«Il Direttore della R. Posta di Livorno riferite senza ritardo alla Generale Sopraintendenza delle RR. Poste le istanze popolari esternate con la Dimostrazione nella sera del 28 corrente, concernenti il Giornale La Patria, mentre annuì alle medesime, si fa ora carico di comunicare al Pubblico conforme gli fu ingiunto la partecipazione ricevuta dal signor Consigliere Ministro dello Interno del tenore ec.»

[139.] Parole dello Indirizzo della Magistratura fiorentina al Ministro di Grazia e Giustizia, del 12 marzo 1849.

[140.] «Si è sparsa voce, che 400 Svizzeri sieno alle Filigare pronti a transitare per la Toscana. — Si è pure sparsa la voce, che gli Svizzeri invece di portarsi a Gaeta si condurrebbero per via sicura alla città di Siena. Comunico queste voci perchè il Governo, se può, le smentisca.» — (Dispaccio telegrafico Pigli, 2 febbraio, ore 1, m. 45.) — Deliberazione del Municipio Fiorentino, del 3 febbraio, di mandare Deputati al Granduca, motivata lº sul dubbio che l'assenza di S. A. da Firenze non abbia il carattere di precarietà; 2º su la necessità, che il Capo Supremo dello Stato stia presso la Rappresentanza nazionale, e presso il centro della pubblica Amministrazione, massime in tempi si gravi. — Il Circolo Fiorentino manda nel 5 febbraio 1849 uno Indirizzo per rimproverare il Ministero di non avere seguito il Granduca e domandato il suo ritorno a Firenze. — Questa deliberazione del Circolo è contraria alla lettera diretta dal Mordini a L. Corsi di cui si giova l'Accusa: invero quella dichiara proporsi la dimissione del Ministero verso il 5 febbraio; questa nel 5 febbraio rimprovera il Ministero di non avere seguitato il Granduca a Siena; e ciò parmi prova, che tra loro non fosse determinato disegno.

[141.] In qualche scritto moderno, e fiorentino, ho letto affermare straniera questa voce, e da fuggirsi da chi professa amore al paterno idioma. Siffatta opinione comparisce erronea, imperciocchè la parola reazione occorra adoperata dal Cocchi scrittore elegantissimo, nei Discorsi Toscani, I. 3: «È manifesto, che per l'azione del bagno caldo e freddo, e per la reazione del corpo nostro si può risvegliare moto, ed impeto.» Onde io la ho accolta con tranquilla coscienza.

[142.] I trasporti a cagione della strada ferrata, i cappelli di paglia per le diminuite ordinazioni, ec. ec.

[143.] «Livorno è agitatissima. Mi si dia qualche schiarimento in proposito: — le notizie che chiedo sono necessarie.... è necessaria immediatamente qualche notizia precisa, qualunque essa sia. Pigli.» (4 febbraio, ore 9. m. 15.) — «La città è in qualche agitazione. Mi si dice esservi per tal motivo molto fermento in Livorno, e a Lucca. Urge schiarimento per tranquillizzare il Popolo. Paoli.» (Pisa, 5 febbraio, ore 7, m. 15.) — Di Siena non parlo.

[144.] Documenti, a pag. 218.

[145.] La stampa, che sotto nome di repubblicana precipitava alla demagogia, così commentava la mia lettera poco fatidica invero:

«Diceva il Monitore Toscano, giornale officiale, or fa pochi dì, anzi soli due dì prima della fuga di Leopoldo d'Austria, di felice memoria, piacergli riferire una lettera che un amico suo scrivevagli di Roma: e in cotesta lettera così piacevole al Monitore, leggeansi le seguenti parole: — I buoni Italiani convenuti qui in Roma pare che abbiano deposto il pensiero di proclamare la Repubblica ecc.... — E il dì appresso veniva officiale novella della proclamazione della Repubblica a Roma, per opera di una grande maggioranza di voti nella Assemblea Costituente.

«Tre dì dopo, due popolazioni affollate, e dirò tre, perchè eravi anco la truppa, fin qui formante popolo a parte, sulla Piazza della Signoria, riassunta al primitivo suo nome per l'atto migliore e più umano che giammai abbia operato l'Austriaco Leopoldo, — quello d'andarsene, — era gridato, non da una voce nè da due, ma da migliaia e migliaia: Viva la Repubblica! Ed il simbolo di essa volevasi piantare, se non fosse stato proibito, sulla Piazza rigenerata da quel nuovo battesimo di Popolo. —