«La Città è tranquilla nè si pensa da alcuno, per ora, di recarsi a Firenze; anzi si sta redigendo un Indirizzo di pace ai Fiorentini che sarà firmato da molti.»
Così, mentre altri squassava con vigore estremo di braccia l'Albero della Discordia, e ne faceva cadere su la terra i frutti dell'odio, io, improvvido di tradimento, attendevo a insinuare nelle anime inacerbite sensi di magnanimità e di perdono, ed anche vi riuscivo: — e come il perdono fu il palpito ultimo della mia vita al Potere, così prego Dio onde mi mandi virtù che mi basti a fare sì, che la parola la quale ultima verrà profferita dalle mie labbra mortali sia: perdono a quelli che mi hanno tanto atrocemente lacerato!
FINE DELL'APOLOGIA.
APPENDICE.
A
VII. Tumulti quando incominciassero. — [Pag. 37].
«Il Consiglio, — non obliando la miserabile condizione nella quale, per effetto dei mutamenti politici, era caduta la Toscana, — deliberava unanime questa dichiarazione di fiducia, formulandola così: «Siamo grati agli espedienti che il Governo si affrettò di adottare.» — Non era anche venuta l'ora dell'ingratitudine!»
Con quali intenzioni il signor Guerrazzi salisse al Ministero, e perdurasse in quello, si ricava dalle seguenti lettere, di cui le prime due dirette al cavaliere Niccolò Puccini; la terza ad egregia Donna lucchese, che il Prefetto di Lucca prima di rimettere fece copiare, e in copia conservò; l'ultima confidenziale al prelodato signor Prefetto.
«Amico.