«Che frattanto il Governo Provvisorio deva unirsi e stringersi con quello di Roma, in guisa che i due Stati agli occhi del mondo ne compongano uno solo.»[255]
Rigoroso il mandato; palese il tranello, però che in quel medesimo giorno l'Assemblea Romana votava la decadenza del Pontefice, e la Repubblica, ed è da credersi che di ciò fossero troppo bene informati i Caporali del Circolo quaggiù; per la qual cosa quello che la immediata Unione con Roma volesse dire, ognuno sel vede. Infatti, il Plebiscito del Popolo fiorentino non era presentato mica come un voto o un consiglio: al contrario, come ingiunzione, che equivale «all'obbligo espresso di percorrere la strada tracciata intieramente senza riposo.»[256]
Ed io per parare il colpo, e tutelare il mio capo, ormai mi vedeva abbandonato da tutti. Il Municipio si opponeva forse? Protestava egli? Si dimise? No. Egli prese parte agli atti governativi. Finchè il terreno apparve ingombro di spine, stette dietro al Governo: quando seppe da lui, che la Toscana si mostrava aliena alla Unione con Roma e alla Repubblica; quando conobbe gli ostacoli remossi; e sopra tutto quando non ci era pericolo; allora spiccò bravamente la corsa, e vinse il palio.
Sì, io non serbo amarezza; ma, o voi del Municipio, che a tale orribile passo, con arti di cui la pubblica coscienza raccapriccia, mi avete condotto, ditemi: non mi deste conforto e soccorso nella universale trepidanza a preservare da ruina il Paese? Ah! Voi lo neghereste invano; ne menavate vanto allora, e con Deliberazione del 12 febbraio bandivate, ed era vero: «che dopo avere speso ogni cura a remuovere dall'animo del Principe il pensiero di uno allontanamento, lealmente offriste il vostro concorso agli uomini, che di necessità assumevano il grave carico di reggere provvisoriamente il Paese in sì difficili momenti.» In che cosa peccai? dite. Forse per essere proceduto parziale ai Repubblicani? Ma io solo mi opponeva al precipitare della fazione, mentre voi mostravate volerle ormai dare vinte le mani.[257] Forse per avere convocato i comizii universali? Ma con un Giornale protetto da una parte di voi, questo provvedimento consigliavate e pretendevate![258] Forse perchè alla difesa delle patrie frontiere con tutta l'anima attendeva?... — Forse perchè alla restaurazione del Principato Costituzionale io ostava?... E qualcheduno di voi lo ha detto per onestare la tradita fede, che non si onesta mai. Ma di questo più tardi.
Urgeva pertanto, che io mi atteggiassi in modo, che le insinuazioni dei malevoli, i rancori delle vanità offese, i sospetti di parte non facessero breccia nell'animo del Popolo maravigliosamente commosso: e, molto più importante ancora, urgeva che le esterne turbe non passassero sul capo al Governo e ai suoi conduttori stessi; salvare insomma la città. Però, andando in Senato, alla proposta del Senatore Corsini, che il Governo Provvisorio conservasse le forme attuali governative dello Stato, e il potere devoluto alla persona del Principe, risposi a un di presso nei termini seguenti; e dico a un di presso, perchè tutti conoscono che la nostra stenografia lasciava molto a desiderare, in fatto di esattezza.
Ministro dell'Interno, «Sento il bisogno di manifestare l'animo mio intero. Signori! Io, con quella maggior fede che un uomo del Popolo può esercitare, ho servito fedelmente Leopoldo Secondo; e debbo dirvi, o Signori, francamente, era offuscato da un gravissimo errore; imperocchè io credeva che libertà di Popolo e Principe potessero stare insieme. Mi confortava in questa mia speranza il considerare Leopoldo Secondo, per quanto egli mi diceva, onestissimo e dabbene.
«Oggi questa speranza è caduta; questo velo si è squarciato, ed io devo solennemente dichiarare che Leopoldo Secondo non ha corrisposto per niente alla fede con la quale noi lo abbiamo servito. Per conseguenza, io sono stato chiamato al Governo Provvisorio dal Popolo; sono stato confermato dalla Camera dei Deputati toscani; chè altrimenti io non accetterei questo mandato; intendo esercitarlo a benefizio del Popolo, non intendo esercitarlo a benefizio di Leopoldo Secondo, che giusta la mia opinione ci ha traditi.»
L'Accusa, ad escludere la difesa, oppone che io non poteva essere dominato da timore, imperciocchè poco innanzi avessi esposto, che io non aveva paura del Popolo. Della malevola quanto irragionevole induzione, che ricavasi da queste parole, altrove ho discorso, e a quel punto rimando. Qui aggiungo (e chiedo venia al lettore se lo trattengo di studii filologici, dacchè io nol faccio per vana saccenteria: mi compianga piuttosto vedendomi, con Toscani Giudici, ridotto perfino a raddrizzare il significato di parola toscana), qui aggiungo, che dove mai avessi dichiarato nell'Assemblea non avere paura, questo non esclude che più tardi dovessi concepire timore. Paura è codardia di animo, che aombra o per immaginativa, o per cose, che non abbiano potenza far male: timore denota la giusta estimazione che gli uomini, comecchè fortissimi, fanno del pericolo sovrastante:
Temer si dee di sole quelle cose,
Che hanno potenza di fare altrui male;