«Se mi ritenete per sospetto, io vorrei dirvi che la mia vita politica è rotta, che le sciagure della Patria mi hanno percossa la mente così da dissuadermi da partecipare più oltre nella cosa pubblica; ma voi lo terreste per giuramento di marinaro: vorrei offrirvi la mia parola di onore, ma, temendo ripulsa, non la espongo; solo vi avvertirò che vogliate ricordarvi come i tumulti a Roma non cagionassero mai la rovina della città, perchè terminarono con una Legge; all'opposto in Firenze, perchè si conclusero con prigionie, esilii, ed ingiurie maggiori. Se voi mi reputate un Capo Partito pericolosissimo avete tre modi: o ammazzarmi, o conciliarmi, o cacciarmi via. Il primo modo voi non vorrete, nè potrete tenere; il secondo pare che schifiate; rimane il terzo: ebbene, se vi par giusto, fatelo. Ho letto le storie non per ornato vano, sibbene per condurvi sopra la vita; e lo esempio di Giano della Bella m'insegna come gli animosi cittadini abbiano a sacrificarsi in benefizio della Patria. Nè possono mancarvi mezzi per assicurare a voi la mia partenza, e rendere a me meno amari i passi dell'esilio.

«Ritenendomi in carcere, voi mi rovinate la salute, e questo la coscienza vostra, che pur siete gentiluomini e cristiani, non lo può patire. — Rovinate i miei nipoti che, orfani per malignità del Choléra, tornano adesso (poveretti!) orfani una seconda volta. Rovinate le mie poverissime fortune, e condannate me e loro alla miseria.

«Ritenendomi in carcere, parrà che lo facciate per compiacere una plebe matta, che non sa servire nè esser libera, mutabile e feroce, e che me le gettiate davanti come alle belve nel circo; parrà che lo facciate per vendetta di me che pure non vi offesi, ed anche di recente mi condussi verso voi con la convenienza che meritate; parrà lo facciate in benefizio di una Fazione che vince; e quindi, comecchè coperti, cresceranno i rancori, e a loco e tempo proromperanno, nè avremo pace mai, e con somma contentezza dei nostri nemici presenteremo l'aspetto di moribondi litiganti sull'orlo della fossa. A me sembra essere tratto quattro secoli addietro, e mi paiono rinnuovate le gare degli Albizzi, degli Alberti, dei Ricci, e degli Scali: la prerogativa regia diventata quasi un pugnale, che i contendenti s'ingegnano strapparsi di mano per offendersi a vicenda.

«Queste cose ho voluto dirvi per la Patria, per la mia famiglia, e per me, onde voi mi trovaste modo onorevole di uscir di paese, — pensaste alla mia famiglia, alla gente che volontaria pena oggi qui meco, e comunque giovane si consuma, — e alleggeriste le angustie del carcere disonesto, che davvero sono troppe, e non sopportabili. Abbiate mente che così, senza offesa della vostra reputazione, non può tenersi un uomo che il Principe elevò al grado di suo consigliere, e voi stessi eleggeste a governare il Paese. In ogni evento della fortuna gli uomini, ancorchè emuli, hanno da usarsi scambievolmente un certo tal quale pudore di convenienza, senza del quale il costume pubblico precipita con danno infinito in cinismo feroce.

«Che se tutte queste considerazioni, e queste istanze per altrui e per me, dovessero convertirsi in un nuovo motivo d'ingiuria pei miei cari, e per me, allora la storia domestica mi presenta un altro esempio imitabile in tutto — eccetto che in una parte, — e questa consiste nel non desiderare mai che dalle mie ossa sorga verun vendicatore.

«Dalle Segrete, 28 aprile 1849.

«F.-D. Guerrazzi.»

FINE.

[ INDICE DEL VOLUME.]

