[732.] In conferma della verità di questi fatti, alla contestazione seguente: — «Guerrazzi nei suoi esami parlando della deputazione del Municipio, che si recò come sopra all'Assemblea, si esprime nei seguenti termini: — venne il Municipio all'Assemblea dichiarando, che il Popolo fiorentino aveva restaurata la Monarchia Costituzionale di Leopoldo II; io per certo non aveva nulla da opporre, anzi feci considerare, che onde fosse il consenso più pieno, e non paresse che il Municipio di Firenze volesse imporre agli altri Municipii toscani, gioverebbe assai che l'Assemblea aderisse al voto municipale. Piacque la proposta, e a richiesta del signor Digny, e di altri Priori del Municipio fiorentino, io stesso ne distesi la formula la quale rimase presso cotesti signori;» — il signor Dott. Venturucci risponde: «Questo accadde veramente, ma dalle due alle tre pomeridiane, allorquando l'Assemblea erasi ritirata nelle stanze del Ministro della Guerra, ed è verissimo che il signor Guerrazzi stese una specie di ultimatum, che io stesso verso le 3 e ½ recai al Municipio.» La medesima contestazione è fatta all'Avv. Panattoni, e provoca la seguente risposta, la quale non accenna al successo nelle stanze del Ministro della Guerra, bensì all'altro, che avvenne nella Sala delle Conferenze, dove, in sostanza, i medesimi trattati si agitarono, comecchè si conchiudessero in guisa diversa: «Questo appunto si accorda col mio concetto. Anzi devo soggiungere, che il lunedì 9 aprile con alcuni amici ritenevo, che non si considerassero renunzianti Capponi, Corbani, e Castinelli; volli interpellarne il Capo del Potere Esecutivo, il quale non contraddisse; onde se il Guerrazzi fosse stato contrario non lo poteva dissimulare.» Il Presidente Taddei depone: «Inoltrata l'ora, e i Deputati rimasti nella Sala delle Conferenze essendosi recati nel Ministero della Guerra, ebbe luogo un altro abboccamento con i Commissionati del Municipio, ai quali fu fatta la proposizione, che, se non tutta l'Assemblea doveva riunirsi al Municipio, e alla Commissione Governativa, si riunisse loro almeno una Deputazione tratta dal seno della stessa Assemblea. Il signor Guerrazzi stesso ne formulò la domanda, ma neanche questa venne accettata.» Martelli finalmente depone anch'egli di questa minuta, che ritiene incominciata nella Sala delle Conferenze; il quale aggiunge che gli mostrai tutta propensione per conciliare le cose, e gli dissi, spaventarmi i Partiti, e che, se fosse stato utile conciliarli, ero pronto a farlo. — Da tutto questo la onesta Accusa ricava, che io mi mostrai avverso alla Restaurazione.
[733.] Lo stipendio ministeriale sotto il Ministero Ridolfi sommò a L. 18,000 annue; il Marchese Capponi lo ridusse a L. 14,000; da me fu ridotto a L. 12,000: nei 5 mesi e 15 giorni che ho tenuto il maestrato, ho rimesso di mio Lire 5333. 6. 8, come ne fa fede il libro di Amministrazione delle mie pochissime sostanze, tenuto dal signor Giovanni Bertani. La schifosa calunnia fu desunta dai due milioni, che l'Assemblea Costituente mi stanziò per le spese della Guerra, — ma i Buoni del Tesoro, i quali dovevano rappresentare questi 2 milioni di lire, non furono, — non che spesi, — stampati!!
[734.] Digny dice, che i signori Bulgarini e Capaccioli ebbero eziandio lo incarico di significarmi reietta la mia novissima proposta, e sarà.
[735.] Esaminiamo prima le prove testimoniali, poi discuteremo le razionali.
