Un sussurro inquieto—crescente come di vento foriero della tempesta,—un fremito mal represso ingombrarono dapprima la sala;—poi ad un tratto scoppiarono gridi d'obbrobrio e di rampogna, gemiti e pianti: finalmente, sopraffatti tutti da una medesima passione, gittavano da lungi con le mani contro lo iniquo Conte le maladizioni come si lanciano sassi per lapidare i sacrileghi.

—Fermatevi,—grida trucemente beffardo Francesco Cènci.—Che fate voi? Qui non vi ha scena, qui non vi sono spettatori; sicchè se pretendete recitare la tragedia, voi vi affaticate invano. Sta a voi, eminentissimi Cardinali, ostentare ribrezzo pel sangue? E perchè dunque, ditemi, voi vestite di rosso? Non forse perchè la macchia del sangue umano non si distingua sopra la vostra porpora? Via cerretani, che vendete Cristo come orvietano in fiera. Via Farisei, che se Cristo tornasse al mondo lo costringereste rifuggire per orrore nella Mecca a farsi turco. E voi, Principe Colonna, non vi affannate: io vi consiglio a calmarvi, perchè mi sono trattenuto quanto basta alla Rocca Petrella per conoscere i vostri detti e gesti; e se voi non lo sapete, io vi dirò che conosco più che non desiderereste di negromanzia, per avere potenza di far parlare certe sepolture e certi morti…. Voi m'intendete, Principe; e quel che mi hanno appreso sul conto vostro, ve lo bisbiglierò dentro l'orecchio.—Ora mi rivolto a voi, egregio amico monsignore Tesoriere:… io vi conforto a non dimenticarvi giammai, che io sono figlio di mio padre; e che mio padre, Dio lo abbia in pace, fu tesoriere; e in fatto di conti mi basta l'animo di tener fronte al primo computista della Camera apostolica. Avventuroso voi, Tesoriere, se altre faccende mi tengono distratto—non importa quali! Avventuroso voi se non mi avanza tempo, o mi prende vaghezza di condurre il nostro comune amico Cardinale Aldobrandino col filo di Arianna in mezzo al laberinto del tesoro. Tesoriere rammentati la donnola di Esopo, e trema di dover ripassare dal buco.—Coprite per altri il padule di erbe insidiose ond'egli, incauto, vi ponga il piede sopra, e sparisca quietamente.—ecclesiasticamente.—Io sono il cavallone fragoroso e spumante: bene posso spezzarmi dentro gli scogli della sponda; ma prima travolgo, e annego tutto quanto mi si para dinanzi. Rispettate il vostro signore; cadetemi ai piedi, e adoratemi.

I convitati con segni espressi di disgusto si avvicinano alle porte per abbandonare cotesta casa scellerata; ma il Conte Cènci gridava di nuovo:

—Nobili parenti ed amici, senza che io vi accomiati di casa mia non potete uscire. Deh! siatemi anche un momento cortesi della vostra compagnia.

Qui presa una tazza faccettata di tersissimo cristallo la empì fino al colmo di vino di cipro; e alzandola dicontro alla vivida fiammella delle torcie, sicchè parve l'avesse riempita di fuoco, in questa maniera favellò ad alta voce:

—O sangue della vite, che cresciuto ai raggi del sole scintilli e gorgogli alle fiammelle della luce come l'anima mia scintillò—esultò alla nuova della morte dei miei figli—oh! fossi tu il sangue loro maturato al fuoco della mia maledizione, e sparso in olocausto alla mia vendetta, io vorrei bevervi devotamente quanto il vino della Eucarestia; e propinando a Satana, dirgli: «Angiolo del male, prorompi fuori dello inferno; avventati dietro le anime di Felice e di Cristofano miei figliuoli prima che si avvicinino alle porte del paradiso, e rovinale giù nel pianto eterno, e tormentale con i tormenti più atroci, che mai abbia saputo inventare la tua diabolica immaginazione. Che se tu non sapessi trovarne di più, consultami: io confido suggerirti nuovi supplizii, ai quali la tua fantasia non arriva.—O Satana! alla tua salute m'inebrio in questo abisso di gioia. Nel mio trionfo trionfa!—Adesso, nobili amici e parenti, non ho più bisogno della vostra compagnia; se volete torre commiato da me, siavi concesso; e lascio in potestà vostra andare o restare, senza però donarvi resta, nè pallafreno[8].

—Costui, pei santi Apostoli, diventò pazzo furioso.

—Ah! che io lo reputai sempre perverso da far piangere gli
Angioli….

—Dite piuttosto da far digrignare i denti ai demonii…

—Ad ogni modo è una belva feroce, e bisognerebbe legarlo….