§ 2. Dimostrazione.
Aveva pensato in prima di porre a piè di pagina a guisa di note, e per ordine di data, i fatti narrati quotidianamente dai Giornali, onde confutare lo strano concetto dell'Accusa, che la violenza dei Faziosi mi lasciasse libero di operare tutti gli atti nei quali e pei quali venne a consumarsi la perduellione: ma considerando come questo partito genererebbe confusione e stanchezza, mi è parso bene raccoglierli tutti in un punto, affinchè servano come di Appendice al paragrafo della Spedizione all'Elba, e d'Introduzione a quella di Porto Santo Stefano. Però vuolsi avvertire una cosa, che molti fatti non occorrono rammentati dai Giornali, avvegnadio le violenze, i soprusi e le soperchierie non si raccontino; e rifletterne un'altra, che nei primi giorni i Faziosi, troppo più occupati a operare che a scrivere, nè tempo avevano nè modo di registrare per lo appuntino i gesti loro: sicchè operavano più, scrivevano meno. A questo, in parte, devono avere supplito i testimoni uditi dall'Accusa, e meglio suppliranno questi stessi più diligentemente ricercati, e i nuovi che saprà addurre la Difesa.
Nel giorno 8 febbraio abbiamo dai testimoni, ricercati dalla stessa Accusa, che il Niccolini, eccitando la gente a unirsi a lui per mandare a fine i suoi disegni, affermava: «ostare io solo.... ma!...» Ancora: che poco prima, o poco dopo di quel giorno stesso, ad altro testimone Niccolini medesimo confidava: «trovare resistenza in me.... ma che mi avrebbero messo giudizio.»
Ora dai Documenti dell'Accusa resulta che il Circolo di Firenze stette in permanenza fino dal 5 febbraio 1849. (pag. 193.) E questa permanenza venne di nuovo decretata, e con più rigore mantenuta nel giorno 8, nè il 20 febbraio era per anche sospesa. «Il Circolo... sempre in permanenza fino dal dì 8 corrente.» — (Popolano del 20 febbraio 1849.) — Che cosa potessero i Circoli non importa ripetere.
Della sospettosa Polizia del Circolo l'Accusa stessa raccolse prova, e la citerò più tardi; intanto osservate come fino dal declinare del gennaio egli procedesse a investigare sottilmente le cose, e le persone: «Il Circolo del Popolo nella sua seduta ordinaria del 28 gennaio deliberò di stabilire una inchiesta su i fatti avvenuti la notte del 27, e nominò una commissione composta di cinque membri del Circolo, a cui dirittamente furono porti i più estesi e precisi ragguagli intorno agli avvenimenti in discorso.» — (Frusta Repubblicana, 1 febbraio 1849.)
Quello che il Partito trionfante faceva e ordinava al Governo che facesse, si ricava dalla Costituente Italiana del 9 febbraio, organo, come sappiamo, della Emigrazione armata, fra gli accesi accesissima a precipitare lo Stato a Repubblica, per le ragioni chiarite in più parti di questa Apologia. «Non lasciate ricadere il Paese in un fatale letargo, non lasciate ch'ei si addormenti. Agitatelo, tenetene sempre desta e viva la vita! In ogni momento colla parola, colla presenza, cogli atti mantenetevi innanzi alla sua attenzione, ponetevi con esso in continua, incessante comunicazione di spiriti e di idee! Che da tutto e dovunque il Popolo conosca ch'ei non versa nelle condizioni ordinarie, bensì tra vicende agitate e pericolose, e anzichè cullarlo con facili lusinghe, gridategli sempre: all'erta! all'erta! Rammentatevi l'artefice che ha bisogno di aver sempre rovente il ferro per foggiarlo secondo la propria intenzione. Solo in questa intimità tra il Popolo e voi, solo dentro a quest'aura di rivoluzione e di entusiasmo sono possibili le forti cose, a operare le quali oggi voi foste chiamati.» Padroni di tutto, è da credersi che non si rimanessero ai soli consigli commessi alle pagine infiammate del loro Giornale, ma sì alle parole aggiungessero lo esempio.
Se nel primo giorno il Circolo fiorentino facesse forza, e poi, uditelo un po' dal Giornale che ne registrava gli atti e i concetti: «Armi al Circolo del Popolo, legione sacra che stette sempre al primo posto ogni qualvolta occorse combattere i nemici del Paese, ogni qualvolta occorse spingere la bilancia delle nostre sorti che pendeva incerta....»[279] I vecchi consigli di violentare il Governo praticavansi. —
Voi desumete prova che nei primi giorni non mi era dato oppormi apertamente in nulla, dal rimprovero che mi muovono, il 15 febbraio, «di non volere dichiarare la Repubblica, perchè la Repubblica bandisce decaduto Leopoldo, e di ostare alla Unione con Roma per amore della autonomia toscana, della quale dieci giorni indietro vi mostravate poco curante.» Il giorno 8 mostrarsi poco curante era tutto quel più, ed anche non senza molto pericolo, che potesse farsi.[280]
«Voi non volete dichiarare Repubblica, perchè la Repubblica dichiara decaduto Leopoldo, e la decadenza di Leopoldo porterebbe intervento, invasione, abbassamento di stemmi inglesi e francesi, e tutte le diavolerie immaginabili.
Voi non volete per ora l'Unione con Roma, perchè l'Unione con Roma ci toglie l'autonomia toscana, di cui oggi vi mostrate tanto passionati, quando dieci giorni fa ve ne mostravate non curanti; e la distruzione di autonomia importando infrazione dei trattati di Vienna, importerebbe anch'essa intervento austriaco, invasione straniera e tutta la solita litania. Ma dunque che cosa volete?» — (Frusta repubblicana, 15 febbraio 1849)