[33.] Monitore citato.

[34.] «Uomini, che si vantano, e per avventura saranno almeno in parte, sviscerati della Indipendenza italiana, senza posa si affacciano alle nostre frontiere così terrestri come marittime, dichiarando volere accorrere ora in Lombardia, ora in Isvizzera, ora finalmente a Venezia per versare quanto hanno sangue in benefizio della Patria comune. Bellissimi proponimenti invero, che troppo spesso lasciano desiderare sieno susseguiti da non meno belle imprese, e cotesto continuo andare e tornare non è quello della spola del tessitore, però che invece di aggiungere filo alla trama dello Stato, lo consumino irreparabilmente.» Monitore del 29 novembre 1848.

[35.] Monitore del 28 dicembre 1848.

[36.] Requisitoria del Regio Procuratore generale, p. 7, § 23.

[37.] Nel 3 novembre a ore 12, minuti 45, ricevo l'annunzio dei tumulti portoferraiesi; nel 3 novembre a ore 3, minuti 30, rispondo: «Affliggono le nuove di Portoferraio. Si prendono provvedimenti per ricomporre cotesta città. Il Giglio è a Livorno? Risposta subito.» — A ore otto dello stesso giorno mi annunziano: «restituite le fortezze, le chiavi delle porte e delle polveriere; reintegrate le Autorità.» Ma il Sig. Manganaro è a Livorno il 4 novembre, e nonostante le nuove riassicuranti, Manganaro insiste per andare a Portoferraio. — Vedi Dispacci telegrafici del Governo del 3 al 4 novembre 1848.

[38.] Vedi Dispacci governativi negati.

[39.] Intanto, ecco come scriveva il Pigli a sua discolpa: «Circa le 23 ha avuto luogo una dimostrazione con tamburi e bandiere per festeggiare la morte del Ministro Rossi. Da prima erano centinaia di popolani, e sono andati al Console Romano: da ultimo più migliaia, e sono venuti da me. Ho fatto il sordo ai ripetuti evviva. Il Capitano Roberti è salito; mi ha quasi obbligato mostrarmi al Popolo. Ho detto: il Ministro Rossi non era amato dalla Italia solamente pei suoi principii politici. Dio nei suoi arcani consigli ha voluto ch'egli cadesse per mano di un figlio dell'antica Repubblica romana. Dio custodisca l'anima sua e la libertà di questa povera Italia. — La dimostrazione si è sciolta subito. Si richiami il Roberti: egli l'ha pubblicamente approvata.» — Dispaccio telegrafico del 17 novembre 1848. — Dunque è manifesto, che Pigli costretto disse coteste parole; e che la dimostrazione gl'increscesse lo palesa il suggerimento di richiamare il Roberti, che l'approvò. — Io la ripresi acerbamente; la mancanza degli Archivii m'impedisce somministrare i documenti relativi; però dai Dispacci telegrafici resulta quanto le arringhe del Pigli mi turbassero. «Pigli, le tue parole dette al Teatro hanno sconcertato tutti; amico mio, tu sei buono, e rovini noi e il Paese.» Dispaccio telegrafico del 13 novembre 1848. — E più tardi, esortandolo a fare più parca copia di sua favella al Popolo, lo confortava a imitare la Rosa, la quale (io gli diceva)

Quanto si mostra men tanto è più bella.

[40.] Il Governo in cotesta occasione pubblicava il seguente Proclama. «Cittadini! Il Governo vuole che il Popolo domandi con modi civili, non violenti. — Gl'individui convinti di avere operate le violenze del giorno di ieri, saranno sottoposti all'azione ordinaria della Giustizia. A reprimere le violenze dei pochi deve bastare l'applicazione della Legge. Tornando vana la loro azione pel rinnuovarsi dei deplorabili eccessi, il Ministero, anzichè provocare un conflitto incompatibile con la fiducia di cui ebbe sì larghe prove, darà la sua dimissione.»

[41.] A Leigh Hunt portarono via il naso!