[696.] Guizot, Monk, pag. 129.
[697.] Hume, Storia d'Inghilterra, Cap. 62, pag. 449.
[698.] Lettera del 21 maggio 1660 del Ministro De Bordeaux al Cardinale Mazzarino, citata dal Guizot.
[699.] Lettera come sopra del 13 maggio 1660.
[700.] A Lord Say che gli parlava della necessità di escludere dall'oblio almeno qualcheduno dei Giudici, che avevano condannato a morte Carlo I padre del Re, Monk rispose incollerito: «No! neanche un solo: io mi reputerei il primo furfante del mondo se consentissi ad eccettuarne uno solo.» E col colonnello Hutchinson in altra occasione si espresse: «Dio mi danni, se per la morte del Re, uomo abbia a perdere pure un capello!» Nonostante, l'impeto e la vendetta dei Realisti furono più forti di lui; e quantunque nel Parlamento sostenesse il Partito della moderazione, potè appena ottenere, che il numero degli esclusi regicidi si riducesse a sette, dei quali sei soli patirono la morte. Ma il caso del marchese Argyle presenta tale carattere di tradimento, e di rancore personale, che lo steso Hume storico, di Partito tory, non può nascondere, che anche fra i contemporanei suscitò generale indignazione. Guizot racconta, che Lord Wharncliffe si è ingegnato, comecchè timidamente, ad attenuarne la colpa; ma egli dice, che coteste ragioni non lo persuadono per nulla, e che la indegnissima azione del Monk non merita scusa.
[701.] Anche Monk ebbe a sollecitatore per la restaurazione di Carlo II lo ambasciatore di Francia De Bordeaux, imperciocchè il Cardinale Mazzarino la desiderasse, ma non voleva muovere un passo ond'ella avvenisse; — così Hume ci avverte nella Nota ultima della Storia d'Inghilterra. — I ragionamenti di Lord Hamilton, perchè nulla manchi al parallelo, possono paragonarsi alle sollecitazioni del signor De Bordeaux.
[702.] Guizot, Monk, Prefazione, pag. 8 e seg.
[703.] Tutto questo è provato con i Documenti stessi dell'Accusa.
[704.] Quanto siffatte scapigliature mi dolessero, si è visto, e come io rigidamente le rampognassi, e studiassi reprimerle, si è visto del pari; onde io ho scritto quanto sopra non per amore di attenuarle, molto meno per iscusarle, bensì per tôrre a quelle intemperanze le tumidezze barocche con le quali noi le vediamo dipinte dall'Accusa, e dalla Italia Rossa.
[705.] «Al Governatore di Livorno. — Al primo accenno di Reazione arresti, e mandi a Portoferraio: io voglio, che il Paese non rimanga insanguinato di guerra civile.