Martelli. «Nel tempo che si parlava nella Sala delle Conferenze dei Deputati» (equivoca con le stanze del Ministro della Guerra), «Guerrazzi disse: fargli paura Livorno; e si offerì andarvi per conciliare; disse inoltre, avere rubato tanto, che non aveva un soldo. Il Digny non disprezzò questo progetto» (notisi che parla un Commissionato del Municipio), «ed io fui quello, che disse non essere di ostacolo il danaro. Fu parlato di questo progetto alla Commissione Governativa, e fu rigettato.» — Chiarini. «Infatti il signor Guerrazzi, se avesse voluto, avrebbe potuto fuggire per mettersi in salvo come procurò mettere in salvo i Deputati dell'Assemblea; pranzai secondo il solito seco, e lo riscontrai sempre tranquillo a fronte delle grida disoneste e minacciose, che contro lui si emettevano sopra la Piazza del Granduca.» — Papadopulo. «Mi pare avere inteso, che appunto per la restaurazione del Governo gli fosse proposto recarsi a Livorno per persuadere il Popolo a fare lo stesso. Egli acconsentì, e stabilirono di fare la gita al tocco di notte.» — Ulacco. «A me pare di certo, che lo stesso Guerrazzi aderisse di venire a Livorno per l'oggetto di persuadere i Repubblicani a ritornare sotto il Governo Toscano.» — Nespoli. «In cotesto giorno sentivo, che il Popolo era irritato contro il Guerrazzi, e nel timore che irrompesse, e sfogasse delle vendette sopra di lui, due volte, per quanto mi pare, fui ad avvertirlo, insinuandogli di mettersi in salvo, ed offerendogli anche di mandare verso il Prato una compagnia di Guardia Nazionale per tutelarlo nello andare alla Via ferrata Leopolda; la mattina ricusò accennando non avere alcun timore, la seconda fra le 2 e le 3 dopo mezzo giorno, per quanto mi pare, mi fece travedere di essere in trattative con altre persone da dovere aspettare, senza però che io sapessi nè su che cosa, nè con chi le avesse pendenti; in questo secondo incontro eravi anche il Generale Zannetti, che venne via meco, e non rammento se dicesse ritornare.» — Chiarini. «Nespoli Emilio offrì farlo scortare dalla Guardia Nazionale fino alla Stazione della Strada ferrata: il signor Guerrazzi ricusò per aspettare le comunicazioni del Municipio dietro i concerti già tenuti precedentemente.» — Zannetti. «Non lo ricordo particolarmente, ma è possibile, che io mi ci sia trovato (col Nespoli), ed anche abbia promesso al Guerrazzi di tutelarlo, perchè non facevo che adempire al dovere del mio grado.» E più oltre: «In aggiunta devo dire che anche nella mattinata del 12 io ebbi a trovarmi col signor Guerrazzi in Camera delle Conferenze, unitamente a molti Deputati, ed una Deputazione del Municipio, composta dei signori Digny, Martelli, e Brocchi; e poi più tardi nelle stanze del Ministro della Guerra; e come tanto là che qui si trattasse in sostanza di unire il voto della Camera a quello del Municipio; come fosse incaricato il signor Guerrazzi di stendere la formula del Decreto per la nuova Commissione Governativa; come appunto per ottenere l'unione del voto della Camera con quello del Municipio si proponesse dal signor Guerrazzi di associare alla Commissione il signor Professore Taddei che rappresentava la Camera per esserne Presidente, e il Professore Zannetti come Generale della Guardia Nazionale. La Commissione Governativa non aderì accettare la formula data dal signor Guerrazzi per quanto la Commissione del Municipio AVESSE ADERITO.» Interrogato solennemente, — s'è vero quello che il Guerrazzi dice di essersi fermato a Firenze a disposizione della Commissione Governativa, e più tardi essersi dato nelle mani ai Membri del Municipio fiorentino, ed a Lui Testimone nella sua qualità di Generale, sotto fede che non si sarebbe attentato alla di lui libertà; — risponde senza ambagi: «È innegabile quanto dice il signor Guerrazzi, ed è appunto per ciò, che io diceva nel principio, o nel corso di questo mio esame, e precisamente quando mi richiamava al giorno 12, — che mi riconduceva ad una epoca dolorosa, — PERCHÈ, CONTRO MIA VOLONTÀ, DIVENTAI COMPLICE DI UNA MANCATA PAROLA!»
Esaminiamo Digny, e Brocchi. — Brocchi. «L'Avvocato Guerrazzi.... chiedeva una missione onorifica per Livorno, ed ebbe evasiva risposta.... e qui dirò una volta per sempre, lo che avrei dovuto forse premettere, che lo stato del mio animo il 12 era tale da non potermi oggi riportare alla mente, che dei fatti complessi, molte circostanze tornandomi nuove, come se in quei fatti io non avessi rappresentato una parte principale.» — Messala, cavaliere romano, avendo rilevata una sconcia battitura sul capo, dimenticati tutti i numeri, non gli rammentava che dall'uno al cinque; — ma indi a poco la memoria del Brocchi, cessato lo ecclissi, s'illumina di nuovo per affermare, che il Collega Martelli confonde epoche e fatti, e per ricordarsi, che non essi offrivano a me, bensì io proponeva loro recarmi a Livorno con missione onorevole, come si rileva ancora dalla mia scrittura indirizzata alla Commissione Governativa: «Guerrazzi minutò» (il Brocchi dichiara) «un Proclama per conciliare i diversi, anzi i contrarii atti pubblicati dal Municipio, e dalla