«Io mi allontano da questa amatissima terra con la persona; col cuore rimango fra voi. Avrete a governarvi Giuseppe Montanelli, nome caro ai buoni; per detti e per fatti bello ornamento della Patria. Amatelo, riveritelo. Se voi avete fiducia in lui, com'egli ha fiducia in voi, la opera della quiete dignitosa e con sicurezza sarà confermata; opera alla quale non io, ma la bontà, la temperanza, e la egregia indole vostra tanto potentemente hanno contribuito. Addio.
«Livorno, 4 ottobre 1848.
«F. D. Guerrazzi.»
[105.] A questo accennano l'espressioni della lettera del sig. Gonfaloniere Fabbri del 9 ottobre 1848 stampata a p. 23 nei Documenti dell'Accusa: «Sto preparando cosa, che ti sarà gradita; adesso non voglio dirti nulla....» Nel medesimo Documento occorre quest'altro periodo: «dimani comunicherò ai miei Colleghi la tua lettera, e sono certo che sarà da loro bene accetta tanto per la sua forma materiale, che spirituale.» Il sig. Gonfaloniere, richiesto, mi aveva fatto sperare copia delle Deliberazioni del Municipio di Livorno che mi riguardano, e le lettere private a lui stesso dirette, onde me ne valessi nel presente bisogno; — mi duole che non abbia potuto mandarmi queste carte per difetto di superiore permesso.
[106.] Documenti, pag. 9.
[107.] Monitore del 6 febbraio 1849.
[108.] Però importa avvertire in proposito, che se il Ministero mi avesse lasciato in Livorno, nè vi sarebbe venuto Montanelli, nè la Costituente sarebbe stata bandita, il Ministero approvante.
[109.] Vedi Documenti dell'Accusa, pag. 456. Dispaccio telegrafico del Gonfaloniere di Livorno al Ministero.
[110.] L'Accusa sembra ritenere autore il Montanelli dell'articolo stampato nella Italia; anche in questo s'inganna: esso appartiene a certo Professore della Università di Pisa, di cui taccio il nome per amore di pace.
[111.] Vedi Documenti dell'Accusa, a pag. 899.