fatta una Rivoluzione, — e per poco che le cose sostassero, e che piacesse agli adunati, egli ne avrebbe fatto arrestare i Componenti, i quali designava con le parole: questi Signori; per il che io non posso asserire s'egli volesse intendere tutti i Componenti del Municipio, o la Deputazione quivi presente. A queste parole sollevavasi una certa confusione fra i presenti, ma, domandata la parola da me e dal Brocchi, facemmo successivamente intendere, che le conseguenze di un passo simile sarebbero state gravissime, e ricadute su le persone di chi le avesse ordinate (sic), per cui sorsero proposizioni di conciliazione, e una deputazione si formò che ci accompagnò al Municipio.»

«Brocchi. — Rapporto (sic) al primo incontro, noto la circostanza che l'Avvocato Guerrazzi, rimproverando al Municipio di andare a promuovere la guerra civile, disse: — che sarebbe stato capace di fare arrestare tutti i componenti del Municipio. Il Dottore Oreste Ciampi e il Professore Emilio Cipriani, presenti, insistevano che si arrestassero quei Componenti del Municipio, che allora nella Sala si trovavano, ed io ed il Conte Digny replicammo, che ponessero mente a tale arresto.» E più oltre da capo: «questa proposizione volevano si portasse all'atto il Dottore Ciampi, e il Professore Cipriani.»

«Venturucci. — Mi rammento benissimo che Guerrazzi alzatosi in piede, e con veemenza, disse queste parole: — Signori, voi avete fatta una Rivoluzione; voi vi rendete responsabili delle conseguenze che ne possono derivare. Sì, voi avete fatto una Rivoluzione, ed io sarei capace di farvi arrestare tutti: anzi, siete tutti in arresto. Cui Digny replicò: Signori, pensino a quella che fanno: — faceva riflettere di più all'Assemblea non essere in numero sufficiente per deliberare, che ormai era evidente qual piega prendevano le cose. — Il signor Guerrazzi mutò tono, e con voce calma parlò con quelli del Municipio, che si scusavano di avere pubblicato un Manifesto, e dichiaravano essere pronti a mettersi d'accordo con l'Assemblea, e di concertare le cose

Ora questa intimazione di arresto non può essere vera, perchè me ne mancava l'autorità, e me ne mancava il potere. Mi mancava l'autorità per queste ragioni: il fatto del Presidente dell'Assemblea, confermato dai Deputati presenti, di unirsi al Municipio per provvedere alla salute della Patria, mi aveva tolto il mandato di Capo del Potere Esecutivo; e così ritenni, e così dissi; vedremo più tardi quando il Municipio andava in cerca di un pretesto per onestare la sua brutta azione, e non l'aveva ancora trovato, fare annunziare che a me repugnante aveva svelto di mano il potere: ma poi, considerando ch'ella era questa troppo grossa bugia, variò con l'arresto; la verità è, che io con animo lietissimo appresi la novella di essere esonerato da tanto carico, e che fino dalla sera precedente aveva dettato una renunzia spontanea, la quale deve essersi trovata nella stanza che occupavo in Palazzo Vecchio.