«Questo indirizzo noi ripetiamo anche quest'oggi, e lo ripeteremo sempre finchè ne sia mestieri. — Preghiamo i Circoli Toscani a fare noto all'Uffizio dell'Alba lo INVIO delle loro deputazioni, o di spedirci copia dei loro Indirizzi al Governo Provvisorio in proposito della Unione con Roma. Noi li pubblicheremo immediatamente, ed avremo uno incoraggiamento di più a non ismettere in quella perseveranza, che, se ci suscita le velleità dei pochi, ci frutta d'altronde la simpatia di ogni buono Italiano, e il soddisfacimento della nostra propria coscienza.»[307]
Così un Governo fuori del Governo avevano creato i Settarii, e tutti infiammati in quei loro smaniosi spiriti, per venire a capo dei concepiti disegni, non badavano con accuse di ogni maniera, ed insinuazioni di tradimento a mettermi in mala voce del Popolo, ed anche, poichè docile benchè nelle mani loro non mi trovarono, a farmi capitare sinistramente.
I Comitati di pubblica sicurezza eletti dal Governo, screditati:
«Creansi Comitati di pubblica sicurezza, ma si compongono di elementi eterogenei, impossibili; ove al buono fa contrasto insormontabile il tristo, l'inerte allo energico, al liberale repubblicano il codino-tricolore.»[308]
Accusano il Governo, e perchè? Perchè la decadenza della Casa di Lorena non dichiara, un sospettoso timore per la Repubblica diffonde; perchè il Granduca e la sua famiglia lasciò fuggirsi dalle mani, e mandò a Empoli un uomo egregio, di temperato consiglio, ad assettare le cose. La maggiore colpa è per Empoli per avere tumultuato, il restante per noi per non avere spento il tumulto nel sangue. Il Popolo deve reprimere da sè gli eccessi del Popolo malvagio (e questo mena diritto allo scannare per le piazze); ma al Governo corre obbligo di mostrarsi rivoluzionario rovinando innanzi a suon di cannonate e moschettate. A mente riposata, e in tempi tranquilli, coteste più che vane jattanze sarebbero festevoli smargiasserie, ma non era così quando servivano a gittare olio e zolfo sur un fuoco che minacciava divorarne tutti.
«Ma il democratico Ministero, ma il Provvisorio Governo, volendo contentar tutti, non contenteranno nessuno: volendo salvar tutto, non salveranno nulla.
«Non sono questi i tempi, nè sono i governi rivoluzionarii, i governi a Popolo, che permettere debbono alle fazioni politiche di avvalorarsi, di diffondersi col mezzo della impunità, e di far causa comune coi ladri e coi briganti. — Non è più la stagione di lasciare pazientemente perorare la causa della Dinastia Sabauda ad un Massimo D'Azeglio a Lucca, ad altri in altri luoghi.
«Non vi basta, o uomini del Governo Provvisorio, non vi basta non volere proclamata la decadenza della Dinastia di Lorena, non vi basta lo insinuare un sospettoso timore per la parola Repubblica, non vi basta lo esservi lasciato sfuggire di mano l'ostaggio prezioso del Reale Arciduca e della sua famiglia che voleva oggi prestar mano, non ispegnendola in tempo, ad accendere la reazione?
«Quando a voi si presentò una Deputazione empolese per invocare l'assistenza vostra contro l'impeto di una turba di masnadieri, che cosa faceste voi?... Inviaste uno dei più tiepidi fra gli amici vostri, il Manganaro, ottimo conciliatore di cose conciliabili, ma inetto a far marciare ad un passo disordine e tranquillità, moderazione di gastigo ed esorbitanza di colpa.
«E il tumulto divenne aperta rivolta; la masnada, esercito; il danno che lieve saria stato riparare, divenne danno difficilmente riparabile.