«A Empoli la maggior copia della colpa; — a voi il restante; giacchè se il vero Popolo deve sapere, occorrendo, da per sè stesso reprimere gli eccessi del Popolo malvagio, un Governo che vuol nome di democratico non deve aborrire da quello di rivoluzionario; e le rivoluzioni, per Dio, non si fanno a furia di sermoncini in piazza, ma coi fucili e coi cannoni[309]

Si mandano Deputazioni in Fortezza per giustificare i soldati che non erano comparsi allo appello; e ciò per onore della disciplina! E agli ufficiali trasognati, per cotesti singolari onori renduti alla soldatesca disciplina, invece di cacciare la gente contumace in prigione, toccava a farle di berretta e a dirle: brava! Nuovo argomento della forza che a quei giorni esercitavano i Circoli, e della necessità di obbedirli. Nel Circolo si parla della mia opposizione allo inalzamento dell'Albero; coteste brevi parole somigliano la nuvola nera pregna del fulmine: «Nella pubblica discussione di ieri sera (13) fu risoluto di spedire, per espresso desiderio dei militi e per onore della disciplina, una Deputazione ai comandanti delle due Fortezze di Firenze, perchè fossero giustificati tutti quei militi i quali non poterono rispondere all'appello serale per far parte delle pubbliche dimostrazioni in favore della libertà e della unità italiana, che occuparono il Popolo fiorentino nella giornata.

«Dipoi, per la tanta affluenza di Popolo, convenne trasferire il Circolo negli ampii corridori del Convento di Santa Trinita. — Il soggetto che più trattenne la discussione fu l'Unione da farsi con Roma. Su di che non poteva esservi pensiero discorde. Solo parlossi di varii modi, ed ogni conclusione fu differita.

«Fu ragionato ancora della erezione di un Albero della Libertà che nella sera era stato portato in Piazza del Popolo per piantarvelo. Fu udito come il Guerrazzi avesse dissuaso il Popolo[310]

Il Circolo tratta comporre una schiera repubblicana di 1,000 uomini, seguita da un tribunale, per iscorrere il Paese e giudicare i colpevoli; se ne rimane, per ora, a cagione dei tumulti empolesi repressi. Voi da ciò lo vedete; il Circolo si affatica a procedere come Governo separato: sola via a trattenerlo, e sventare le insidie per farmi segno ai sospetti e alle ire popolari, sta nel preoccupargli il passo su quanto egli minaccia imprendere fra mezzo agli orrori rivoluzionarii. «Visti i presenti casi della Patria, il Circolo si occupò della formazione intanto di una schiera di 1000 uomini eletti, di puro sangue repubblicano, da percorrere in tutti i sensi il Paese ovunque si manifestassero accidentalmente macchinazioni tedesche; schiera seguita da un tribunale per giudicare i colpevoli. Ma l'ultimazione dei ladronecci e degli scandali d'Empoli ne fece respingere, almeno per ora, la proposta.»[311]

Comecchè dei fatti che seguono occorra traccia nei Giornali posteriori al 14 febbraio, io gli riporto perchè appartengono ad epoca anteriore. Il Circolo fiorentino, avvisando i modi di cacciare il Granduca da Porto Santo Stefano, delibera: «Quindi fu trattato dei mezzi di scacciare il Despota dall'ultimo suo nido di Santo Stefano, e di avviare spedizioni popolari da tutte le città del presente Stato provvisorio, a fare una crociata verso quel punto, e percorrere il Paese affine d'infiammarlo e muoverlo tutto per la santa causa; e fu proposto che Firenze desse cominciamento a queste patrie spedizioni coll'inviare intanto 1000 uomini a Siena, italiani e repubblicani[312]

I Lombardi, uomini intendenti assai delle faccende politiche, a quanto il Governo in quei giorni operava costretto, non si acquietavano punto; non pareva loro che ei desse sicurezza di compimento finale; nulla per essi era fatto, se con la decadenza del Principe e la proclamata Repubblica non si varcava il Rubicone; appunto come adesso per l'Accusa è nulla non averlo passato, ed avere impedito che altri lo passasse! Ma la Emigrazione Lombarda, è da credersi che dei suoi interessi intendesse meglio nel febbraio del 1849 che non l'Accusa nel gennaio del 1851; quindi, mentre questa reputa lo accaduto fra l'8 e il 14 febbraio completo elemento di colpa, quella rampogna non lo contare niente, e dai sei giorni, cioè dal 9 febbraio in poi, cercare invano negli atti del Governo eseguito quanto essa era venuta ordinando. Finora dunque stetti in mano a Faziosi? — E ardite giudicare voi? Guardi tutto il Paese, e consideri se sono io, o se sono i miei Giudici quelli che devono essere giudicati.

«Questa è la condotta, questa è la missione che vi è tracciata, o cittadini del Governo Provvisorio? Adempitela, adempitela, per Dio! prima che i giorni fuggano, e con essi l'occasione e l'entusiasmo e la forza. Non siam noi sorti nel nome della Italiana Costituente, nel nome del dogma della sovranità nazionale? L'agitazione lunga non fu desiderio di unità, sforzo a ravvicinarsi delle diverse membra della Italia divisa?

«Ebbene, che più tardare si doveva ad attuare questo principio di legalità incontestata, a convocare i Rappresentanti della Toscana alla nazionale Assemblea di Roma, e dichiararci solidarii e indivisibili della nuova vita proclamata dal Campidoglio? Perchè se tutte le fatiche della nostra Rivoluzione han per fine ultimo la compenetrazione ed unificazione assoluta di tutto il Paese che Appennin parte e l'Alpe e il mare circonda, perchè forti di questa missione salvatrice e italiana che vi fu confidata, non realizzare, non tradurre voi medesimi in fatto questo voto infallibile e universale? Ora che la legge d'oggi ha proclamato il principio della unità italiana, consacrandolo nella convocazione dei Deputati alla Costituente, perchè non lo iniziate e preparate nel fatto, proclamando l'Unione con Roma?

«La legittimità del mandato da accordarsi ai rappresentanti italiani non avea bisogno della giustificazione di nessun atto precedente di provinciale pretesa sovranità. I Governi delle diverse provincie non hanno altro incarico che, proclamato il principio, assicurarne l'esercizio nella libertà e verità più intera: i Governi non possono che pubblicare una legge elettorale, la quale emana dal potere esecutivo ad essi provvisoriamente delegato. Imperocchè non fa d'uopo di nessuna legge per decretare il diritto che ha l'Italia di essere sovrana di sè stessa.