—Conte, ho da parlarvi; ma qui dentro vi è uno di troppo.
—Marzio ritirati.
Marzio, inclinata la persona, usciva. Il Principe, andatogli dietro, si assicura se avesse chiusa diligentemente la porta; tira la tenda, e poi si accosta al Conte, che, maravigliando non poco di coteste cautele, lo invita a sedere, e senza far motto attende ad ascoltarlo.
—Conte! sarà Catilina adesso, che incomincerà la sua orazione ex abrupto. Però io vi dico ad un tratto, che estimando meritamente voi uomo di cuore e di consiglio, di mente e di braccio, a voi mi rivolgo per l'una e per l'altro, e spero mi sarete cortese di ambedue.
—Parlate, Principe.
—La svergognata mia genitrice, incominciò costui con voce velata, vitupera con sozze opere la casa mia ed anche un poco la vostra, pel vincolo di parentela che passa fra le nostre due famiglie. La età, invece di spegnere, riarde le sue aride ossa di libidine infame. Lo usufrutto ampissimo che gode, per disposizione dello stolido mio padre, sperpera fra turpi drudi:—per tutta Roma ne corrono le pasquinate:—vedo lo scherno dipinto sopra i volti della gente:—dovunque passi mi feriscono detti oltraggiosi…. il mio sangue ribolle nelle vene… il male è a tal ridotto, che non patisce rimedio, tranne…. Or via, ditemi, Conte, che cosa io mi debba fare.
—La clarissima donna Costanza di Santa Croce! Ma lo pensate voi? Orsù; se voi fate per giuoco, io vi consiglio a torre per lo scherzo argomenti meglio dicevoli; se poi favellate da senno, allora, figliuolo mio, vi ammonisco a non lasciarvi andare alle tentazioni del demonio, il quale, come padre di menzogna, conturba le menti con immagini false….
—Conte, lasciamo il diavolo a casa sua. Io posso mostrarvi qui le prove manifeste, ed obbrobriose pur troppo.
—Vediamo.
—Udite. Essa mi abbandona, per così dire, annegato nella miseria, mentre con l'entrate di casa tira su fanti e staffieri, e uno stormo dei loro figliuoli, che si sono annidati nel palazzo peggio che rondini;—me dal suo cospetto bandisce;—di me non vuol sentire favellare;—di me, Conte, intendete, di me che non mi sarei dato un pensiero al mondo dei fatti suoi, se si fosse comportata come madre benemerita verso figlio benemerente. E, per palesarvi ogni cosa di un tratto, ieri sera giunse a cacciarmi via di casa—dal mio palazzo—dalla magione dei miei illustri antenati.