Il vento ne portava le parole.
PETRARCA, Sonetti
Beatrice tenne dietro a Marzio, il quale arrivato alla prigione di Olimpio lo chiamò a nome: non si sentendo rispondere, con molta ansietà gridava:
—Olimpio! Olimpio!
Una voce fioca rispose:
—Vattene via, malvagio traditore… liberami dalle tue tentazioni… mi acconcerò come potrò con Dio, per morire in pace…
Marzio schiuse la porta; e a tale debolezza era arrivato il masnadiere pel digiuno e per le tenebre, che il poco di lume della lanterna valse a ferirgli dolorosamente gli occhi, e a farlo traballare. Marzio lo sostenne, e lo indusse a bere alcun sorso di liquore cordiale, che aveva portato seco lui. Dopo brevi momenti di conforto riarse in Olimpio la rabbia della fame e della sete; come fiera si slanciò sul paniere, nè Marzio avrebbe potuto impedirlo s'egli non era ridotto in cotesto stato di debolezza. Marzio lo ammonì che se non faceva senno, scampato dal morire di fame lo avrebbe ucciso il cibo.
Beatrice attonita considerava il masnadiero, orribile a vedersi; imperciocchè i suoi lunghi capelli ingrommati gli pendessero giù dalle tempie come mignatte ripiene di sangue; il colore della faccia di bronzato era divenuto cenerino; le labbra nere; gli occhi verdi, e lucenti come vetro.
Riavutosi con discreta quantità di cibo e di bevanda, Olimpio così prese a favellare in mezzo al singhiozzo che lo assalse:
—Rinnegato! Cane di traditore! Marrano! Morire di fame, eh? Confessare senza corda non è di regola… il morto disseppellito ammazza il vivo: non m'importa… io voglio dire… bisogna che io mi sfoghi… Iniquo vecchio, tu volevi farmi tacere… lo capisco… ho ammazzato cinque per conto tuo—quattro di coltello, e l'ultimo, il falegname, bruciato… povero giovane!… bruciato come una talpa intrisa di acqua di ragia… Ah! ah! Requiem aeternam dona ei, Domine. E la sua moglie Angiolina?—Angiolo vero di nome e di fatto. Donna Luisa!—Santa Vergine, esaltatela voi!—Guarda te, se io sto propriamente giù in fondo del male!… ebbene; donna Luisa sta anche più su, in cima del bene.—Le fiamme della casa del falegname, il furto del curato, il ratto della Lucrezia—tutto commesso, tutto ordinato da lui;—io prestai la mano, egli la diresse:—infame mano! io ti taglierei, se non fosse la bocca che vuol mangiare. O bestie del campo, voi trovate da pascervi, noi no; quanti delitti per pane! La volpe aveva teso la tagliòla al lupo per mandarlo a dare dei calci al rovaio:—ora lo vedo espresso… tradimento di tradimento… partita doppia… bravo, per dio!—Ferito, inseguito dai mastini della corte, riparo qua dentro… allora il Conte disse: quest'uomo vuole essere nascosto; mettiamolo tre braccia sotto terra… meglio di così non può stare: ma bravo! E poi il Conte ha detto ancora: quest'uomo è cercato dalla giustizia; se fosse messo al martoro potrebbe pregiudicarsi con le sue confessioni; quando è morto, la corda non lo farà più parlare.—Marzio, da bere.—Non è egli uomo serviziato il Conte Cènci?—Per la Vergine sì.—Don Francesco, se questa è la ospitalità che riservate agli amici, e ai servitori vostri… in fè di Dio non vi scemeranno le entrate… no… da bere.
—Olimpio non affaticarti, taci; nudrisciti a bello agio… riposati… rifa' le forze… fra poche ore io verrò a levarti.