—Ci è più di un'ora a mezzodì, Verdiana; e poi la è storia breve… storia, intendete bene, non novella…

—Via, fate presto, che io vi ascolterò.

Il curato appoggia i reni al saccone, e punta entrambi i piedi sul pavimento: poco oltre, davanti a lui, Verdiana stava ritta ad ascoltare: in mezzo ad essi era lo inginocchiatoio.

—Dovete dunque sapere, incominciò don Cirillo, che ci fu una volta un vecchio avaro, il quale quando del danaro prestato prendeva l'usura del cinquanta per cento gli sembrava regalarlo. Ora costui non volendo per la sua tristizia fare la spesa di un forziere di ferro, comprò una cassa da morto; la cerchiò da se, come seppe meglio, di bandelle di ferro, e vi adattò una vecchia serratura; poi la nascose sotto il letto, e di mano in mano andava a depositarvi la male acquistata moneta. Quantunque poco temesse di ladri, per essere casa sua guardata diligentemente, pure onde allontanare ogni sospetto quando mai pervenissero nella stanza, scrisse sopra la cassa «Hic est Christus Dominus meus»[6]: quasi volesse dare ad intendere che quella fosse una reliquia, e così rinforzare la debolezza della serratura con la reverenza della religione. La Provvidenza, certamente per punirlo della sua cattiveria, gli dava un figliuolo sprecone quanto egli era avaro, e bevone da vincere il palio con le spugne; giuocatore poi—da mettere su lanzichenetto in mezzo alla brace accesa; nè qui si fermava; che possedeva certe altre taccherelle, le quali, voi capite Verdiana mia, che le si vogliono tacere honestatis causa, et caetera. Se il vecchio spigolistro tenesse il figliuolo allo stecchetto non importa dire, e se questi lo avesse in fastidio importa dire anche meno. Il figlio spiando il padre, un giorno lo vide entrare in camera, chiudersi dentro, e, messo l'occhio al foro della serratura, vide ancora com'egli aprisse la cassa, e vi riponesse dentro buona quantità di danari. Al giuocatore venivano a un punto i sudori caldi e freddi addosso: appena il vecchio uscì di casa, ecco quel tristo con suoi ferri e grimaldelli arrovellarsi intorno ai serrami; aperti che gli ebbe si empiva le tasche, e prestamente si allontanava, non senza però avere scritto prima sotto la cassa questa altra iscrizione «Resurrexit, et non est hic»[7]; e così il malvagio vecchio imparò a sue spese a profanare i testi del santo Evangelo.

—E fosse finita qui!, aggiunse la divota Verdiana; ma il peggio tocca di là, e pochi ci pensano…

—Sicuramente; e quando se ne avvedranno sarà tardi… Dunque voi persistete a sostenere, che ne manca una diecina…

—O dieci… o venti…

—Ora lo vedremo… Io tengo per fermo, che devano arrivare…

E sollevò la predella… Il danaro era sparito.

Don Cirillo rimase giù curvo della persona, con la predella sollevata, la testa e il collo volti verso Verdiana. Verdiana chiuse gli occhi, e allungò ambedue le braccia con le mani giunte sul capo a sesto acuto: parevano colpiti da catalessi. Così stettero lungo spazio di tempo, senza dire parola, senza battere palpebra. Una molto acerba battaglia si combattè nell'animo di don Cirillo mentre tenne curvata la persona. In quel turbinìo di passioni grande era il dolore della somma perduta, grandissima la maraviglia di vederla sparita, ma fuori di misura più grande il rimorso di averla accettata a condizioni sicuramente non pie. Don Cirillo raddrizzandosi lentamente, parve avere vissuto dieci anni in un minuto: però senza amarezza alcuna disse alla serva.