«L'Unione con Roma fu decretata, acclamata dal Popolo: restano a stabilirla nodi di legalità: stringeteli.
«Trentasette Deputati erano già destinati alla Costituente nazionale. Questi si raccolgano prima in Costituente Toscana, — compiano la volontà del Popolo, sanzionino il patto di Unione, costituiscano lo Stato della Italia Centrale. Poi vadano a Roma rappresentanti nostri alla Costituente Italiana, e dal Campidoglio dettino a noi i decreti, comunichino a noi le speranze e i bisogni.
«Ciò vi domanda il Popolo, — ciò vuole il Popolo. Poichè se dai bisogni, dalle speranze e dai fatti fu il tempo prevenuto, l'opera deve eguagliarlo non solo, ma superarlo eziandio. Meglio con l'opera d'oggi affrettare il domani, anzichè affaticarci a ricostruire sui frantumi di ieri.»[283]
E badate, che nè soli, nè più temibili erano i Lombardi, condotti in parte dallo stesso Ministero Capponi, ma Napoletani, Romani, e Romagnuoli crescevano l'ansietà, e la paura. Fino dall'8 febbraio la Fazione organizzò una Legione Romana; nel 12 del medesimo mese ne apparecchiò un'altra; il Popolo anch'esso si armò: «Questa sera una nuova Legione di Romani sta organizzandosi per offerire i suoi servigi al Governo. Anche il Circolo del Popolo sta ordinandosi in legione armata, per mettersi a disposizione delle autorità.» E mettersi a disposizione del Governo significava: attendesse a fare a modo del Partito Repubblicano; se no, guai!
Che cosa si proponesse fino dall'8 febbraio 1849, e che cosa gridasse tutto il Circolo del Popolo in permanenza, lo si legge nel Nº 16 febbraio del Popolano: «Nell'adunanza di ieri sera il Circolo del Popolo fu invitato da un socio a ripetere con solenne dichiarazione quello che fino dal dì 8 febbraio era stato nel cuore e nel grido di tutti: la decadenza del Despota, e l'abolizione della Monarchia.»
«Qual bisogno ha oggi la Toscana di rimettere ad una Assemblea la decisione di un voto, il quale fu già deciso dal Popolo?... Il Popolo ha già deciso di essere unito con Roma, e Roma ha proclamato la Repubblica il giorno stesso di tale decisione.» — (Popolano del 15 febbraio 1849.)
E fino da Roma venivano le congratulazioni al Giornalismo toscano per avere insistito presso il Governo Provvisorio affinchè indissolubilmente si unisse con Roma. Altrove notammo, e qui giovi ripetere, Giornalismo di partito trionfante, che sia; e che cosa importassero le parole e le insistenze della Emigrazione Lombarda organizzata a corpo militare, e del Circolo armato.
Di buon grado riproduciamo le seguenti osservazioni del Giornale romano l'Epoca intorno alla pronta Unione della Toscana agli Stati Romani:
«Noi facciamo plauso al Giornalismo liberale di Toscana, il quale fin dal giorno di partenza del Granduca Leopoldo insistè presso il Governo Provvisorio, perchè si unisse subitamente e indissolubilmente col Governo della Costituente Romana. E questo fatto, se così vogliam chiamarlo, questo diritto, se meglio intendiamo di esprimerlo, era implicito nel mandato consegnato dal Popolo ai tre rappresentanti del Governo Provvisorio medesimo....
«La Toscana in qual senso potrebbe ella adunare la sua Costituente? O a meglio dire, cosa potrebbe decidere questa Costituente che nel fatto non sia già deciso? O ella sceglie il Governo di Roma per effettuare la sua Unione; ed allora una parola, un atto fraterno non basta nei momenti attuali di tanta vitalità? O ella recede dalla Repubblica.... e in qual modo tanto trionfo avrebbe ottenuto colà il principio democratico?