Delle altre no....

avverte Dante nostro; e la distinzione fra timore e paura fu notata dal Grassi, confermandola con esempii elegantissimi.[259]

Ora, quando prima venne il Popolo nell'Assemblea, bene sta che io non ne avessi paura; conosciuta poi la sua furia, e considerate le arti pessime, che altri poteva adoperare per indirizzarla a mio danno, sarebbe stata stupidezza non raccogliere dentro di me il prudente timore. E, se male non iscorgo, parmi sul futile argomento dell'Accusa avere adoperate parole già troppe.

Io per me ho tanta opinione nella intelligenza del Senatore Corsini, che non dubito punto asserire ch'egli si sarebbe astenuto dal suo discorso, dove lo avessero informato della deliberazione presa dal Popolo, e dello impeto col quale la pretendeva eseguita, minacciando chiunque, anche con parole, gli si fosse opposto. — Supponiamo che la proposta del Senatore Corsini fosse stata accettata, che cosa ne sarebbe avvenuto? La fazione, il Popolo, la turba insomma, che comandava sovrana, incitata dall'ostacolo, chiamando me e il Senato traditori, ci avrebbe condotto a fiero passo. La proposta Corsini pareva ed era una sfida contro al Plebiscito decretato in piazza dalla moltitudine onnipotente; così saremmo andati incontro ai danni che più c'importava evitare; la società si perdeva. Me atterrato, chi saliva in Palazzo? Domandatelo agl'impiegati più alti, a cui le labbra diventavano pagonazze discorrendo fra loro di cotesto pericolo.

Supponiamo, che vedendo impossibile mandare ad esecuzione la proposta Corsini, io ne avessi tolto pretesto a rassegnare lo ufficio, e si fosse sparsa in quel giorno fra le turbe commosse la voce, che io mi era dimesso per la insorta opposizione; avete mai pensato a quello che stava per nascere? Certo non ci avete pensato. Sì, ripeto; se il Senatore Corsini fosse stato informato della condizione delle cose, pensando quanto grave posta giuocava con le sue parole, si sarebbe taciuto. Invero gli avvisati colleghi del Senatore con cenni lo ammonivano a desistere, sicchè egli ebbe luogo a correggere il detto, e il Senatore Capponi, sempre più confermando la grave sentenza riportata altrove, aggiungeva:

«Questo è certo. Il Paese è in una di quelle necessità supreme dove il Potere mancando, il Paese provvede a sè stesso. In questa necessità di cose, il Senato vota per quel Decreto ch'è stato proposto. Il Senato non può fare altro, e intende di farlo come rappresentante della Nazione, o del Popolo, giacchè Popolo e Nazione sono sinonimi.»

Il Senatore Fenzi dichiarava unirsi alle parole del Senatore Capponi.

Donde si conosce, che il Senato sentiva la necessità di esprimere il suo voto, non più come uno dei poteri costituiti nel reggimento costituzionale, ma come rappresentante di Popolo, e in virtù del presuntivo mandato, che la parte eletta della Nazione conferisce sempre agli uomini insigni per dottrina, per costumi distinti.

Se pertanto io e il Senato, ed io più assai di lui, ci trovavamo nella dura necessità di esprimere il concetto medesimo, perchè solo è scusato il Senato, e perchè solo accusato sono io? I Senatori egregi, consapevoli delle ragioni che ci fecero parlare, non m'incolperebbero per questo: di qui pure il diritto sacrosanto e per ora negato, che eglino soli, come miei Giudici naturali, intorno alle mie sorti pronunzino.

Nè già si creda, che come le parole del Senatore Corsini (certo senza avvertirlo) posero in quel giorno a grave cimento la pubblica salute, a lui non fossero per partorire danno. Egli forse ignorò quanto furore si concitasse contro, e quanti sforzi tutto il Governo Provvisorio adoperasse, perchè incolume passasse la tempesta; e non rifinivamo dire ai più accesi: «Come così intendete voi libertà? Invitate gli Oratori ad aprire schiettamente l'animo loro, e poi se non favellano a modo vostro vi adirate? Allora voi li fate liberi di pensare e dire come piace a voi.» E così il Senatore Corsini scampò per questa volta la mala parata. Più tardi però, come altrove ho detto, vollero invadere il paterno palazzo, e rovistarglielo tutto; con quanto e quale pericolo ogni uomo comprende. Inoltre, quando le intemperanze dei Faziosi stringevano il Governo a creare il Comitato di Salute Pubblica con poteri rivoluzionarii, e impadronirsi delle persone sospette, il Senatore Corsini fu designato fra le principali.