E chiuso il pugno, abbassò il braccio con quanto aveva di forza: caso volle che colpisse in mezzo alla fronte Nerone, il quale col muso levato e gli occhi pronti seguitava i moti del suo signore. Il cane diè un balzo di furore, poi irruppe contro la porta, ne spalancò le imposte, e fuggì via sbuffando. Il Conte gli mosse dietro richiamandolo, non senza aver prima con un suo riso amaro osservato:
—Vedi, Marzio, s'ei fosse stato un figliuolo mi avrebbe morso!—
NOTE
[1] «La nostra pelle è divenuta bruna come un forno per l'arsura della fame.» Geremia Lamentaz. V. n. 10.
[2] «E Iddio separò la luce dalle tenebre.» Genes. C. I. n. 4.
CAPITOLO II.
IL PARRICIDIO.
……..tutta la Caina
Potrai cercare, e non troverai ombra
Degna più di esser messa in gelatina.
DANTE.
Marzio invitò il gentiluomo dal volto chiazzato di sangue a passare nello studio del Conte. Questi attendevalo in piedi; e tostochè lo vide, con bella leggiadria di maniere lo salutò dicendo:
—Benvenuto, Principe; in che cosa noi possiamo avvantaggiare le comodità vostre?