—Verdiana mia, voi siete stata profetessa.

—O meschina me! non avessi mai parlato…

—E adesso, che cosa ci avanza a fare?—domandò il Curato dandosi della palma aperta sopra la fronte.

—Rassegnarci ai voleri di Dio…

—Donna, voi avete parlato una savia parola.—Però, e notatelo bene, Verdiana, qui dentro non ci ha a vedere il demonio. Queste orme polverose per la casa, la finestra che dà su l'orto rotta, e il rumore che stanotte ci ha desti, chiariscono apertamente che qualche ladroncello del vicinato ci ha fatti tristi. Dio gli perdoni, e possano cotesti danari giovargli meglio che a me.

Ma oh! come l'affanno di queste povere creature toccò il limite estremo quando, scese nella stalla, non rinvennero più neanche Marco! Di quali pianti non risuonò la canonica, di quali disperati guai? Marco co' più dolci nomi chiamavano, Marco invocavano, Marco dal cielo con ardentissime preci e con supplici voti chiedevano, e i campi intorno si sentivano risuonare: Marco! Marco!

Si univa al lamentevole coro anche Giannicchio, il quale provandosi consolare quel supremo dolore si era adattata al collo la cavezza dell'Asino, e postosi davanti alla mangiatoia, proprio nel luogo già occupato da Marco, andava dicendo così:

—Don Cirillo non piangete, Verdiana mia asciugatevi le lacrime;—io vi terrò luogo di Marco, vi servirò come Marco. Reverendo, quando vorrete andare a Roma io vi porterò a cavalluccio su le spalle comodamente come Marco.

Un'angoscia cupa subentrò, come avviene, allo affanno clamoroso; nè sembra che le consolazioni di Giannicchio trovassero grazia presso don Cirillo, nè presso Verdiana. Non si parlò di mangiare: non già che Verdiana omettesse apparecchiare; ma nel servire a tavola il Curato di tratto in tratto voltava altrove la faccia per non mostrargli qualche lacrima, che suo malgrado le scappava dagli occhi. Don Cirillo guardava fisso il piatto, ma non toccava la vivanda; o se pure ne prendeva un boccone con la forchetta per recarselo alla bocca, appena aveva alzato il braccio lo riposava, e poi con un grosso sospiro rimoveva da se intatta la pietanza. Ah pur troppo è amaro a inghiottirsi il pane bagnato di pianto! Don Cirillo si levò, scese, e si mise a sedere sopra il muricciòlo a destra della porta di casa; e per fare qualchecosa, si pose con un bastoncello a segnare di linee il terreno. Si vedeva chiaro che cotesti erano moti puramente macchinali, e il suo pensiero galoppava le mille miglia lontano di là; ma o sia che la passione non abbia sede particolare, o sia che le membra conservino spontanee il moto che in loro impresse lo affetto, fatto sta, che le mani del curato tracciarono su l'arena il profilo di Marco. Verdiana sul muricciòlo a sinistra guardava le galline,—le guardava; ma con le mani in tasca non udiva la costoro petizione collettiva, che domandava il solito sussidio di grano turco. Giannicchio seduto sotto il pagliaio piangeva, e si sfogava col pane dandogli tali morsi da far temere anche pel pagliaio, caso che il pane non gli fosse bastato.

Il pensiero del prete dopo avere viaggiato per diverse regioni, si fermò finalmente su Giobbe: considerò innanzi tratto ch'egli non aveva moglie, e questo gli parve un primo argomento di consolazione; poi pensò che non aspettava amici, e conobbe, che se uno solo di quei di Giobbe, o il Temanita o il Suhita, gli fosse cascato addosso sarebbe bastato a farlo gittare a capo fitto nel pozzo: e finalmente la coscienza questa volta, sgombra da passione, discorrendo schietta e senza garbugli, gli dichiarava ch'egli aveva commesso peccato grave contro Dio, e che doveva ringraziarlo di cuore se lo sottoponeva a cotesta ammenda leggiera: onde si levò da sedere con volto mestamente sereno rimanendogli dentro una umiliazione, la quale se avessimo voluto decomporre nei suoi elementi avremmo trovato per lo appunto: che per un quarto vi entrava il rimorso della mala accettata moneta; per un altro quarto la vergogna delle parole scandalose adoperate con Verdiana, e per una buona metà il dolore della perdita del povero Marco.