[773.] Lo Scrittore servendo al Partito giudica senza esame: egli non ha mai letto i miei Scritti politici. Appena vennero i tempi opportuni per occuparmi praticamente delle cose del Paese, l'Apologia prova come sempre le Dottrine Costituzionali sostenessi.

[774.] Amo il Popolo davvero, e quindi aborro prevalermi della sua esaltazione per perderlo: tutti desidereremmo la Italia unita in una sola Nazione, ma questo non importa già che nutrendo simile desiderio l'uomo politico deva rigettare il bene possibile, per tenere dietro a cosa, che i tempi non consentivano nè gli uomini.

[775.] Richelieu scrisse tragedie, Canning poesie, Martinez della Rosa commedie, nè penso che governassero gli Stati con le loro opere letterarie. Lo Autore può scrivere quello che vuole: il Ministro fa quello che deve; e le reti dello Ambasciatore sono prette immaginazioni; e chi sia questo Ambasciatore dalle mille miglia non è facile a comprendersi.

[776.] Il Piemonte mi offriva pegno di accomodare probabilmente le cose d'Italia; la Repubblica Romana a scomodarle sempre più. Qui nota, lettore; gli zelanti del Piemonte mi accusano propenso alla Repubblica Romana; gli zelanti Repubblicani propenso al Piemonte!

[777.] Volendo reggere col positivismo, per necessità dovevo accostarmi al Partito dei positivi. E ritenute le proposizioni, che pure va dettando lo Scrittore, — che la fuga del Principe non appresi per cosa di grave momento, e vidi sempre in lui il filo per uscire dal laberinto; — che fui oppositore costante alla Unificazione con Roma, in ispecie a quel misleale bandirla, e lasciare poi alla Costituente la libertà del ratificarla; — che giunto al Potere ebbi modo a fare proclamare la Repubblica, e non volli; — che propenso al Piemonte erami spino negli occhi la Repubblica Romana; — che la Unificazione con Roma prima della battaglia di Novara per non increscere a Piemonte respinsi, e dopo per evitare, come credeva, la invasione straniera; — che finalmente i Repubblicani avrebbero dovuto mettermi in prigione: — ritenute tutte queste proposizioni, non mi sembra che stia a martello supporre che volessi rendermi necessario a tutti i Partiti; almeno del Repubblicano non diventavo benemerito; ma Partito e Logica non si sposeranno mai. Il signor Rusconi ha voluto fare di me la seconda edizione di lord Ashley, che poi fu conte di Shaftesbury, ed uno del Ministero Cabal sotto Carlo II; ma egli ha mancato di avvertire come questo uomo insigne per improbità politica non si opponeva mai ai Partiti, bensì si gettava in balía di quello, che più gli appariva zelato, e promosso dal Popolo. Parteggiò col Cronvello finchè visse, e dopo la sua morte attese ad unirsi alle fortune della Restaurazione. Salcio sempre, e ferro mai; così stette a galla sempre; ma, ripeto, Logica e Partito non sono destinati a sposarsi. (Vedi Hume, Storia d'Inghilterra, Capitolo 65.)

[778.] E prima, e dopo lo infortunio di Novara, pretesi che con buona fede s'interrogasse la universalità dei Toscani sopra le sorti del Paese. Tutto è qui; la mia anima non si noleggia ai Partiti, e la mia rettitudine per scilocco o tramontana non varia. Il Paese doveva consultarsi; anche i Repubblicani ne andarono d'accordo: dunque il voto universale doveva rispettarsi, e aspettarsi: poi i Repubblicani il voto universale pretesero non rispettare nè aspettare; ma allora, era il Popolo, o un Partito, che voleva imporre la Repubblica?

[779.] Questo è vaniloquio. L'onore dell'uomo di Stato consiste nel procurare il maggior bene, e nello evitare più che possa mali al suo Paese. Noi non avevamo a sostenere per punto di onore la Repubblica, perchè non l'avevamo proclamata.

[780.] Chi mi fa rimprovero di non essere morto, quantunque Ministro di Repubblica, prima di tutto è vivo! Ciò posto, dirò: appunto perchè conoscevo i sentimenti del Popolo aborrii di eccitarlo, e strascinarlo come si pretendeva; invece di salvare me solo nello esizio di tutti, operai in modo da salvare gli altri e perdere me solo. — Il signor Rusconi, che fu Ministro, dovrebbe sapere, che i Ministri non si dilettano a immaginare, ma a raccogliere i fatti, e su quelli fondare i giudizii e le azioni; chi altramente fa, sè perde ed altrui.

[781.] Il Dottore Maestri pur troppo si atteggiava, come ho detto, a Proconsolo, piuttostochè a Ministro di Stato amico. Lascio considerare se le sue teorie fossero accettabili: mettere a cimento la salute di un Popolo per principii, che appartenevano ad un Partito violento sì, ma in minorità nel Paese, non è probità di cittadino, bensì opera di fazioso. Il signor Rusconi pensa accusarmi, e, se non isbaglio, fa la mia apologia. Io che sono uomo all'antica, per esempio, credo, che il Popolo si accomoderebbe più volentieri con un Re come Enrico IV, che s'ingegnava a fare in modo che tutte le domeniche avesse la gallina in pentola, che col signor Rusconi, il quale s'ingegnerebbe a farlo impiccare per la maggiore gloria ed esaltazione della Repubblica.

[782.] Il sig. Rusconi erra: non io accettai, ma il signor Montanelli accolse le trattative sopra 8 punti come si è veduto nella Apologia; ed in questo fummo discordi, sicchè egli mi lasciò a discutere solo il negozio con lo insistentissimo signor Maestri: la violenza di questo Signore giunse a tale, che io scrissi a Roma, lo avrei fatto scortare ai confini se non si richiamava, e mi fu promesso. — Tutto per forza, e sempre hanno preteso da me e da altrui. — Finchè non incontrano opposizione essi sono larghi di blande parole, ma se taluno si avvisa contradirli indracano, violentano, e oltraggiano..... come tutti i Partiti in generale, senza eccezione di alcuno.