«Alle ore tre pomeridiane, il Circolo accoglieva un numeroso drappello di militi d'ogni arma, che venivano ad affratellarsi. Poco appresso, dopo le calde accoglienze e gli applausi, il Circolo, con bandiere alla testa portate dai militi, moveva incontro ad altra schiera di militi, che attendeva da Santa Maria Maggiore; e tutti uniti al sublime grido di: Viva la Repubblica Italiana! e sempre ingrossando, si sono condotti fino nei cortili del Palazzo della Signoria, ad applaudire al Governo della nostra Repubblica. Poi sono andati con grande ilarità a cantare il De profundis all'aborrita dinastia, innanzi alla porta del Palazzo Pitti, fra le risa e gli applausi fino degli Anziani. Tre soldati, arrampicatisi ad una finestra, vi hanno collocato una bandierina rossa, fra le acclamazioni d'immenso Popolo. Quindi il corteggio ha salutato a Santo Spirito i Livornesi,[301] poi si è recato fuori di Porta San Frediano; e dal ponte di ferro e dalle Cascine è rientrato, per Porta al Prato, in mezzo alle faci, in città, ove percorrendo Borgo Ognissanti, Lung'Arno, Piazza del Popolo, Via Calzaioli e altre principali vie, si è, dopo tre ore di gioia repubblicana, sciolto tranquillamente.»[302]

Questi fatti, notati dai Giornali nel giorno 13 febbraio, accadevano il 12; per la quale cosa, irridendomi (e l'ho notato anche altrove) il Popolano intorno alla mia lettera inserita nel Monitore gridava:

«La Toscana, e il suo Governo Provvisorio, hanno sentito questa sera la voce del Popolo, fragorosa e terribile come il tuono, empiere l'aria del grido: Viva la Repubblica! — La Toscana, e il suo Governo Provvisorio, hanno veduto come il Popolo sia maturo per la libertà, e quanto andassero errati coloro che lo dicevano ligio troppo ancora alle tradizioni del principato (e fra questi eranvi ancora gli oracoli del Giornale officiale il Monitore). — Toscana decida, e il Governo Provvisorio sanzioni tale decisione.»[303]

Vediamo adesso i fatti successi nel 13, e raccontati il 14. — Una Deputazione di Circoli fiorentini, ed un'altra di Popolo livornese, vengono tumultuariamente a impormi la Repubblica; io con le ragioni più efficaci che seppi mi schermiva, e li conforto ad aspettare. I Giornali subito mi pongono segno al feroce sospettare del Popolo commosso.

«Firenze, 13. — Una deputazione dei Circoli e del Popolo livornese, recatasi a Firenze, si presentò stamattina a Palazzo Vecchio, esponendo al Governo Provvisorio i desiderii di tutta la popolazione: venisse cioè proclamata la Repubblica, e tosto si unisse la Toscana a Roma, atterrandosi tutti i segnali di separazione fra le due Repubbliche. La Deputazione venne accolta dall'attuale Presidente del Governo, Guerrazzi, molto freddamente, e non potè ricavarne parola di promessa, essendo a suo dire da aspettarsi l'Assemblea, che viene convocata pel 15 marzo.»[304]

Il Circolo fiorentino manda Deputazioni al Governo, per essere ragguagliato intorno alle condizioni delle cose; intanto spedisce uomini armati di sua autorità contro Empoli.

«... Riferirono notizie che spinsero ad inviare deputazioni al Governo. Intanto fu reso pubblico, come una piccola spedizione del Circolo, composta di soli 20 uomini, guidati dal socio Spinazzi, avesse la prima e sola avuto l'ardire, frammezzo le voci minacciose che si spargevano, di spingersi verso Empoli.... La Deputazione ottenne dal Governo conferma delle cose già note, e migliori speranze pel dì seguente.»[305]

Inviando la seguente circolare a tutti i Circoli della Toscana, l'Alba apparecchia la rivoluzione repubblicana; il Popolano si leva con l'Alba, e la promuove caldamente.

«A voi che vi siete addossata una sì nobile missione nel regolare e manifestare i desiderii del Popolo da voi rappresentato, a voi spetta una generosa iniziativa in questi momenti, nei quali la patria nostra attende ansiosamente la salute invocata. A voi, giovani e forti creature del Popolo, sostenitori de' suoi dritti, ammaestratori de' suoi doveri, a voi il compiere al più presto l'opera di rigenerazione che incominciaste sì bene. Sollecitate lo invio delle Deputazioni vostre a Firenze. Tutte abbiano uno scopo solo, una voce sola: Unione immediata con Roma. — A questo patto sta il Governo Provvisorio in Toscana. Il Popolo appose questa condizione, la consacrarono nell'Assemblea i Rappresentanti di tutta Toscana con unanime voto; altro non grida, altro non domanda Firenze: Unione con Roma. Questa è la calda preghiera, la volontà irremovibile di quanti amano Italia e lei vogliono prima che Toscana e Romagna e Sardegna, nomi di un tempo. — Voi, o membri dei Circoli Toscani, questo dovete ripetere, con la energia di uomini maturi a libertà, al Governo Provvisorio che accettaste con noi. — Questo unicamente voi dovete ripetere. — E le invocate legalità, che non basterebbero a salvarci dalla possibile e probabile invasione dell'Austria, cadano davanti all'urgenza del pericolo, alla volontà del Popolo toscano, al fremito che irrompe dal cuore di quanti vogliono che Italia sia. — Roma ci ha chiamati con una suprema parola, con una parola di fede schietta, d'amore ineffabile. — Toscani! Come vorrete rispondere a Roma? Le direte voi: per renderti lo addio, per stringerci a te, noi aspettiamo il 15 marzo? Ed allora quale sarà il giorno che attenderete voi, o Toscani, per assistere alla Costituente nazionale? — Deh, correte, o Rappresentanti dei Circoli, correte in nome di Dio! e presto, a Firenze! — Noi vi attendiamo con ansia indicibile, con inenarrabile affetto; noi vi apriremo le braccia, noi vostri confratelli nel sostenere pubblicamente i diritti del Popolo. E vi accoglieremo col giubbilo, con la riconoscenza di chi vede rifiorire una cara vita e minacciata e soffrente.»[306]

E per ben tre volte questo Proclama mandavasi per tutta Toscana, e con tali comenti lo accompagnavano: