«No, non è possibile giammai. La Toscana è democratica, è repubblicana, e non da adesso. Lo è per tradizioni, lo è per sentimento. — Coraggio, uomini del potere! Tempo è di unione e di concordia una. Affrettando la fusione dei popoli delle due famiglie, voi affretterete la Costituente italiana e la Guerra.» — (La Costituente Italiana, 19 febbraio 1849.)

In quel medesimo giorno istituiscono Circoli parrocchiali per agire di concerto col Circolo generale: «E per accendere lo spirito pubblico, fu notato non essere via migliore che istituire subito, in ogni Parrocchia, Circoli parrocchiali da agire tutti di concerto col Circolo generale del Popolo fiorentino.»[284] Sicchè nel giorno 10 poterono armarsi i Faziosi in centurie per istimolarmi, dicevano essi; ma in fatti per dominare tiranni. «La mattina di sabato (10) fu vero scopo d'eseguire immediatamente la ordinata classazione in centurie e decurie, e di stimolare il Governo a volere lo armamento dei patriotti italiani. Fin d'allora fu aperto nel suo seno un corpo di guardia fisso, ove furono tenute esposte note di soscrizione per tutti i patriotti che, nei pericoli della patria, volessero impugnare le armi. Il sabato sera il Circolo era diviso in due parti: una parte discuteva, l'altra era sotto le armi.... Il Circolo e il corpo di guardia non si sono più chiusi. L'azione del Circolo ha dato un moto alla popolazione, che oggi è accorsa in folla a sottoporsi alle armi per sicurezza dell'ordine pubblico.... Tutti i Fiorentini in armonia hanno oggi mostrato che il Popolo poteva sfidare qualunque pericolo.»[285]

La continua guardia, la indefessa pressura si prova dai Documenti stessi dell'Accusa: «Fino dal 5 febbraio il Circolo fiorentino si è costituito in permanenza, ed ha creato una Commissione perchè stia in continua corrispondenza col Ministero[286] — Gl'inquisitori non si staccavano mai dal fianco, ordinavano, investigavano, riferivano, sospettosi sempre, pronti all'accusa.

Dal Circolo armato la città, in cotesti giorni, si perlustrava. «La perlustrazione della città non era neppure trascurata.»[287] e coteste armi sbigottimento e terrore nei cittadini incutevano, cosicchè al Governo, smarriti, si raccomandavano esigendo misure che avrebbero precipitato alla rovina, condizioni già piene di difficoltà, dalle quali, se prudenza e senno non giovavano a salvare, niente altro poteva. Pretesto a parecchi, motivo vero in molti di quel tremendo ribollire, era trovare modo efficace di combattere la guerra italiana; perciò tanto più arduo contrastarli, quanto meglio ne appariva lo scopo all'universale accettissimo; e nella seduta dell'11 febbraio, nel Circolo Popolare si dichiarava che: «.... la divisione dell'Italia avendo fatto finora il nostro infortunio, anche nell'ultima guerra di Lombardia contro gli Austriaci, la sola unione di tutte le forze italiane in un solo Governo, può scacciare il nemico straniero di seno alla patria. — I Principi non sono stati da tanto. L'Italia unita sola il potrà. — Nè a ciò poter recare impedimento, notavano alcuni degnissimi sacerdoti, le minaccianti scomuniche di Pio IX.»[288]

Nè il Circolo fiorentino si contentava, fino dai primi giorni del febbraio, raccogliere le proprie forze, ma eziandio riuniva quelle degli altri Circoli per difendere l'ordine repubblicano; il che agevolmente s'intende per imporre la Repubblica. «Il Circolo armato non potea fare a meno di ricercare agli altri Circoli, nel presente stato di cose, il numero di quelli Italiani, che, socii o non socii, fossero pronti a porgere il loro braccio alla difesa dell'ordine repubblicano. Il perchè fu ordinato di tosto scrivere in proposito.»[289]

E grande fu e penoso lo schermirsi dalle pretensioni di tôrre via i beni e i tesori sacri alle chiese, sopprimere gli ordini cavallereschi, e incamerarne la sostanza. Di ciò tu trovi traccia nei Giornali, fievolissimo eco di quanto a voce burbanzosamente ordinavano: «Secolarizzati tutti i beni ecclesiastici. Il monacume è tempo ormai che cessi da impinguarsi a spese della nazione.... Le chiese siano private di tutto il superfluo. Li antichi credenti onoravano Dio con altari di pietra e calici di legno, ec.

«Soppressi tutti li ordini cavallereschi, ed incamerarne i tesori.»[290]

E vedete com'era libero io, quando, tutto giorno, i rappresentanti della Emigrazione Lombarda venivano a rammentarmi i loro proponimenti, e, le armi brandendo, mostravano come intendessero sostenerli: «Noi ci troviamo in momenti di supremo pericolo; non bisogna nè esitare nè oscillare sulla via che abbiamo eletta a percorrere, poichè la nostra salute è sola nell'azione rapida e vigorosa. — Lo verremo tutto giorno rammentando agli uomini a cui è fidato reggere i destini della Patria.

«La reazione tenta qua e là sollevare la testa; non rifugge da nissuna arte feroce e sovversiva, da nessuna passione, per quantunque bassa e antisociale, per giungere al suo scopo. Ella ha deciso riconquistare il potere fuggitole di mano attraverso al caos della anarchia, attraverso alla guerra civile: ella non rifuggirà dal comparirvi innanzi come vanguardia ed alleata alla invasione straniera.

«La reazione stimola i ciechi istinti delle popolazioni più ignare della campagna, mette in atto la molla segreta della superstizione, si rafforza della influenza dei vasti possessi, della colleganza con un clero che abusa il facile dominio delle coscienze. Ella ha sospinto il Granduca a Siena, lo ha consigliato alla fuga. Il Principe, docile alle sue insinuazioni, ha assunto di rappresentare la sua parte nel dramma sanguinoso della ricostruzione del dispotismo; ora tocca ai vecchi suoi sostenitori a sottentrare alla riscossa ed adempire alla propria.