sedicente Assemblea; — mi pare proponesse una Commissione mista da aggiungersi al Municipio; — mi pare, ma non ricordo bene, portassi io questa minuta al Municipio, — ma per concorde opinione di non accettare quella proposta, intorno alla quale tanto io, che Digny, non ci eravamo impegnati a nulla.» — Digny. «Andai a cercarlo nelle stanze del Ministro della Guerra: quivi Guerrazzi e i Deputati per evitare collisioni persistevano a domandare un Proclama comune col Municipio; sebbene io facessi sentire DIFFICILE» (si noti) «una transazione, Guerrazzi da un lato, Cipriani dall'altro, si mettono a formulare progetti!» Qui Guerrazzi gli dice: «voi già sapete, che io vedeva volgere le cose alla Restaurazione» (il Brocchi non concorda; egli ha inteso, che le mie parole suonavano: «tutti lavorammo nel senso della Restaurazione»); «la vostra grande difficoltà è Livorno; io posso accomodare ogni cosa; potreste mandarmici per interino;» ma egli avendo risposto evasivamente, io soggiungo: «ho rubato tanto, che non ho un quattrino, e ve lo dico per vostra regola...;» però dichiara non potere asserire di ripetere le precisissime parole. — E fa bene ad avvertirlo, perchè sono parole ebbre coteste sue. — Più oltre nel recarsi in Palazzo con tutti i Colleghi seppe, che il Guerrazzi desiderava vederlo in serata. — Più oltre dichiara: «Essere un fatto che il Guerrazzi, e gli altri, che volevano indurre il Municipio a concertarsi coll'Assemblea, si appoggiassero specialmente sul bisogno dello appoggio (sic) dei Rappresentanti di tutte le Popolazioni toscane per essere riconosciuto da esse, ed in questa idea (e non può reputarsi cattiva) avere il Guerrazzi ed altri Deputati composti varii progetti di Proclami; ritenere forse il Guerrazzi per richiesta le parole che io dissi: — fate se credete nuove proposizioni.» E se vuolsi conoscere per confessione sua propria quale sia la fede di questo Conte, basta considerare quanto non dubita raccontarci più oltre, e confrontarlo con le parole superiormente trascritte: «facevo sentire difficile una transazione: — del resto io rammento benissimo che io andava per la seconda volta in Palazzo, con la certezza che nessuna transazione sarebbe accettata. — Bulgarini e Capaccioli, avvisarono, credo, il Guerrazzi della risoluzione definitiva, e per Capaccioli Guerrazzi mi fece dire che desiderava vedermi in serata;» onde non sa come io ritenga aver egli promesso di vedermi con ordini od altro. Io non istò ad analizzare questo mucchio di lordure; tutta l'acqua dell'Arno non basta a lavarle.
Prove razionali sono la facoltà mia di partire: partirono tutti, perchè non io? Me aveva affidato di accoglienza e di asilo il Britanno Legato; me ad ogni evento, col mezzo del suo Segretario, l'Ambasciatore Francese profferiva tutelare con bella gentilezza fino dalla mattina nel suo palazzo; me vollero trarre seco loro i Deputati che pei passi sgombrati accompagnai onde uscissero incolumi. Me il Colonnello Nespoli e il Generale Zannetti erano venuti a prendere per iscortarmi fino alla Stazione della Strada Ferrata; me il Tommi, me il Manganaro proffersero condurre via; che più? Il Municipio stesso e la Commissione mandavano a invitarmi, o intimarmi, o comandarmi a partire; perchè dunque rimasi? Alle azioni umane, in ispecie se così inopportunamente singolari, bisogna pure assegnare proporzionato motivo. Digny si arrampica ai ragnateli per escludere il convegno, e allega la chiamata del Capaccioli; questi non sa, che io rispondevo alla domanda del Conte, e tali per lo appunto suonavano le mie parole: «Ditegli, che lo aspetto nelle mie stanze.» E se non fosse così, a qual fine, per qual causa, doveva io mandare pel Conte? Forse, com'egli dichiara, per dirgli io che volevo andare a Livorno?.... Gagliofferie sono queste. — O che bisogno avevo io di chiamare alle ore quattro del pomeriggio il Conte per dirgli la sera che volevo partire per Livorno, mentre a cotesta ora potevo essere arrivato? — Avevo dato parola, e lo aspettai, quantunque non mi paresse sicuro il fermarmi. Rideranno certo i giovani Riformatori della Società della mia pertinacia ad osservare la parola, ma io già sono vecchio, e quando era giovane trovai che nel mondo costumavasi ancora mantenere le parole date.
[736.] Esodo, cap. X.
[737.] «In certi tempi si manifestano tali eccessi di febbre nelle civili società, che le stesse Assemblee forza è che assumano indole democratica, e con estrema caldezza favoriscano la causa del Popolo. Nè questo successe unicamente ai tempi nostri, ma il Consiglio di Castiglia, il Parlamento di Francia, e le Assemblee degli stessi nostri antichi Baroni somministrano altrettanti esempii in conferma di questa verità.» — (Edinburgh Review. Vita di Lord Melbourne, Ministro inglese.)
[738.] Siccome le prove non sono mai troppe, mi capita tra i piedi il Popolano del 7 marzo 1849, ed in proposito delle elezioni mi occorre questo passo: «Tutto compreso, conviene confessare che la idea rivoluzionaria, repubblicana, unitaria, non brilla per la dappocaggine di quelli che la dovrebbero rappresentare nell'Assemblea dei 120.»