«Il Popolo di Firenze ha mostrato di sentire repubblicanamente al pari di qualunque altro Popolo: le tradizioni degli avi si sono in lui risvegliate per miracoloso istinto, ed egli oggi sorpassa d'assai in repubblicanismo il Governo, dacchè il Governo vien fuori a parlare di maturità e di opportunità, mentre il Popolo a tutti cotesti cavilli, altro non grida che Repubblica!

«E Repubblica sia!» — (Frusta Repubblicana, 15 febbraio 1849.)

[146.] Altre lettere nel medesimo senso furono da me scritte; spero che i ricevitori vorranno mandarle al mio Difensore Avvocato Tommaso Corsi. Del fatto cui appella la lettera del sig. Bertani occorre traccia nel volume dell'Accusa, a pag. 476.

[147.] Niccolò Tommaseo, nome illustre in Italia, io non so bene se più per fama di lettere o per integrità di costume, passando per Firenze scriveami questo biglietto:

«N. Tommaseo desiderava attestare al Ministro Guerrazzi la sua gratitudine non solo per quanto egli fece e bramò per Venezia, ma per quanto egli parla ed opera in difesa di quell'ordine dignitoso e leale, fuori del quale non troverà che ignominie.» (Vedi Documenti, a pag. 540.) — Nonostante, l'Accusa sa che io fui elemento disorganizzatore. Forse glielo hanno detto i suoi generosi Giornali.

[148.] Della Democrazia in Francia, pag. 33. Bruxelles, 1849.

[149.] Fourier pretende fare questo, e dentro sei mesi. Egli calcola così: una dozzina di uova 10 soldi, e non è caro: fondinsi 600,000 falensterie; in ognuna possono alimentarsi 12,000 galline, che faranno l'uovo per 365 giorni dell'anno; ma posto lo facciano per soli 200 giorni (questo uom da bene ebbe avvertenza a tutto), ogni falensteria produrrà per franchi 500 di uova al giorno; annualmente, 100,000 franchi; tutte le falensterie insieme 60,000,000,000. Ora il debito inglese somma a 4 miliardi e ½ di Sterlini, o 135 miliardi di Lire. Dunque ce ne avanza. Il calcolo è giusto; rimane a trovare chi beverà uova!

[150.] Questo fenomeno ho letto osservarsi fisicamente anche nei detenuti alla carcere separata per dodici o diciotto mesi; però a Pentonville non permettono il subito trapasso dalla prigionia alla libertà assoluta, ma ritengono il detenuto per qualche giorno in mezzana libertà, onde senza danno della salute si assuefaccia all'aria aperta, e alla vista degli uomini e delle cose.

[151.] Questo brano di lettera mi fece copiare e mi rimise il signor Marchese il 12 febbraio 1848 con queste parole: «Ecco il brano della lettera al quale credo tu accenni. Il rimanente sarebbe inutile, tanto che nemmeno lo trascrivo, non che pubblicarlo. Per me non voglio la boria di averti fatto il sermoncino: tu giudica, se ti piace, che il brano qui sopra possa giovarti, e si pubblicherà; ma non senza licenza tua della quale vorrei conferma. Addio; ti scrivo in gran fretta; cura la tua salute.»

[152.] Memorie. Edizione di Livorno, pag. 11.