«Noi crediamo fermamente e con religione professiamo la massima che il nuovo Governo sia per dovere obbligato a collocare tutta l'autorità governativa e tutta l'autorità militare negli uomini che hanno saputo fare la rivoluzione, perchè altronde la rivoluzione repubblicana non è sicura. Tanto per loro massima.»[298]

L'Accusa sostiene, ch'e' fu un nonnulla combattere quotidiana battaglia, e spesso quasi vinto tornare a pertinace difesa, affinchè la Toscana nella Unione romana non precipitasse, e il Popolo prima intorno alle sue sorti, come padrone di sè, s'interrogasse, e decidesse. Gli Esuli Lombardi all'opposto non la pensavano così; tengono essere questo negozio supremo, e vi si affaticano intorno con tutti i nervi; di Assemblea non vogliono sentire parlare; àncora di salute ultima la Unione con Roma, donde uscirebbero la guerra, e le forze per poterla vincere. Quanto questo partito potesse avvantaggiare i loro disegni, io non compresi allora, e nè anche adesso giunsi a capirlo: non importa: essi lo pensavano, oltremisura smaniosi a conseguirlo.

«Lasciate dormire in pace le Assemblee Legislative; non evocatele adesso nel momento del pericolo, alla vigilia della guerra. A che mai un'Assemblea convocata a 34 giorni d'intervallo, un'Assemblea che dovrà precedere la Costituente, perchè chiamata a sanzionare la legge? Fate tesoro del tempo, non rimettete la vita del Paese a così lontana epoca; non date agio alla reazione di diffondere le malvagie influenze, non fate disperdere con lunghi conflitti elettorali quella forza che dovete tutta concentrare nella difesa dello Stato. Funesto esempio di debolezza potrebbe essere questo procrastinare, questo invocare una remota sanzione legale al potere, che il Popolo diede intero nelle vostre mani. Ben è dritto che l'Unione della Toscana colla Romagna, che voi ora proclamerete per impeto di volontà popolare, per suprema necessità di circostanza, abbia a risultare, anche qual forma temporaria, voto legalmente espresso dal Popolo. Ma in tal caso basterà promulgare all'atto dell'Unione la legge sulla Costituente Italiana, fare eleggere i 37 Deputati, spedirli a Roma, e ottenere dai Deputati Romani e Toscani insieme raccolti la prima sanzione di quella forma, che poscia dovrà essere sottoposta al supremo giudizio della Costituente di tutta Italia. E le elezioni devono essere compite in 10, in 8 giorni, in meno se pur si può, giacchè il tempo urge, e per poco che aspettiamo, i registri elettorali dovranno cambiarsi in ruoli di combattenti.»[299]

E poco più oltre sentite con quali insistenze c'intronavano le orecchie, e ce le facevano intronare dal Popolo; e nonostante, tutto questo parrà poco all'Accusa. Ma che dico io, parrà poco? Sembrerà al contrario, che sia nulla, anzi che sia prova di piena libertà, — se non superiore, almeno uguale a quella di cui nelle appartate stanze godevano i Giudici alloraquando bastava loro il cuore per dettare le pagine, che di me, della mia fama, e delle mie opere, fanno così acerbo governo!

«Noi rammentiamo con insistenza sempre più forte il debito che ha il Governo Provvisorio di rispondere con alacrità, con energia, ai supremi bisogni del Paese. La patria è in pericolo; questo è il grido che vogliamo risuoni continuamente alle orecchie dei governanti, questo sia il pensiero consigliatore d'ogni loro provvedimento. Gli avvenimenti incalzano, il tempo fugge rapidissimo; è d'uopo prevenire gli uni, economizzare, moltiplicare l'altro. Le rivoluzioni si compiono solo per virtù di ardimenti: osiamo, osiamo; affrettiamoci; l'avvenire è dei confidenti e degli audaci.

«Una potenza somma d'attività è nel Popolo, l'entusiasmo. Non lasciamo che dorma inoperoso nei cuori, risuscitiamolo, facciamo che alla prima sua ebbrezza sottentri il coraggio dei forti propositi... è solo dalle intime fonti dell'anima commossa, agitata, che si traggono le virtù che fanno le nazioni.

«Osate, osate, noi ripetiamo ai cittadini del Governo Provvisorio; siate quali il Popolo vi ha fatto, dittatori nell'ora del pericolo; abbiate la coscienza di questa forza ond'egli vi riveste e vi sorregge, non vi arrestate davanti alle temerità consacrate dalle estreme circostanze. Ogni titubanza, ogni indugio può tornare fatale, e la Patria ve ne chiederà un giorno strettissimo conto... Siate veramente governo di rivoluzione, organizzate a rivoluzione il Paese, non impedite con larve pericolose di legalità la vostra azione, bisognosa di prontezza e di vigore. Troppo furono finora funeste le lentezze ai poteri emanati dalle rivoluzioni; vi giovi, per Dio! l'esempio degli errori passati ad evitarne la prova.

«Il voto del Popolo, la forza irresistibile delle cose, il bisogno di concentrazione e di potenza, chiedono oggi imperiosamente l'Unione della Toscana colla Romagna. Lo chiede l'Assemblea Romana... Non esitate, non indugiate a risolvere; Romagna e Toscana non debbono da questo punto formare che uno Stato solo, nucleo della futura unità... I Toscani vogliono essere uniti in un solo Stato co' Romani... Dite dunque la solenne parola... È il Popolo che ve lo chiede; non temete d'usurpare sulla sua sovranità...

«Noi lo ripetiamo ancora una volta ai cittadini del Governo Provvisorio: osate, osate; la salute della Toscana sta tutta da queste parole: Unione con Roma e convocazione della Costituente. L'istinto popolare, nel suo squisito buon senso, ha già precorso il vostro giudizio, e domanda questa Unione. Voi avete udito le sue grida di gioia e il suo saluto a quella Repubblica, nel cui nome ei vuol combattere e morire; voi potete e dovete sanzionare quel saluto e quelle grida. In nome dell'Italia, non esitate. L'ardimento vi renderà gloriosi; il dubbio potrebbe perdere la patria.»[300]

E non è tutto ancora: nel 12 febbraio Popolo e Soldati invadono i cortili di Palazzo Vecchio e urlano: Repubblica! Per l'Accusa questa pure è prova esclusiva di coazione... Ma è di pietra, è di ferro, o di che cosa è mai cotesta Accusa? Veramente ella in durezza disgrada le sfingi di granito dello antico Egitto; non v'ha metallo, che possa rassomigliarsi a lei; io rimango sbalordito a tanta sovrumana costanza... Solo mi rassicuro alquanto pensando, che ella tale argomentava nel gennaio del 1851; posso io venirle senza tremore innanzi, e domandarle se nel febbraio 1849 ella avrebbe voluto, o potuto procedere come insegna nel gennaio del 1851? — No; ella non lo avrebbe potuto, nè voluto, perchè se le fosse bastato il cuore avrebbe pensato sopra tutto a salvare (in Dio confidando e nella sua coscienza) la Società che agonizzante le stava abbandonata fra le braccia.