Il Collegio amplissimo dei Negozianti livornesi, poco uso a lasciarsi andare dietro le immagini false delle cose; per indole e per costume studioso a ben calcolare i fatti e i detti; quasi per me vinta la natura, mi mandava splendida testimonianza di affetto:

«Cittadino Ministro.

«A Voi piacque mostrarvi grato insieme agli onorandissimi Colleghi vostri, verso i Negozianti di questa Piazza, per quanto essi hanno fatto a pro del Governo, e non fecero se non quello che era debito di ogni leale cittadino. A loro posta i Negozianti di Livorno vogliono mostrarsi grati verso di voi, e ben più a ragione.

«Il modo come già sapeste ricomporre l'ordine, e donare la tranquillità al nostro paese indispensabili pella prosperità del commercio e delle industrie, l'alacrità vostra istancabile, il senno col quale scioglieste animoso complicati problemi della Politica contemporanea, e finalmente il sagrifizio per cui non risparmiate veglie, patimenti, e disagi a pro nostro, vi hanno ormai collocato fra gli uomini i più benemeriti della Patria, e la riconoscenza delle popolazioni, poste sotto il vostro Governo, è divenuta per tutti un debito sacro. Noi sottoscritti ci affrettiamo a dimostrarvela intiera, e queste nostre espressioni saranno in ogni occorrenza confermate dai fatti, perchè convinti che Voi al Ministero formerete e consoliderete la felicità della Toscana Famiglia.» — (Monitore Toscano del 15 dicembre.)

Nè, come per sè stesso poco è vago di parole il Commercio, così egli si era rimasto a dimostrarmi la sua benevolenza con vuoto suono di favella, chè mi aveva profferto largamente qualunque somma pei bisogni della patria avessi riputata necessaria; ed anzi, miracolo nuovo del secolo avaro, ricusavano ostinati lo interesse del sei per cento sul danaro, chiamandosi del solo quattro contentissimi.

«Carissimo Amico

«T'includo lettera Zocchi: prendi nota, e raccomandalo. La lettera sta per giustificazione.

«Il Commercio soddisfatto di noi mi fa sapere mediante alcuni miei amici che se vogliamo 50 o 60 mila lire ce le darà.

«Altra buona nuova: i sovventori delle 30 o 40 mila lire, ricusano il sei e vogliono il quattro. Coraggio dunque e avanti. Partecipa queste buone notizie alle E. LL.; io le farò mettere nel Giornale. Fa fare la deliberazione per emettere pagherò, e mandamene uno di lire 15 mila, sei mesi data, che ti porterò in giornata il danaro. Attivate lavori; la città sia in festa, e chi ci vuole male, male si abbia. Addio.

«27 settembre 1848.