Gli Emigrati Lombardi amaramente mi rampognavano nel 14 febbraio, che da sei giorni io non adémpia le grandi misure nè adoperi lo impeto di azione che mi avevano inculcato dalla prima ora della mia chiamata al governo. Consigli di gente armata, accesa di passione politica, smaniosa di ricuperare la Patria, convinta profondamente che per altra via non vi si ritorni, che sieno, dacchè l'Accusa non vuol capire, capite voi tutti che leggete queste pagine, e vedete con quanta giustizia di me si faccia lo strazio disonesto.

«Sei giorni sono trascorsi, e noi cercavamo indarno negli Atti del Governo quella coscienza delle grandi misure, quello impeto di azione, che dalla prima ora della sua esistenza gli avevamo inculcato.» — (Costituente Italiana del 16 febbraio 1849.)

E se l'Accusa volesse sapere quali ammonimenti mi dessero i Settarii, e come facessero a fidanza, e se mi lasciassero libero, altro non ha che fare, che leggere queste poche righe: «Fino dall'8 febbraio abbiamo detto agli uomini che le speranze del Popolo avevano inalzato al Governo: noi vi richiederemo conto strettissimo giorno per giorno, ora per ora, della opera vostra, e un minuto sprecato, è una colpa; e noi conteremo i vostri minuti[281] Vero è bene che chi scriveva dichiarava essersene astenuto, e in quanto a sè forse non profferiva bugia; però lo aveva fatto fare dalle Deputazioni incessanti dei Circoli, e dagli Assembramenti popolari.

E se all'Accusa prendesse così per genio vaghezza di conoscere quale potere i Giornali e i Circoli si fossero arrogato sul Governo, può, a tempo avanzato, vederlo in queste parole: «Noi però abbiamo conservato sopra tutti i vostri atti un diritto e un dovere; il dovere di vegliare su di voi; il diritto di provvedere a noi, se voi stessi nol fate.»[282]

Oda un po' l'Accusa che cosa il Circolo del Popolo, onnipotente, allora, intendesse istituita fino dal 10 febbraio; e neghi che se io non ero, ella avrebbe veduto il Tribunale rivoluzionario, e feroce, e insensato, e spietato, come.... come vediamo essere tutti i Tribunali nei giorni dell'ira di Dio.

«Un Comitato straordinario di Salute Pubblica sia immediatamente instituito. Sieno uomini provati a libertà, ad energia di cuore e di mente; abbiano pieni i poteri; sia rapido, estremo il giudizio: vigilino a vicenda il giorno e la notte; dispongano sempre di forze determinate e sicure. Sia lor cura scuoprire le fila intricate e lunghissime della reazione; e scoperte, con lo esempio della pena prevengano colpe e pene ulteriori. Tutto ciò noi domandiamo al Governo Provvisorio di Toscana, — lo domandiamo col linguaggio della necessità, con la coscienza ferma del diritto, con la volontà irremovibile del Popolo libero.» — (Popolano dell'11 febbraio 1849.)

E che la Unione con Roma, e per conseguenza, la Monarchia abolita, il Principe decaduto, la Repubblica proclamata, fossero non pure desiderii o voti, ma ordini imposti dalla Fazione trionfante, fino dal giorno otto febbraio, voi lo vedete a prova. «La Unione con Roma era per noi condizione della esistenza del Governo Provvisorio fino dal giorno otto febbraio; fino dal giorno in cui il Popolo restituito nel pieno possesso dei suoi diritti rovesciava per sempre un ordine di cose impossibile ormai.» — (Alba, 25 febbraio 1849.)

«Ieri abbiam detto al Governo Provvisorio di Toscana diritti e doveri. — Con franchezza gli abbiamo accennati: diremo con franchezza se verranno compiti. — Una verità oggi ripetiamo, una suprema verità: — il tempo preme, fate tesoro del tempo.

«Abbiam detto ieri uniti con Roma, — oggi diciamo immediatamente uniti. I bisogni vincano le forme. — Cittadini! quando vi abbiamo affidati poteri assoluti, abbiamo ad essi posto il suggello di una condizione: l'Unione con Roma: avete accettati gli uni, avete dunque accettata l'altra; compitela.

«Gli avvenimenti mutarono. La Repubblica Romana è proclamata. A voi incombe inviare tosto un plenipotenziario che rechi il saluto e l'omaggio di Toscana alla gloriosa sorella. A quest'ora l'avrete fatto: se no, perchè il ritardo?