Avvertenza [Pag. v]
Introduzione [1]
Considerazioni Generali [5]
I. Metodo adoperato dall'Accusa [5]
II. Giudizio del Guizot sul metodo adoperato dall'Accusa [6]
III. Esposizione dei fatti generali composta dall'Accusa [8]
IV. Confronto del metodo praticato dall'Accusa con le dottrine del Guizot [14]
V. Origine, progresso, e motivi della forza rivoluzionaria fuori e in casa [17]
VI. Agitazione in Toscana [20]
VII. Tumulti quando incominciassero [27]
VIII. Di una insinuazione dell'Atto di Accusa, che mi dà luogo a chiarire le sofferte ingiurie per la parte della Polizia [57]
IX. Esame dei §§ VI, VII, VIII dell'Atto di Accusa, e Comento alle parole del Decreto del 7 gennaio 1851: «che con mezzi riprovevoli ero giunto a impossessarmi del potere [78]
X. Costituente [126]
XI. Di una proposizione contenuta nel § IX del Decreto della Camera delle Accuse [159]
XII. Notte del 7 all'8 Febbraio 1849 [162]
XIII. Mio concetto intorno alla Repubblica [176]
XIV. Concetto dei Repubblicani [190]
XV. Motivo dei Repubblicani nel nominarmi membro del Governo Provvisorio [192]
XVI. Giorno 8 Febbraio 1849 [196]
XVII. Mia situazione in Piazza [216]
XVIII. Cause di delinquere [227]
XIX. Della contradizione notata dai Documenti dell'Accusa fra la potenza e la impotenza di resistere alle pretensioni del Partito repubblicano [231]
XX. Forza [244]
XXI. Conseguenze della Forza ammessa dai Documenti dall'Accusa [248]
XXII. Atti Speciali [254]
§ 1. Fatti di Siena [254]
§ 2. Invito al Circolo Fiorentino di tenere le sedute in Palazzo Vecchio [267]
§ 3. Impieghi dati in ricompensa a Mordini, a Ciofi, a Dragomanni; danari a Nicolini [270]
§ 4. Lettera al Sig. Gio.-Bat. Alberti Prefetto di Arezzo [275]
§ 5. L'Accusa non vuole leggere [287]
§ 6. Ordine per abbassare gli stemmi [291]
XXIII. Dichiarazioni in Senato ostili al Granduca [294]
XXIV. Spedizione di Portoferraio, e di Santo Stefano [304]
§ 1. Spedizione a Portoferraio [306]
§ 2. Dimostrazione [321]
§ 3. Spedizione al Porto Santo Stefano [348]
XXV. Spedizione di Lucca [397]
§ 1. Dimostrazione storica [397]
§ 2. Confronto storico [416]
§ 3. Stato in che mi trovo ridotto nei giorni 18, 19, 20 febbraio 1849 [429]
§ 4. L'Accusa non sa leggere [445]
§ 5. Della lettera del 19 febbraio 1849 indirizzata al Pretore del Porto Santo Stefano [446]
§ 6. Motivi per muovermi contro il Generale Laugier [452]
§ 7. Di una lettera del R. Delegato di Massa e Carrara [463]
§ 8. Minaccie d'incendii e di saccheggi [469]
§ 9. Corruttela delle milizie laugeriane, e di tutte in generale, e accusa del giuramento [480]
§ 10. Perchè il Generale Laugier si partisse da Massa [494]
XXVI. Leggi Statarie [497]
XXVII. Intorno all'Accusa della soppressione del Consiglio generale Toscano, e della mutata forma delle Elezioni [520]
Dimostrazione storica [547]
XXVIII. Mio disegno; motivi che lo persuasero, ed espedienti per conseguirlo [559]
Dimostrazione storica [615]
XXIX. Del Giudizio pronunziato sul mio operato dal Decreto del 7 gennaio 1851 [671]
XXX. I giorni 11, 12 e 13 aprile 1849 [692]
XXXI. Di una Sentenza della Corte Speciale di Parma del 1831 [766]
Appendice.
A — A pag. 37. — Due Lettere di F.-D. Guerrazzi al Cav. Niccolò Puccini (27 ottobre, e 16 novem. 1848) [773-774]
— A pag. 37. — Lettera di F.-D. Guerrazzi ad una Signora lucchese (3 gennaio 1849) [774]
— A pag. 37. — Lettera del medesimo al Prefetto di Lucca (10 gennaio 1849) [774]
B — A pag. 75. — Due Lettere del signor Gaetano Paganucci a F.-D. Guerrazzi (29 febb., e 19 marzo 1848) [774-776]
C — A pag. 76. — Scritto inedito di F.-D. Guerrazzi, dalla prigione di Portoferraio (19 marzo 1848) [777]
D — A pag. 113. — Lettera dell'Avv. Antonio Dell'Hoste al cancelliere Guidotti [786]
E — Nota alla pagina 117 dell'Apologia [787]
F — A pag. 289. — Proclama pubblicato dal Prefetto e dal Municipio di Lucca l'8 febbraio 1849 [787]
G — A pag. 312. — Lettera dell'ex-Ministro di Francia Benoît Champy all'avv. Tommaso Corsi (10 settembre 1851) [788]
H — A pag. 314. — Lettera di F.-D. Guerrazzi al Prefetto di Lucca (13 febbraio 1849) [789]
I — A pag. 481. — Intorno al sistema penitenziario, e più specialmente intorno alla Legge del 4 marzo 1849, Dichiarazioni di F.D. Guerrazzi [790]
K — A pag. 671. — Intorno alle Opinioni di alcuni Scrittori (Macfarlane, D'Arlincourt, Vecchi, Rusconi, Gualterio, Farini ec.), Discorso di F.-D. Guerrazzi [795]
L — A pag. 756. — Lettera dell'Avv. Ranieri Lamporecchi a F.-D. Guerrazzi (24 luglio 1848) [819]
M — A pag. 762. — Lettera di F.-D. Guerrazzi ai Signori Gino Capponi ed altri componenti la Commissione Governativa (25 aprile 1849) [819]