—Marzio; se io odio, ciò avviene perchè gli altri mi odiano; nè sopportare questa vita è lieve cosa, poichè, tranne te, tutti m'insidiano la vita, tutti agognano le mie sostanze. Io solo sto contro tutti; ma, come Orazio, non ho ponte dietro le spalle. I miei figli poi sopra gli altri mi abboniscono, spinti a questo da due ragioni, negli uomini potentissime: bisogno di vendetta, e cupidigia di averi. Una cosa m'inacerbisce, e consiste nelle forze che scemano, e nella perduta prestanza del corpo. È inutile dissimularlo; gli anni incominciano a pesare; onde io non vorrei ridarmi al caso del lione, che ebbe a sopportare i calci perfino dello asino. È prudenza uscire di teatro prima che spengano i lumi: ho deciso pertanto ritirarmi alla Rocca Petrella, feudo che possiedo su i confini del regno. Ne conosci le vie?

—Credo di sì. Si prende da Tivoli; e poi domandando si va a Roma, dice il proverbio.

—Domani, dunque, tu monterai a cavallo con nostre lettere pel castellano, e partirai per quella volta: colà, come persona pratica e sufficiente, tu invigilerai i lavori, che ordino per porre in assetto il castello; farai mettere nuovi serrami alle porte: intanto apparecchiami alcune stanze, e attendi a fare scomparire le tracce dello incendio…

—Incendio! dite voi? O che abbruciò la ròcca?

—I banditi, mentr'era poco guardata, me la saccheggiarono, ed arsero.
A quei tempi si riparava molto nei boschi circonvicini il signor Marco
Sciarra, e dove la sua banda passava ti so dire che non metteva più
erba…

—Ma io non udii mai che la banda del signor Marco ardesse, e guastasse…

—Accattai briga con uno dei suoi uomini per una follìa, che non meritava la spesa. Certa volta mi prese vaghezza di una villana, di una capraia, che so io?—Lo crederesti, Marzio? Costei ebbe ardimento di resistermi, e di minacciarmi la vendetta del suo marito. Siccome ella era devota della Beata Vergine dei dolori, io la resi simile affatto alla sua santa avvocata piantandole un coltello nel cuore. Il marito, o amante che fosse, prese la burla sul serio, e, aiutato dai compagni, mi fece il tiro di bruciarmi la ròcca.

—In verità egli ebbe torto. Al diavolo lo zotico, che non capiva l'onore che gli faceva un conte di contaminarsi con la sua villana.

—Ma!… tanto è, non la vogliono capire.—Orsù, mettiamo da banda queste freddure. Danari non importa che tu prenda teco; il castaldo deve avere riscosso a questa ora i canoni dei fittaiòli;—solo per amore mio porterai questo mantello, che ti dono; egli ti riparerà dalla guazza, dalla quale importa riguardarci bene.

—Eccellenza, un tabarro scarlatto trinato di oro, ma vi pare che sia abito conveniente per un povero vassallo come sono io?—E' mi parrebbe di fare la figura di uno dei re maghi.