«Firmato: F. D. Guerrazzi.

«P. S. Firma e manda le accluse.

«All'Illmo. sig. Avv. Luigi Fabbri Gonfaloniere di Livorno.»

E la Curia Livornese, che sempre mi tornerà nella mente grata ed onorata memoria, all'antico confratello si compiacque tributare alcuna parola di lode, che gli tempera di alcun poco il fiele di cui adesso lo abbevera l'Accusa.

«Cittadino Ministro,

«Interpreti dei sentimenti della Curia e della Camera di Disciplina di Livorno, noi vi rechiamo le congratulazioni loro per lo inalzamento vostro al Ministero. E l'una e l'altra, orgogliose di avervi avuto nel proprio seno, hanno sentito con gioia che il Principe ha reso giustizia ai vostri meriti e li ha ricompensati con la sua fiducia. In questo avvenimento, esse hanno considerato, non il vantaggio Vostro, non il lustro che proviene dalla carica, ma sì il vantaggio della Patria, il bisogno che ella ha di Voi e la gloria che saprete guadagnare in servirla. Epperò, come di un avvenimento felice, hanno creduto loro debito di rallegrarsene con Voi, come se ne erano prime rallegrate seco stesse.

«E certe che il mezzo onde più degnamente onorarvi e meglio incontrare il Vostro gradimento quello è di porgervi nuova occasione a ben meritare della Patria, esse hanno voluto che vi fosse fatto manifesto e subordinato e raccomandato un loro desiderio, sorto al seguito delle nobili parole proferite nella mattina del dì undici stante dal Regio Procuratore di Livorno, ed inspirato loro dall'amore ardentissimo che nutrono verso la terra natale e la scienza.»


L'Accusa (parmi sentirla) considerate tutte queste carte esclamerà: «Le sono giunterie di chi ha perfido il cuore per andare a' versi di chi tiene il timone dello Stato e buscarsi un po' di croce o una pensione...., o piuttosto schifezze di gente sprofondata nella sozzura della servitù.... non furono uditi gli schiavi salutare Claudio, quando andavano a sgozzarsi, per tenerlo un po' sollevato? — Ed anche, chi sa, che tutti i lodatori non fossero stati, di presente sieno, e saranno di generazione in generazione perfidi quanto il lodato!»

O dignitosa Accusa, sii, ti scongiuro, cortese a notare, come la ode e i danari i concittadini miei mi profferissero assai più mentre io stava lontano dal Ministero e dalle sue speranze, che dopo; nè l'abiezione è naturale peccato nella città che mi diè viti.