[130.] «Il succitato Ministro ha avuto un abboccamento con Terenzio Mamiani sul vapore Mentore.» — (Corriere Livornese del 22 nov. 1848.)
[131.] Vedi Monitore, Seduta del 23 e 24 gennaio alla Camera dei Deputati.
[132.] Gazzetta di Firenze, 17 agosto 1848.
[133.] L'Accusa repubblicana, o piuttosto quella che si chiamava repubblicana, ecco come faceva aspro governo delle mie parole dette alla Tornata del 22 gennaio 1849.
«Il Ministro Guerrazzi veggendo come quelle vuote spelonche, che fanno le veci di cuore alla massima parte dei Deputati, non avessero eco per questo nome, vi ha aggiunto quello di Leopoldo II! Siano perdonati i pleonasmi al Ministro Guerrazzi, purchè ne faccia pochi, e que' pochi a fin di bene!
«Ha detto il Montanelli, e nobilmente detto, che: — se al bene della Italia converrà che la Toscana sia, la Toscana sarà..... Se alla Nazione italiana sembrasse diversamente, chi siete voi che vorreste resistere al voto di 23 milioni? La parola solenne d'Italia è l'arbitra suprema di tutte le prerogative. —
«E questo doveva bastare per una Assemblea di Deputati Italiani: ma siccome in cotesta Assemblea ve ne hanno degli Austriaci, anzi dei Croati di purissimo sangue, ai quali simili parole sarebbero sembrate una ragione di più per opporsi al pieno sviluppo del concetto informatore della Costituente, il Ministro Guerrazzi ha creduto ben fatto il soggiungere:
(Qui si riportano le mie parole un cotal poco alterate, poi si riprende:)
«Noi lo ripetiamo; se queste parole debbonsi riguardare come un ingegnoso espediente per combattere l'astuzia, il cavillo e la ignoranza, noi le accettiamo come si accetta una trista e penosa necessità. Ma se debbonsi considerare come professione di fede, come programma non di Ministro ma d'Italiano, noi che siamo schietti e leali, e impavidi Repubblicani, noi che lo fummo ieri, che lo saremo domani e sempre, siamo obbligati dalla nostra fede a combattere la sfiducia e la diffidenza del Ministro Guerrazzi, e a dirgli che l'ora è suonata, sol che al Popolo piaccia consultare l'orologio ove le ore della sua vita hanno funzioni assegnate, non dai Principi e dai Ministri, ma da Dio.
«La Costituente non deve e non può che costituire l'Italia, non già questa o quella provincia di essa a danno dell'una o dell'altra. Che cosa ha voluto il Guerrazzi far capire all'Assemblea con quelle parole che dovevano bruciare le labbra repubblicane dell'autore dell'Assedio di Firenze? Forse ha voluto insinuare la speranza che porzione di quelle terre, su cui passeggia un soldato con in petto la croce sabauda, o un frammento di quelle sulle cui bandiere sarebbe tempo per Dio! si scancellassero le chiavi simboliche della schiavitù delle genti cristiane, potessero accrescere di un miglio, di due, di quattro quella frazioncella d'Italia che si chiama Toscana?... Forse, nuovo Gioberti, come questo apostolo di menzogna volea porre sull'avvilita fronte del suo re la corona dell'Alta Italia, vagheggiava egli lo arcadico concettino d'una corona della Italia Centrale?.... Compirebbe questa la triade delle Italie reali che successivamente furono create dalla male ispirata fantasia dei sostenitori del decrepito e anticristiano principio monarchico.